È difficile mettersi nei panni di chi vuole esprimere qualcosa per come la vuole esprimere.
Nel senso, comunicare è realmente l’atto più difficile per ogni essere umano perché a prescindere da ciò che si voglia comunicare, si può incappare in: arroganza di pensiero, arroganza del ricettore, poca chiarezza del pensiero stesso, poca chiarezza da parte del ricettore che a questo punto diventa semplicemente un ricevente che in molti casi non assicura la condizione ricettiva.
Potrei poi parlare di varie condizioni durante la comunicazione: lo stato d’animo delle persone implicate nello scambio, lo stato di salute, la condizione economica, la nazione in cui si è vissuti, l’educazione ricevuta, guardate, seppur io scrivendo e leggendo, tento di rendere familiare a quante più persone un mio codice comunicativo, devo dire per onestà, che sarei già contento a volte, se il mio pensiero, più che comunicativo, fosse semplicemente ‘espressivo’, esprimesse cioè qualcosa, anche se non del tutto chiara, forse neppure a me, e spiego.
Che cosa intendo dire quando dico ‘forse neppure a me’: quando io penso, a meno che non si tratti di un pensiero di scambio immediato, un comando, una richiesta, facilmente il mio pensiero, potrebbe non essere circoscritto, o meglio, si potrebbe decidere di circoscriverlo nell’esatto punto da dove si potrebbe proseguire, perché narravano molti di quelli che ‘non ne hanno voluto sapere’, che il mare è infinito, ed è così, almeno rispetto al nostro pensiero.
Quando vedo quindi che con affanno si cerca di definire ‘chi ha descritto cosa’, in questo caso nei confronti della Bellezza Italiana, intesa come rappresentante del Bel Paese, intesa come Paesaggistica, intesa come ‘propria’, ebbene penso si debba ritornare a quell’atteggiamento descritto prima: un marinaio che guarda il mare, e senza cercare di capire nulla, prende coscienza onda dopo onda di una bellezza che c’è, in chi ha disegnato tutto questo.
Ora, come possiamo parlare di Bellezza Italiana senza parlare di Gusto? come possiamo parlare di Gusto senza arrivare all’Eleganza? come possiamo parlare di Eleganza senza parlare di Cultura? come possiamo parlare di Cultura senza parlare di Tradizione? E potrei continuare, in qualcosa che è intuibile, per alcuni, probabilmente per meno persone decifrabile, e per ancora meno persone ripetibile, foss’anche solo nell’arte del Silenzio, quello colto, quello sentito, quello colmo.
Ci si sforza quindi di voler parlare di Italia, ancora?
Ma l’Italia è qui, ed è sempre stata qui anche quando era lì, e sarà sempre qui anche quando sarà là: sono piene le biblioteche, piene e vuote, sono piene le campagne, piene e vuote, sono piene le case, piene e vuote, sono pieni i cimiteri, pieni e vuoti.
Questo siamo, questo siamo sempre stati, nella fretta del tempo non abbiamo mai pensato a godere di una giornata alla volta, sentendoci condannati al domani, ed invece la croce era ben più alta, perché portava una testa molto più vicina, quella dell’oggi, che pare non abbia avuto mai la corposità di una presenza coraggiosa, una sola, quella del soldato che poggia forte sull’attenti, che aveva un preciso significato, anche etimologico.
Fugge il tempo di chi vuol scrivere ma non vuol leggere, e si perde invece quello di chi peggio vuol solo parlare, dimenticandosi che non è la bocca fatta per il bello, ma gli occhi, quelli sono matite, gli occhi di Dio che hanno disegnato questo Paese, caduto in braccio a chi non ha mani per accarezzarlo, ma lui forte vive, di quel che è stato, di una robusta sofferenza, di un Genio, che tanto lo è stato perché ha saputo non dar retta alla mente, per concedersi al divino.
Ora che voi vogliate scriverne o parlarne, non cambierebbe nulla né in voi, né fuori, ma se voi un giorno imparaste solo a guardarla la Bellezza, allora si, potreste correre il rischio di elevarvi, fino a non fermarvi più.
Potete iniziare dall’Italia, volete iniziare dall’Italia?
Ebbene, fatelo pure, ma siatene degni, ricordate: è il Paese più bello del Mondo.
Giuseppe Percoco





