Trasmettere la bellezza per migliorare la società

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C’era una volta, come nelle migliori favole, un flusso di gentilezza è responsabilità che veniva chiamata educazione civica, e la si tramandava.

Sono appannati ormai i ricordi di molti visi, tutti diversi tra loro, ma che, nell’incontro con nuove generazioni, come per magia, sapevano diventare paterni, ancor prima che materni, e si assomigliavano, e come se si assomigliavano! 

La spinta sana di un Paese, verso ogni dove, indipendentemente dalla propria individuale personalità, stava e ancora dovrebbe stare, in un collante comune, chiamato impropriamente ‘interesse collettivo’, confuso spesso con l’interesse sociale, che forse è più una questione di amministrazione geo-politica.

Si sentiva forte, in ogni osservazione, rimprovero o insegnamento che fosse, nelle parole dei nonni, di padri e madri ad oggi non giovanissimi, parole che portavano implicitamente un qualcosa che doveva assolutamente essere inteso, oltre all’osservazione in se, ed era, ed è, sempre parallela al fatto in se, la considerazione degli altri, e da lì si partiva, con questo filo conduttore che accompagnava ogni singolo comportamento.

Non si può, per dirla in modo crudo, essere ‘cittadini di se’, o peggio per se: una società nasce da un buon senso che molte religioni, la maggior parte, hanno saputo racchiudere anche in frasi semplici e dirette, ma non hanno poi, saputo trasmettere.

Emergono nella vita fattori e fatti che escono ed entrano dalla propria condizione di percorso, anche puntuali nel presente, che non possono non considerare uno ‘sdoppiamento’ del proprio se che il più delle volte, dovrebbe tenersi lontano dal proprio io, proprio per evitare premesse e condizioni che hanno portato a questa mancanza di società che oggi è sotto gli occhi di tutti.

L’attenzione e la riflessione, come ingredienti primi di una civiltà superiore, portano e considerano non tanto lo scorrere del tempo, quanto il modo in cui questo tempo scorre, per dirla per ciò che è: la qualità del tempo: kairos.

Pensate a quanti ‘si sentono apposto’ con la società ed hanno la presunzione di poter parlare, semplicemente perché sono più anziani rispetto ad altri: ma il fatto di aver perso i capelli o di averli grigi, è mai stato per caso garanzia di sapienza? Anche un asino invecchia, il punto è osservare quell’asino dall’origine, e questo le società che ci hanno preceduto, lo avevano capito perfettamente.

Solo in quest’epoca si può pensare che la Grecia sia l’ultimo Paese in Europa: non serve perché non ha un Pil paragonabile a quello tedesco? E da qui, è lecito tutto, fino alle pazze condizioni di vita che stanno portando ad una condizione di stasi dell’uomo, sia dal punto di vista intellettivo che umano, che non vanno sempre di pari passo attenzione, di laureati oggi ne è pieno il Mondo, sono i Saggi che mancano.

Nulla e nessuno in questo giornale, mi impongono nel dire o scrivere ciò che penso, e allora la scrivo per come la vedo: solo gli italiani si possono permettere di essere degli straccioni nel Paese più ricco del Mondo, ed in modo perenne è rassegnato, e sapete perché? Perché non sono consapevoli del Paese in cui vivono, ignorano ogni singola possibilità, ogni singola bellezza che è sotto gli occhi di chi la testa non l’ha mai alzata, né per ambizione, né per dignità.

Siamo sequestrati da una visione economica del Mondo e ci hanno fatto credere, semplicemente per un fatto di inclusione mediatica, che anche noi pensiamo e viviamo secondo questi termini, ed è subito ‘smentibile’ questo pensiero, guardate: ogni Paese ha attraversato periodi di ‘più o meno ricchezza e più o meno povertà’, conosciamo un po’ tutti quelle 3 curve base di Economia I che evidenziano perfettamente la ciclicità del ‘movimento economico’, eppure, noi, e pochi altri Paesi riusciamo a stare in fasi negative, molto più di quello che le curve stesse prevedrebbero, perché?

E torno alla prima affermazione: perché non si insegna più educazione civica nelle scuole.

Non si trasmette bellezza, non si rende quindi consapevoli le persone della bellezza, e non si può da lì partire per migliorare, anche dal punto di vista economico: siamo sempre in fasi di emergenza, o no?

L’Italia vive perennemente in una sorta di scaramanzia popolare che vede gioire a fine giornata se non succede nulla: si può sognare in grande così? 

Si può abituare un popolo a pensare a grandi obiettivi con queste politiche che macinano sfiducia collettiva a favore di ‘furberie’ personali sempre più ricercate?

È bellezza questa? 

No. 

Ed è per questo che siamo sempre in emergenza.

La ricchezza, anche quella economica, viene a trovarci nel momento in cui ogni aspetto della propria vita, migliora in qualità, e migliorare in qualità, significa migliorare in consapevolezza.

Siamo sempre in affanno e ancora dobbiamo terminare un’ultima parte del Ponte Morandi, dobbiamo se per questo ancora scoprire un segreto militare chiamato Ustica, sconfiggere un nepotismo che non è affatto in frenata e tornare ad avere un senso comune che sia rotta collettiva.

Dai tempi che furono a noi è stata data una Ferrari (guarda caso Made in Italy), e noi passiamo la vita pensando di doverla attraversare con una zattera, e chi sta su una zattera mangia ciò che trova, si sporca e si affatica, ed è talmente preso da questa continua lotta con la sopravvivenza, che neppure sa, di essere in mare.

‘Esplodi Vesuvio e seppelliscili, ancora cantano nel 2022 i tifosi del Verona calcio’.

Andate a vedere che cos’è Napoli, e portateci pure Giulietta, che Romeo dorme.

Giuseppe Percoco

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