Quando le abitazioni sono più importanti degli abitanti

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Un tema sicuramente stimolante da approfondire e da sviluppare in tutte le sue articolazioni.

Soprattutto in tempi di Superbonus 110% in cui sembra che si possa intendere la manutenzione solo in termini murari e di telai e di tettoie.

Ora, se questo è sicuramente importante, altrettanto dovrebbe esserlo quello di affiancare ed accompagnare gli ospitanti di questi “contenitori ristrutturati”.

Noi oggi registriamo fornelli accesi di stufe che esplodono, caldaie di gas con fughe capaci di sventrare interi palazzi, solitudini senza un minimo di vigilanza almeno periodica, che verifichino lo stato di salute di questi “solitari” che sovente “vanno a fuoco” per cicche di sigaretta mal spenta, cittadini extracomunitari poco avvezzi con dispositivi di accensione e arresto dei rubinetti del gas o dell’elettricità e potrei andare avanti all’infinito.

Ciò che è opportuno, allora, sottolineare, è che “manutenzione” è un termine che deve porre in corrispondenza il fabbricato che viene ammodernato o restaurato con l’abitante che deve disporre nella necessaria stabilità mentale per gestirlo e, laddove questo mancasse, individuare quale sorvegliante (amministratore di sostegno) è adibito a supportarlo.

Tutto questo dimostra quanta arretratezza siamo costretti ancora a scontare riguardo alla “manutenzione della macchina Uomo” cui viene dato per scontato che sappia risolversi in autonomia riguardo ai suoi deficit ed alle sue lacune.

Se però, mi sia consentito, la capacità decisionale di stabilire che si è arrivati a “fine corsa” riguardo all’autonomia, dev’essere frutto di un intendimento che parta dal medesimo cervello non più in possesso di tutte le sue facoltà, come è possibile che si sappia chiedere soccorso al momento opportuno?

La verità che noi oggi scontiamo una grave inadeguatezza sul fronte dei servizi sociali, che rappresentano la “cenerentola” degli interventi delle istituzioni a supporto dei cittadini.

Allora assistiamo ad opere faraoniche di mirabile tecnologia pensate per un cittadino sempre più inadeguato e carente in termini di funzionalità del sistema nervoso (l’Italia è il Paese più anziano del Mondo dopo il Giappone).

Questo sta a dimostrare che il Paese Italia è sempre più concepito a “due velocità” e le progettazioni vengono compiute solo guardando i possibili consensi che se ne traggono. Quale forza politica, in effetti, penserebbe di venire ristorata in termini di voti se presentasse un progetto particolarmente oneroso come quello di pianificare una assistenza capillare a sostegno di tutta la “cittadinanza inadeguata”? 

Quali macro imprese trarrebbero da una simile mega azione a supporto del cittadino, quei proventi che invece affluirebbero nelle proprie tasche molto più agevolmente con la realizzazione di un ponte, di un tronco autostradale, di uno stadio, di un centro commerciale? 

Occorre sicuramente la presenza di un’Autority che rilevi l’importanza di una corrispondenza tra edilizia da manutenere e abitanti di quelle strutture, nel pieno possesso della capacità di gestirle, in grado quindi di contrastare fino a che è possibile, le malattie neurodegenerative dell’età avanzata che rappresentano il grave handicap di un Paese a recessione demografica e con una longevità mai conosciuta nel passato.

Ernesto Albanello

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