Quando il successo è “stupefacente”. Storie maledette di droga e canzoni.

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Drug addiction need help. Narcotics, message, old wooden floor.

Con il Festival di Sanremo appena concluso, siamo ancora tutti pervasi dalla magia che porta con sé. Abbiamo ascoltato la canzone di Mahmood e Blanco già centinaia di volte, la voce dolce e potente di Elisa ci è entrata nelle vene, i ritmi un po’ gipsy e neomelodici di Ana Mena continuano a risuonare nella testa, l’infinita dolcezza di Michele Bravi scalda il cuore.

Ogni anno il Festival è portatore di grandi emozioni. Dal dichiarare che una canzone non piace a non poter fare a meno di ascoltarla è un attimo. Perché si sa che le canzoni del Festival la prima volta che le si sente non piacciono mai, e poi non ci lasciano più.

Non vogliamo generalizzare, i gusti musicali variano di persona in persona e le emozioni che una canzone può trasmettere altrettanto. Ma sarete d’accordo con me che soprattutto negli ultimi anni il Festival ha vissuto un successo che nel corso del tempo aveva perso.

Non tutti i grandi protagonisti delle passate edizioni hanno ottenuto il successo sperato. Ma è anche capitato a livello internazionale che il successo è stato così tanto da non poterlo più reggere al punto tale da affidarsi a soluzioni non proprio amichevoli. Ci riferiamo ovviamente all’uso e abuso di sostanze stupefacenti alle quali, purtroppo, molti artisti affidano la propria vita. In maniera irrimediabilmente mortale anche.

Tanti sono i cantanti che ne sono stati affascinati e non ne sono più usciti. Ci riferiamo, ad esempio, ad Amy Winehouse, Kurt Cobain, Whitney Houston. Tre grandi nomi, tre incontri mortali.

L’incontro tra Amy Winehouse e la droga è avvenuto troppo presto. Il successo era tanto, ma la dipendenza da droga e alcol era più forte al punto tale da non riuscire neanche a cantare in pubblico. Durante un’esibizione, infatti, è dovuta scendere dal palco perché troppo ubriaca. Pochi mesi dopo questo episodio Amy è stata ripresa in un video a fumare crack. La vita della cantante è stata spezzata a soli 27 anni.

I 27 sembrano essere anni maledetti per le star della musica. A 27 anni, infatti, si è spento Kurt Cobain, leader dei Nirvana, dopo una vita all’insegna della dipendenza da eroina. La sua, però, è una storia particolare, tinta di giallo. Kurt è stato trovato morto nella sua camera da letto nel 1994 soltanto quale giorno dopo il presunto suicidio. L’autopsia ha rivelato che la morte è avvenuta per un colpo di fucile alla testa. Però, le tracce di eroina nel sangue erano così elevate che qualcuno ha insinuato che Kurt non sarebbe stato in grado di spararsi. Un mistero irrisolto. Courtney Love, la vedova del cantante, ha assunto anche un investigatore privato per venirne a capo. Ad oggi, però, l’ipotesi più accreditata resta quella del suicidio.

«Hollywood è un posto dove ti pagano migliaia di dollari per un bacio, e cinquanta centesimi per l’anima» ha detto una volta Marilyn Monroe.

Ma anche la vicina Beverly Hills non scherza.

Whitney Houston è un altro esempio di cantante famosa morta a causa delle sue dipendenze. La cantante, con una carriera splendida, nella vita privata, invece, ha dovuto superare parecchi episodi dolorosi tra cui un marito violento. All’età di 48 anni, nel 2012, Whitney si è spenta in una camera di albergo di Beverly Hills. A causa del lungo abuso di sostanze stupefacenti, il cuore della cantante non ha più retto.

Le dipendenze da droga hanno colpito inevitabilmente anche grandi nomi italiani. Vasco Rossi, Loredana Bertè e Gianluca Grignani, per citarne alcuni, sono caduti nella tela insidiosa del mostro.

Ma è quindi il troppo successo che porta a fare uso di sostanze?

Da un grande potere derivano grandi responsabilità.

Ma a volte, tanto più è grande il successo, tante più ombre vi si nascondono.

Chiudiamo con un estratto esplicativo e significativo del brano dei Pinguini Tattici Nucleari, “Gioventù brucata”. «La “Gioventù Brucata” è la gioventù ferma in un prato che non sa cos’altro fare se non brucare l’erba. Come dice la canzone che dà il titolo all’album, i nostri nonni si identificavano nella cosiddetta gioventù bruciata, quella dei ribelli senza un motivo. I nostri padri invece in quella bucata, quella delle droghe pesanti e delle morti per overdose. Mentre noi non sappiamo fare altro che brucare nell’attesa di essere definiti» come spiegano gli esponenti del gruppo.

«La paura di risultare volgare alle cene, l’intrinseco allarmismo
Perché non riuscite a capire che la bestemmia è panteismo
Vi hanno insegnato a lavare i panni sporchi in famiglia
E a lavar le famiglie sporche con panni pulitissimi
I vostri nonni gioventù bruciata,
I vostri padri gioventù bucata e voi
Gioventù brucata, yeah.»

Roberta Conforte

Drug addiction need help. Narcotics, message, old wooden floor.

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