Opportunità, sì. Ma non a tutti i costi.

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Opportunità. Quando guardo il mondo intorno a me, quando osservo le dinamiche dell’economia, della politica, della tecnologia, della società, io vedo opportunità. Non è questione di ottimismo, il mio è un approccio volontario e consapevole. Che sia in corso una crisi, che ci sia un apice di benessere diffuso o che il tempo scorra ordinario e lineare, voglio cercare le opportunità che, palesi o celate, si accompagnano ad ogni momento che passa, ad ogni fatto, atto e potenzialità che si manifesta, in qualunque ambito e settore.

Che sia l’umanità protagonista di un cambiamento o che sia l’ambiente a sollecitarlo, che ci sia una progettualità dietro ad una serie di accadimenti o che sia il caso o una serie di coincidenze ad aprire nuove strade e nuove porte, le opportunità sono là, pronte per essere colte. Questo è il mio punto di partenza. Dove si può arrivare, però, con questo approccio? Dove può spingere questo approccio?

Si è fatto, e si fa, un gran parlare di “approccio etico”. Alla finanza, al commercio e all’economia, all’ambiente, all’agricoltura e in molti altri settori. Aggiungiamo anche la tecnologia, in tutte le sue declinazioni, estensioni e implicazioni. Che cosa può comportare un approccio etico in campo tecnologico, digitale, informatico e informativo? Cos’è etico, soprattutto, qui e ora? Per fortuna, e a volte purtroppo, l’etica è qualcosa di vivo, variabile, instabile e va a toccare concetti filosofici complessi e spinosi. Definisce ciò che è giusto in contrapposizione a ciò che è sbagliato. Proprio per questo, però, non è univoca su tutti gli argomenti e in tutti i settori, in ogni parte del mondo, per tutte le persone e in tutte le culture. Una tecnologia etica potrebbe, ad esempio, essere una tecnologia sostenibile per l’uomo stesso, sia pure, di norma, appaia già destinata sempre e comunque a migliorare la vita dell’uomo. Sostenibile rispetto all’essenza stessa dell’essere umano, qualcosa che cioè non finisca per “snaturare” le persone, la loro umanità, la loro fisicità, le capacità mentali ed emozionali che ci rendono così “speciali”.

Se aggiungiamo questo aggettivo, etico, ad un modus operandi in qualunque ambito dell’attività umana, vuol dire che stiamo ponendo un limite, sia pure soggettivo o temporaneamente definito, non alle opportunità ma allo sfruttamento delle stesse. Vivere e lavorare cercando, dovunque, opportunità non vuol dire necessariamente sfruttarle, poi, senza limiti, senza condizioni, “a ogni costo”.

Ecco, è forse questa l’espressione che meno dovrebbe caratterizzare l’agire di persone, imprenditori, politici, istituzioni, ufficiali e ufficiose, e “filantropi” di ogni dove: “a ogni costo”. Porsi dei limiti, avere e condividere un’etica, rifiutare, con un atto di volontà, di essere sopraffatti da manie di grandezza e sindromi di onnipotenza, radiare dalla propria mentalità l’approccio del “costi quel che costi”: tutto questo potrà servire per non perdere la giusta rotta e non finire, miseramente schiantati al suolo, per aver osato oltre il dovuto alla ricerca di quella vanagloria che rese Icaro un imperituro monito per tutti gli uomini.

Giampiero Ledda

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