L’insostituibile necessità del ritmo lento

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I momenti di crisi sono spesso una grande opportunità per il cambiamento, per centrarsi meglio nel qui e ora. Ognuno di noi ha visto cambiare qualcosa, in meglio o in peggio, nella propria vita. L’importante è andare avanti, in questo percorso che si chiama “vita”.
Non so se sia meglio vivere in una grande città o in un borgo, ma sicuramente la pandemia da Covid 19 che stiamo vivendo ci ha fatto riscoprire dei ritmi diversi, meno frenetici, e ha portato molti di noi a tornare a vivere in campagna, nei borghi.

 
Per quanto mi riguarda la parola “Borgo” in me ha aperto una breccia nel cuore: io ci ho abitato in un borgo, e lì ho scritto queste pagine, tratte dal mio libro “Un altro giorno ancora… con te” Ed. Mondo Nuovo.
“La casa al colle: … L’ultimo anno lo abbiamo vissuto al Colle, per il tuo desiderio di vivere nel borgo, per riscoprire i ritmi lenti, per sederti fuori al balcone a guardare l’alba, per cenare da Ninì e fare due passi sul belvedere, prima di andare a dormire, per vivere in una casa da te voluta.
In quella casa ci siamo vissuti tutte le stagioni.

 
I colori e il dramma dell’Autunno, le foglie secche sotto i nostri passi tristi, la paura del futuro, la percezione della fragilità dell’essere umano, il viversi ogni giorno come un dono impagabile, il tuo dormirmi addosso tutta la notte, e lo svegliarti dolcemente al mattino con un bacio: Amore, la colazione è pronta! 
Il freddo dell’Inverno, il freddo di quelle notti sotto il piumone, di tutta quella neve sui gelsomini, di quel silenzio ovattato. Il rosso del Natale, delle tue rose, del mio vestito rosso da sposa, del buon vino, del camino sempre acceso a casa.

 
Il tempo passato a parlare, ad ascoltarci, le minestre calde mangiate davanti al fuoco scoppiettante, le candele accese fino a notte tarda. La ricerca del buono a tavola, la ritualità nel cucinare ed il tuo disordine ai fornelli.

Quell’ albero di Natale tolto che era quasi Pasqua, come per timore che non ci fosse un altro Natale.
La primavera con i suoi profumi, le passeggiate in campagna tra il verde dei prati ed il giallo dei fiori, le camminate in montagna, i bagni caldi, i libri letti abbracciati sotto il portico.
L’Estate con quel caldo immobile, quasi paralizzante, le domeniche in spiaggia, le gite fuori porta, i gatti che vennero a vivere con noi, i tuoi silenzi così carichi di significati, il tuo lasciare l’agenda, i tuoi occhi nei miei per sempre … Siamo stati una famiglia”. 
Ecco, per me la parola “Borgo” ha significato tutto questo. Ed oggi scrivo che forse in un appartamento in città le emozioni, i profumi, e soprattutto i ricordi non sarebbero stati gli stessi.

Anna De Antoni