Le dirette social allontanano i giovani dal voto

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Domani è il gran giorno. Domani tutti noi italiani saremo chiamati a votare per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. In un mare infinito di partiti ne eleggeremo uno che, al netto della legge elettorale attuale, sarà in grado di rappresentarci, o almeno questa è la speranza.

Il periodo precedente le elezioni è senza dubbio quello più focoso. Tutti s’improvvisano grandi esperti di politica, ovunque non si sente che parlare delle elezioni, di chi ha fatto la cosa giusta e di chi ha sbagliato, di chi è al potere e non dovrebbe più starci e viceversa. Ovunque. Nei bar, in metropolitana, sul posto di lavoro, al parco. E ci si infervora tantissimo. Gli anziani, poi, sono i migliori. Quando qualcuno inizia ad esporre un argomento che va contro il loro modo di pensare lo si capisce subito. Diventano rossi in viso, corrugano la fronte, si alzano in piedi scattando come molle ed iniziano ad inveire contro l’interlocutore.  Scene che rimangono impresse nella mente e che lasciano sempre divertiti gli spettatori. Ma ad un’analisi più attenta ci si rende conto che gli anziani che si infervorano oggi sui discorsi di politica, e non solo, erano i giovani che scendevano nelle piazze per manifestare il loro dissenso o lottare per il riconoscimento di importanti diritti, quali il voto alle donne. 

I giovani di oggi saranno mai minimamente paragonabili ai giovani di allora? Certo, non hanno il coraggio che avevano le vecchie generazioni di esporsi e sostenere ardentemente le proprie idee. Preferiscono un tweet o un post su Instagram o Facebook piuttosto che scendere in piazza. Portano avanti le loro battaglie tramite lo schermo freddo di uno smartphone. Per cui la domanda sorge spontanea, i giovani di oggi per chi voteranno domani? E soprattutto, andranno a votare?

C’è stato un tempo in cui il voto era veramente sentito come un diritto, in cui gli italiani volevano ardentemente votare, soprattutto le donne.

Oggi, invece, l’atteggiamento più diffuso, soprattutto tra gli under 25, è quello di astenersi dal voto.

Secondo i dati Istat, il 12,5% dei giovani appartenenti alla fascia d’età tra i 18 e i 24 anni partecipa attivamente alla vita politica. Sembrerebbe un dato allarmante. In realtà, sempre secondo i dati Istat, le generazioni più giovani risultano quelle più attive politicamente. 

I numeri, però, sono oggettivamente bassi. Sembra chiaro che la politica non sia più vista come la chiave di volta per un cambiamento vero, autentico, da parte della generazione del futuro.
Ed è qui che sta la grande differenza rispetto alle generazioni passate. Sembra che si stia verificando un progressivo distacco nei confronti della classe politica. 

Perché accade questo? Perché come popolo non ci si sente più rappresentati da chi regge le redini della nostra Nazione. Perché finché si continuerà a fare promesse impossibili da mantenere, la fiducia e l’interesse nella politica verranno sempre meno. Perché finché continueranno ad esserci sempre le solite facce, a prescindere dall’appartenenza politica, sempre loro, poco inclini a vedere la politica come una missione più che un lavoro remunerativo, sempre loro, che ogni tanto finiscono in prima pagina per aver combinato qualche pasticcio, sempre loro, sarà difficile coinvolgere quella grossa fetta della popolazione che oggi si mostra quasi del tutto disinteressata a partecipare alla vita politica. La verità, e questo gli italiani lo sanno bene, è che ci vorrebbe davvero una ventata d’aria fresca, anziché lo scirocco caldo che ha attanagliato per anni gli uffici di Roma. 

Un giovane, oggi, preferisce gustarsi una diretta del buon Fedez piuttosto che sentire le solite campagne politiche dove vince chi strilla di più. Probabilmente la nuova generazione ha intuito che la politica non è così gustosa, purtroppo. Ecco. Questo potrebbe spiegare perché i giovani si siano allontanati dalla politica.

Un’altra cosa è certa, finché si continuerà a dire “io non voto perché sono tutti uguali e non cambia mai nulla”, non si andrà mai incontro a un vero e proprio cambiamento. E questo cambiamento non può che partire dal singolo. Basta pensare che per le donne ci sono voluti anni di lotte per ottenere il diritto al voto. Non sprechiamoli per un dire comune. 

Quindi ragazzi, cosa si fa? Le urne sono aperte. Ci presenteremo o resteremo a casa per la prossima diretta dei Ferragnez? 

Roberta Conforte

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