L’arte libera la mente rendendo possibile il viaggio delle emozioni

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Si viaggia per arricchire il proprio bagaglio culturale, o semplicemente per staccare la spina per qualche giorno e divertirsi con i propri amici o i propri cari. Per qualunque motivo sia compiuto, il viaggio porta con sé l’alone di fascinazione e curiosità verso nuove mete da scoprire. 

E “viaggiare apre la mente” non è semplicemente un detto che circola. Viaggiare rende più consapevoli del fatto che esistano un quantitativo infinito di culture differenti dalla nostra, fa acquisire più fiducia nelle proprie capacità e permette di affrontare ogni situazione con uno spirito diverso, più risolutivo.

Il viaggio è sempre stato motivo di desiderio, di eccitazione. Anche e soprattutto per gli artisti.

Nel mondo dell’arte il viaggio ha sempre costituito una parte fondante della figura dell’artista: un artista viaggia per aggiornare il proprio stile, per via di una committenza, per arricchirsi spiritualmente. A partire dalla fine del Medioevo il viaggio nell’arte ha assunto un connotato di scambio: si scambiavano idee, stili, tecniche.

Con l’avvento del Grand Prix de Rome intorno al XVII secolo, che consisteva in una gara annuale il cui premio veniva assegnato a pittori, musicisti, architetti o scultori meritevoli di acquisire una formazione presso l’Accademia di Francia a Roma, si scatena maggiormente la fascinazione per il viaggio. Soggiornando in Italia, gli artisti avevano la possibilità di entrare in contatto diretto con i luoghi dell’arte italiana.  Ercolano e Pompei, quando vennero scoperte, diventarono meta obbligatoria per arricchire la propria conoscenza dell’arte classica. E fortunatamente il soggiorno in Italia di questi artisti è documentato dalle opere che hanno realizzato in loco che ci permettono di viaggiare nel tempo ed osservare con i loro occhi com’era il mondo nei secoli passati.

Uno dei grandi meriti dell’arte è proprio quello di dare la possibilità di viaggiare pur restando fermi.

Prendiamo ad esempio l’opera Terrazza del caffè la sera, eseguita nel 1888 da Vincent Van Gogh: tramite questo dipinto possiamo osservare la Place du Forum di Arles illuminata dalle stelle che brillavano in cielo 130 anni fa e dalle lampade a gas del locale sulla sinistra. Su una pedana di legno sono disposti tavolini tondi e sedie occupate da turisti e clienti abituali. I colori dominanti sono il blu ed il giallo. Un dipinto diverso da quelli ai quali siamo abituati pensando ad un artista come Van Gogh. Eppure, grazie a questo dipinto abbiamo una testimonianza di un locale con i suoi clienti ed i suoi tavolini di 130 anni fa.

Se il tema è quello del viaggio, non possiamo non annoverare Paul Gauguin, che con le sue opere ci ha fatto sognare le terre esotiche baciate dal sole della Polinesia, con le sue donne primitive pure e innocenti in primo piano. Un esempio è Donna che tiene un frutto del 1893 conservato oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. L’opera fa parte di una serie di tre dipinti che Gauguin realizzò durante il suo viaggio a Tahiti, dove si ritirò nel 1891 deciso a non tornare mai più, sdegnato con la società francese che sembrava non apprezzare la sua arte.

Un viaggio, il suo, non solo fisico quindi, ma anche mentale, per liberarsi dalle oppressioni della società in cui viveva.

Roberta Conforte

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