L’arte di uno chef, la forza della famiglia, la lungimiranza di una visione

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Scrivo questo articolo con emozione ed orgoglio: Niko è un amico per me, e mi sento autorizzata a scriverlo perché siamo diventati amici quando ancora non era il grande Chef stellato che è oggi, conosciuto in tutto il mondo.

Se è vero che l’abruzzese si distingue per il suo carattere forte e gentile, per la sua determinazione e costanza, allora Niko è un vero abruzzese, perché è proprio così.

La sua storia è nota ed è stata scritta già tante volte: Niko Romito è uno studente universitario quando il papà, improvvisamente viene a mancare, lasciando la pasticceria “Reale” a Rivisondoli. Niko e la sorella Cristiana decidono di lasciare aperta la pasticceria, di fare la stagione estiva, per poi tornare a Roma e continuare l’università. Quella che doveva essere una breve parentesi estiva diventa un progetto di vita e di lavoro. Niko lascia l’università e si avvia in quella che diventa la più grande e bella avventura della sua vita. Guardando le cose a ritroso è facile intravedere la genialità e lungimiranza del ragazzo di allora, ma –sinceramente- non so quanti al suo posto avrebbero lasciato la vita universitaria e mondana di Roma, un futuro sicuro, per tornare a Rivisondoli, piccolo paese di montagna, per re-inventarsi. 

La lettura deve andare necessariamente oltre, oltre le opportunità, oltre gli aspetti puramente materiali. La scelta va posta nel senso di famiglia e continuità, che ha portato il ragazzo di allora a proseguire sulle orme del padre per diventare l’uomo che è oggi.

Dalla piccola pasticceria di Rivisondoli nasce il ristorante “Reale”, dal Reale nasce un progetto futurista: “Casa Donna”, un relè con annesso il ristorante Reale e la scuola di formazione per Chef, a Castel di Sangro. Nel giro di pochi anni Niko brucia tutte le tappe: la prima stella Michelen, la seconda ed infine la terza, e poi tanti altri premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Nella sua cucina c’è una targa in rame: “Mamma ci devi credere”, gliela regalò la mamma, trascrivendo quello che Niko, da visionario, le diceva in tempi non sospetti, per gli altri ma non per lui!

Oggi Niko insieme a Bulgari ha aperto ristoranti in tutto il mondo, portando la sua storia, ma in fondo anche la storia di noi abruzzesi, in tutto il mondo. 

La sua grandezza è quella di aver sempre ricordato che la sana e buona alimentazione è per tutti: per chi vuole gustare una bomba dolce o salata camminando per strada, per chi vuole comprare del pane di solina, per chi vuole mangiare un piatto veloce al bancone per poi tornare al lavoro, per chi vuole provare una esperienza emozionale nel ristorante stellato, e non da ultimo per chi è ricoverato in un Ospedale: così nascono il bistrot  “Alt “,  il ristorante della sua scuola di formazione “Spazio”,  e il “Reale”, e non da ultimo il progetto con l’Ospedale “Cristo Re”.

Se scrivo di Niko non posso non scrivere di Cristiana, sua sorella, colei che ha sempre creduto in lui, che lo ha sempre supportato, il suo braccio destro. Cristiana gestisce e coordina tutta la squadra di Casa Donna e del Reale, è la base, il punto fermo di questo percorso in evoluzione. Perché “accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna!”.

La mia storia personale con Niko e Cristiana inizia circa vent’anni fa al Reale di Rivisondoli, per poi continuare nel ristorante “Ninì” di Montesilvano Colle, che lui aprì con il dott Nicola Salvatorelli: “Ni-nì” nacque proprio dalla iniziale dei loro nomi. 

Nel ricordo di Nicola, divenuto mio marito, prematuramente scomparso, ho scritto “Un altro giorno ancora… con te” (Ed. Mondo Nuovo) ed in questo articolo voglio condividere con voi, se vi fa piacere, alcune pagine: “371/999: l’unico panettone che Nicola avrebbe mangiato – così ho scritto a Niko dopo aver ricevuto in regalo questo panettone, nella scatola c’era un quadernino con le foto di Casadonna e di getto su di esso ho scritto: – Casadonna: questo posto l’ho visto nascere. A Casadonna ho fatto i primi passi su quelle pietre un po’ sconnesse, percependo l’energia, l’austerità, la tristezza ed il rigore di quello che era stato un Convento di Suore… 

Casadonna per me è un posto dove mi sento sempre emozionata e rispettosa della sua storia e della mia storia fra quelle mura. Oggi ci torno per insegnare i concetti della dieta alcalina ai giovani futuri chef della Niko Romito Formazione”. 

Queste ultime righe che scrivo sono le emozioni del mio matrimonio a Casadonna:” Ci fu un banchetto, come un giro di walzer. Tanti vassoi sfilarono nel salone, mentre gli invitati chiacchieravano in una allegra convivialità, chi sul divano, chi vicino al camino, chi ai tavolini, chi fuori al sole; con grazia ed eleganza, i camerieri, impeccabili nel loro abito scuro, portarono vassoi con bombe fritte al baccalà e pomodoro, polpettine di verza, pane con la farina di solina, ostriche e champagne, assoluto di cipolla, agnello fritto e tante altre prelibatezze. 

Scendemmo nel salone d’inverno, sui tavoli bianchi c’erano bellissimi centro-tavola di vetro, bacche rosse e candele accese. Fu servito il pranzo: baccalà mantecato al cucchiaio, brodo d’autunno speziato al the nero con i profumi del sottobosco e tortelli ripieni di crema di mandorle, stracotto al Montepulciano su crema di patate. Pura poesia. Dopo il pranzo risalimmo nel salone della cerimonia, avevano acceso le candele, il sole volgeva verso la montagna, dalle vetrate entrava la luce della sera, quella dell’imbrunire… Si era fatto buio, in cielo c’era un firmamento di stelle. Gli ospiti incominciarono ad andar via. Rimanemmo noi, Niko, Cristiana, Fabio, davanti al camino che lentamente si andava spegnendo… Rimanemmo ancora un po’ a parlare a bassa voce, con quella complicità ed intimità che di solito c’è fra chi rimane, quando finisce una festa”.

Caro Niko, 

per la tua forza e coerenza, per la tua gentilezza d’animo e sensibilità, per la tua capacità di ascoltare e di accogliere l’altro, per il tuo ingegno ed intelligenza, per la tua arte di chef, ti scrivo che ti stimo e ti voglio bene.

Anna De Antoni

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