Tra i più affascinanti e carismatici condottieri della storia di Roma colui che riuscì ad essere tutto e mai completamente ogni cosa. L’imperatore Adriano trascorse la sua vita in attività di ogni genere, poliedrico come pochi. Fu esperto militare, amministratore, letterato, pensatore greco, scrittore latino, raffinato cultore della lingua delle origini, dell’arcaismo enniano, e, infine, amante di ogni forma d’arte. La sua famiglia era originaria della città picena di Hatria, l’attuale Atri, comune abruzzese situato nel comprensorio delle Terre del Cerrano, ma si insediò a Italica subito dopo la sua fondazione per opera di Scipione l’africano. Adriano aveva il sogno, in parte realizzato, di unificare il mondo mediterraneo ed i paesi vicini in una grande società governata con la certezza del diritto. Ebbe il merito di coniugare il mondo romano con quello greco, proprio nel momento storico in cui l’Impero di Roma aveva compreso di essere la più grande potenza economico-politica mondiale. Fu in questo periodo che Roma, dopo aver inglobato la Grecia tra le sue province, iniziò a considerarla in maniera più obiettiva, riconoscendone la vasta eredità culturale perfettamente complementare alla sua, e andando così a costituire il fondamento di tutto il nostro pensiero occidentale. Dalle fonti antiche Adriano appare un personaggio vario e ricco di sfaccettature. Ogni storico romano tende a mostrare la versione dei fatti che più si confà al proprio orientamento politico. La pace e la stabilità politica furono i fondamentali obiettivi di governo dell’imperatore Adriano. A differenza di Traiano, Adriano condusse una politica estera difensiva e mirante alla sicurezza, rafforzata dal reclutamento militare regionale, che rese stanziali i reparti dell’esercito sui confini, formati dagli abitanti delle stesse regioni presidiate. Un esempio di questa politica difensiva è il Vallo Adrianeo una lunga muraglia fatta costruire per proteggere il confine settentrionale delle province britanniche. Questa politica dei confini garantirà all’Impero di Roma mezzo secolo di completa pace. Solo nel domare la nuova rivolta scoppiata in Giudea tra il 132 e il 135 Adriano fu spietato. La sollevazione fu infatti stroncata nel sangue e Gerusalemme fu punita con il cambio del nome, divenendo Elia Capitolina. Sul piano interno, Adriano si curò di migliorare l’amministrazione dello Stato e della giustizia: stabilì gradi e compensi nei pubblici uffici; fece redigere leggi comuni valide per tutti, al di là delle iniziative dei singoli magistrati. Tuttavia, il governo di Adriano non riscosse grandi consensi: non presso la plebe, per la quale egli era troppo raffinato, e neppure presso il senato, che giudicava eccessiva la “modernità” del principe e temibile il suo accentramento del potere. Adriano, infatti, rafforzò e organizzò in modo efficiente il consilium principis, il ristretto nucleo di esperti e consiglieri che collaboravano con lui: pur nel rispetto della tradizione senatoria, il perno attorno al quale ruotava lo Stato era più che mai il principato. Passò gli ultimi anni nella sua villa di Tivoli. Il suo corpo fu deposto nel grandioso mausoleo che si era fatto costruire, oggi Castel Sant’Angelo. Adriano teneva molto alla sua immagine e riusciva a trascorrere ore ed ore dal parrucchiere, fino a cambiare persino sette pettinature diverse, per via dell’insoddisfazione verso il suo aspetto fisico.
Elena Parmegiani





