La GDO e i bisogni organizzati

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Cosa è successo con la pandemia? Cosa immaginarci per il futuro?

Son passati già 2 anni dall’inizio della pandemia da Covid-19 ed il nostro modo di vivere, pensare, relazionarci, fare acquisti e cucinare è cambiato. È successo anche a te, ne sono sicura. A me sì. Allora riflettiamo insieme su quanto accaduto e su come gettare le basi per un futuro migliore.

E’nei momenti di crisi che avviene il cambiamento e la crescita personale, e questa crisi pandemica ce lo insegna.

La digitalizzazione rende più facile e veloce fare tutto, anche la spesa e addirittura cucinare. Ora con un click la cena ti arriva a casa. Infatti nella GDO si è assistito ad un incremento vertiginoso degli acquisti alimentari on line, dal 2,7 del 2018 al 15% di oggi, per poi arrivare, da una stima fatta, al 21% nel 2025!

Niente più fatica e perdita di tempo. E fin qui sembra tutto fantastico: c’è un sistema che fa la spesa, ce la consegna a casa, e addirittura cucina anche per te! Il problema sorge quando da pensatori liberi diventiamo schiavi del sistema, sistema che addirittura ci precede, dicendoci quali sono i nostri bisogni e come soddisfarli. Se tutto questo serve per ottimizzare i tempi ben venga, ma se serve per alienarci allora no, non ci sto.

Anch’io ho poco tempo per tutto: lavoro, famiglia, cane (alias Alice), amici, studio, sport, hobby, tempo libero, cucina, e non da ultimo riposo e ozio. La giornata dovrebbe essere di 48 ore per fare tutto e bene. E allora che fare? Bisogna dare delle priorità ed organizzarsi, gestire e non farsi gestire. Sembra facile, ma mi torna in mente quel giorno che mentre facevo pilates sul tappetino in sala, vedevo un film, leggevo un libro e giocavo con Alice: sembrava tutto normale, poi mi è venuto in mente di fare una telefonata e lì mi sono accorta che forse stavo facendo troppe cose insieme! In questa ottica la GDO è sicuramente un grande aiuto! Ma solo se la viviamo da protagonisti, senza diventarne dipendenti.

Se pensiamo alle nostre nonne, alla loro vita lenta, fatta di uncinetto e ricamo davanti al camino, di pasta ammassata a mano e di camicie inamidate, sembra tutto lontano anni luce. Oggi la vita scorre frenetica: fa parte del gioco. 

Ma con la Pandemia qualcosa è cambiato e, da inguaribile ottimista, voglio continuare a pensare che qualcosa di buono rimarrà, quando tutto questo finirà e si tornerà a dire: “Si stava meglio quando si stava peggio!”. Con la Pandemia abbiamo imparato a fare il pane e la pizza, anch’io l’ho fatto! Abbiamo stravolto le nostre abitudini, ci siamo stretti di più nella famiglia e negli affetti cari, e anche quando non abbiamo potuto stare insieme abbiamo compreso il valore di quella assenza, di quell’abbraccio mancato. Abbiamo imparato a fare economia dando valore alle cose essenziali: nelle spese e negli affetti. Ci siamo scoperti più fragili e vulnerabili nei sentimenti, ma anche più forti di fronte ai problemi veri della vita. Ci siamo interrogati sulla politica, sulle finanze, sulla fede: ci siamo messi in discussione. E se da una parte la GDO sembra averla vinta, dall’altra a me piace pensare che invece è ancora più bello fare la spesa al mercato, nel piccolo negozio vicino casa, scambiandosi un saluto, un segno di affetto, come nei paesi di una volta. L’altra sera mi serviva urgentemente il carica batteria del cellulare, era quasi orario di chiusura, sono entrata nel negozio: era deserto, anche fuori il piazzale era deserto, devo dire un po’ inquietante, alla cassa la commessa mi ha detto che ora molti comprano su internet, così abbiamo iniziato a chiacchierare e ci siamo ritrovate a parlare di cosa avremmo mangiato a cena,  salutandoci come se fossimo amiche. Prima non l’avevo mai fatto. Uscendo ho pensato che anche lei aveva una vita, era una persona, proprio come me!

Ognuno di noi deve trovare la sua dimensione ed il suo equilibrio, la vita va avanti, segue delle regole a volte non condivise, la storia ce lo insegna.

E se ci facciamo sopraffare dalla paura, dalla precarietà ed insicurezza, dal bisogno di omologarci, allora sì che avranno vinto loro, qualunque essi siano.

Dott.ssa Anna De Antoni

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