La cultura alimentare naviga sul mare

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Dodici anni fa in un caldo giugno romano, il Senato nell’ambito di una mozione per la salvaguardia della dieta mediterranea esordì dicendo “l’alimentazione rappresenta un terreno d’incontro, di dialogo, di scambio e di sviluppo, determinante per l’importanza culturale ed economica che riveste in ogni singola regione del mondo”.

Tante emozioni, tante idee, tanti concetti in una singola frase che incarna anni se non secoli di storia vissuta sulle coste e nelle acque del Mar Mediterraneo. Culla del genere umano a cui tanto dobbiamo…

Alcuni studi dimostrano che il novanta percento del commercio mondiale avviene grazie al trasporto marittimo, di questo viaggia sui mari circa il settanta percento del commercio alimentare…il resto è filiera corta. 

In questi anni abbiamo avviato la valorizzazione del cibo a chilometro zero, o meglio visto che stiamo parlando di mare, a miglio zero ma come ha influito la navigazione nella cultura enogastronomica che noi oggi conosciamo?

Il cibo è, ormai, considerato uno degli elementi più importanti di diffusione e conoscenza di civiltà straniere. Mezzo di diffusione di cultura trasversale capace di abbattere le differenze linguistiche e comportamentali. Proprio il clima docile e la fertilità delle proprie terre ha reso il Mediterraneo la culla delle civiltà. Qui nasce una prima tradizione alimentare quella romana che in parallelo a quella greca lega le proprie tradizioni su tra alimenti basilari: il pane, il vino e l’olio…poi è arrivata la contaminazione germanica dal profumo di foresta e incentrata sulla pastorizia, per non parlare di quella proveniente dall’Africa e dall’Oriente dal sapor di caffè e di spezie.

Gli alimenti vengono portati via mare, e i porti diventano le porte che abbracciano nuove culture, nuovi sapori e nuove cucine. Questo accade nel passato e si rinnova con grandi navigazioni che ad Est ci avvicinano all’India e alla Cina e ad Ovest alle Americhe con l’introduzione del pomodoro o della patata, ormai diventati elementi fondanti delle nostre tradizioni nazionali.

Il Mare che unisce, che confonde sapori e profumi e che fa incontrare popoli diversi con culture, lingue e tradizioni alle volte agli antipodi, ma chi vive i porti sa che in tali contesti, come sul mare, le differenze si vanno ad elidere perché chi arriva è scampato al mare alla navigazione. Proprio allora, tra la gente di mare, si creano intese particolari nelle quali le distanze si accorciano e lasciano il posto ai sorrisi ed alle narrazioni di avventure talvolta fantasiose ma che ci sanno riempir di sogni.

Avv. Antonio Bufalari

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