La differenza abissale tra parlare e conoscere

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Parlando di saperi e soffermandomi sulla conoscenza son convinto che la stessa non ci appartenga, o meglio sia appannaggio di pochi, il resto è una tendenza umana a voler scoprir cose, nozioni, fatti e azioni, per una sete antropologica di sapere. Cosa, non si sa…

Tale tendenza nella società di massa si è amplificata in modo del tutto anomalo e l’uomo comune ha avuto la possibilità, data dagli strumenti social che ci appartengono, di poter esternar in modo del tutto arbitrario il proprio sapere, le nozioni apprese senza alcun criterio di competenza e contestualizzazione.

Da un lato, da uomo libero questo mi piace. L’estrema libertà di poter parlar di tutto, quando e dove si vuole dimostra l’ampia libertà di cui godiamo, a quanto dicano i complottisti di turno.

Dall’altro, però, vorrei che tale libertà fosse accompagnata da una società che sappia non dar credito al primo che parla e che basi le proprie conoscenze comuni solo in base ad opinioni e considerazioni di chi quella materia la tratta e la conosca, veramente.

Il sapere, infatti, non si improvvisa e lo “studioso” sa che il proprio sapere non gli appartiene mai, ma è un continuo applicarsi. Ciò detto, bisognerebbe sempre affidarsi a chi almeno quel Sapere, quello vero con la S maiuscola, tenti di conoscerlo, di approfondirlo e di applicarlo…che siano professionisti, artigiani, professori, medici o avvocati…bisognerebbe tornar ad aver più umiltà e competenza, certezza delle fonti, perché poi i danni, si sentono!

Avv Antonio Bufalari

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