La Costituzione in primo piano
Mai come ora l’Italia sta vivendo un periodo travagliato per non scrivere drammatico. E mentre i valzer di schieramenti dei nostri politici si alternano a ritmi ora più virtuosi e poi più soft, il popolo elettore italiano continua ad essere martellato dai media stampa e radiotelevisvi a spron battuto. L’appuntamento con le elezioni politiche fissato per il prossimo 25 settembre rappresenta l’occasione non solo per fare il punto sulla politica di casa nostra, bensì l’opportunità da rendere al futuro governo di fare debite riflessioni e responsabilizzarlo sulle molteplici questioni generali da sistemare. Sul piatto istituzionale verte la riforma della costituzione. Facendo brevemente un excursus storico, con il termine del ventennio fascista venne dismesso il codice Rocco al quale susseguì la nuova costituzione italiana varata il primo gennaio del 1948.
Se in essa vennero scritti principi fondamentali soprattutto in ossequio alla democrazia è pur vero che oggigiorno risulta essere obsoleta e quindi da rimodellare. E questo perché dapprima il sistema di vita non poteva giocoforza prevedere soprattutto esigenze ed altro che oggi si rivelano necessariamente da risolvere. Ad esempio, il sempre più accentuato fenomeno della globalizzazione multietnica è un nodo piuttosto spinoso che richiede d’essere amministrato peculiarmente. I costanti flussi migratori abbisognerebbero di maggiori controlli e più senso di responsabilità da parte delle istituzioni. Senza assolutamente fare di tutta l’erba un fascio detto fenomeno si rivela un’immensa sorgente delinquenziale. Non c’è luogo nazionale italico in cui non si assista quotidianamente a fatti criminali che quasi sempre rimangono impuniti. E qua la riforma codicistica dovrebbe intervenire con misure cautelari più consone ed incisive.
Un’altra gravosa tematica è data dall’occupazione lavorativa. Ci sono coloro che cercano disperatamente ovunque accettando qualsiasi tipo di contratto o addirittura accettando un accordo in ‘nero’ mentre altri si accontentano del reddito di cittadinanza magari svolgendo ‘lavoretti’ sempre in nero ed ancora persone che si arrabattano a più non posso che probabilmente per loro l’agognata pensione rimarrà solo un miraggio, o se vuole una chimera. Un’altra amara ciliegina sulla torta si rispecchia nel carovita sia famigliare che imprenditoriale. I costi fin troppo esosi delle materie prime mette al collasso migliaia di industrie ed imprese che loro malgrado si trovano nella disperata situazione atta a chiudere i battenti con i relativi licenziamenti del personale dipendente.
Con la spasmodica guerra in Ucraina assistiamo ad altalenanti prese di posizione che volutamente non trovano una definitiva soluzione e quindi ci troviamo sempre a fare i conti con ogni tipo d’emergenza. Al cospetto di tutto ciò, il nuovo governo sarà chiamato per cercare di dipanare queste gravose questioni che, mai come prima, si aggiungono alla drammatica realtà ambientale. Va da se che non sarà semplice far ritornare le nostre aspettative nella norma. Piuttosto che fare promesse anticipate è bene dare all’opinione pubblica le garanzie d’impegno sociale e costruttivo.
Gian Luca Padovani





