Una volta al mese o una volta ogni due mesi, a seconda dei casi, accade che guardando il telefono o la cassetta della posta i batti accelerino, la sudorazione aumenti, le gambe tremino ed un brivido corra lungo tutta la schiena.
No, non è l’invito all’ennesimo matrimonio che fa scatenare questa reazione (anche se effettivamente la spesa da affrontare potrebbe essere paragonata al pari di quella necessaria per partecipare ad un matrimonio). E non è neanche un brutto messaggio della nostra dolce metà a far impallidire e rabbrividire, anche perché riceverlo ogni due mesi sarebbe preoccupante.
Non sono questi i messaggi che fanno trafelare, ma la ricezione della bolletta di luce e gas.
Sì, lo so, avreste preferito un invito ad un matrimonio o una straziante lettera di addio piuttosto che ricevere una salatissima bolletta. Eppure è un argomento caro a molte persone (spero abbiate colto l’ironia).
Dal 1 gennaio 2022 si sono verificati notevoli rincari sulle bollette di luce e gas: l’energia elettrica è aumentata del 55%, mentre il gas del 41%.
Secondo quanto rivelato dall’Arera, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, «pur con gli interventi straordinari da parte del Governo, nel primo trimestre 2022 sul primo trimestre 2021 si è registrato un aumento del 131% per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per quello del gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse)».
Questo è avvenuto perché la domanda di materie prime, ovvero luce e gas, è raddoppiata rispetto agli anni passati e le motivazioni sono molteplici. In primis va detto che la produzione di gas durante la pandemia si è fermata e dal momento che l’energia risultava meno necessaria, il prezzo è crollato. Una volta che le attività economiche hanno riaperto, è stato necessario evadere gli ordini arretrati accumulati durante un anno e mezzo di stop degli impianti.
Anche la situazione climatica non è stata favorevole: lo scorso anno da una calda estate si è passati ad un inverno piuttosto rigido e ciò ha comportato un ripristino decisamente più lento delle scorte di gas naturale durante il periodo caldo e un consumo notevolmente più alto durante i mesi freddi.
Inoltre il gas che consumiamo in parte proviene dalla Russia, che in seguito allo scoppio della pandemia, ha deciso di chiudere le frontiere.
E, ciliegina sulla torta, si è verificato un aumento dei prezzi di emissione di CO2, ovvero il costo che le aziende devono pagare per poter emettere CO2, che è passato da 33€ per tonnellata prodotta a ben 79€ per tonnellata.
Purtroppo in Italia il 42% del consumo totale di energia è prodotto con il gas e soltanto l’11% del consumo energetico totale proviene da fonti rinnovabili, contro il 18% della Germania e il 17% del Regno Unito.
Ma cosa sono queste fonti rinnovabili? È l’elettricità prodotta con tutte le fonti alternative rispetto ai tradizionali combustibili fossili, petrolio, carbone, oli combustibili, pet coke, e quindi quella che si trova nel sole, nel vento e nell’acqua. Si chiamano “fonti rinnovabili” perché si rinnovano in natura senza esaurirsi, al contrario dei combustibili fossili.
Stando al Piano nazionale integrato energia e Clima 2030 presentato a gennaio 2020, il governo si è dato l’obiettivo di incrementare, in aggiunta agli impianti fotovoltaici già installati, la produzione energetica da fonti rinnovabili di 60 GW nei prossimi tre anni.
Perché investire nella produzione di fonti rinnovabili? Entro il 2050 vedremo triplicare le somme investite in rinnovabili, mentre quelle relative ai combustibili fossili si ridurranno di un terzo.
Il solare fotovoltaico (16% dell’offerta energetica mondiale) e l’eolico (12%) cresceranno fino a diventare tra i più significativi tra le fonti rinnovabili e insieme arriveranno a soddisfare la maggior parte della nuova domanda di energia elettrica.
Investire in un futuro più green è, quindi, possibile e necessario.
Roberta Conforte





