Intervista a Marco Appicciafuoco
Immagino l’uomo come figlio della natura, che procede e in essa si immette fondendosi con ogni elemento che incontra sui suoi passi. Uomo e natura sono una cosa sola, fusi nella liquidità che li avvolge e li compenetra rendendoli un tutt’uno. La natura ha subito, dall’origine, innumerevoli mutamenti così come l’umanità, le cose, i materiali, la stessa terra che oggi soffre di una opprimente pressione a causa del surriscaldamento globale.
Se pensassimo che noi e quella superficie devastata siamo una cosa sola forse riusciremmo a comprendere che ci stiamo autoflagellando.
Il legame con la terra, la riscoperta delle radici locali e popolari si esprime nell’arte con la Transavanguardia italiana, una corrente artistica nata negli anni ‘70 alla quale più volte è stato fatto riferimento dalla critica citando Marco Appicciafuoco.
Artista che nasce a Teramo nel 1970, si diploma presso Istituto Statale d’Arte F. A. Grue di Castelli e a livello universitario, matura il grado più elevato dell’alta formazione artistica presso l’Accademia di belle Arti dell’Aquila. Partecipa a diverse esposizioni, personali e collettive, nazionali e internazionali e collabora con autori come: Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Sandro Chia e Enzo Cucchi, di seguito conosce Ettore Sottsass, Johanna Grawunder e così via ricevendo consensi, premi e riconoscimenti professionali. Degna di nota la vicinanza intellettuale con l’artista tedesco Joseph Beuys, che ha visto nel 2015 il segnale stabile dell’artista all’interno della piantagione Paradise di Beuys a Bolognano. Molto importante è da ritenere la Sua lunga permanenza a Castelli (Te).
Marco, ci racconta dei suoi disegni denominati Sealed Draw? Qual è il messaggio che portano attraverso i tratti che non si incontrano mai?
“Sealed Draw, è un progetto particolare, in cui le normali caratteristiche del disegno sono sovvertite, ma mai messe in discussione, per questo li ho sigillati con la plastica, insomma ho stravolto la mia naturale attitudine al disegno , i Sealed Draw rasentano i limiti della Scultura, tutti insieme sono stati una buona installazione, è nel singolo, nella ritmicità dei segni tutti paralleli, come confluire ad un’unica meta, e come divergenti nella lettura complessiva dell’intero insieme, ” S. D.” rivelano un ideale risposta al contemporaneo quesito quantistico.
Questa per me è stata una occasione di sfogo grafico, di scarico, vissuta come parentesi distensiva, Essi sono il risultato di un’azione fisica (solita nell’attività di scultore), perché ad essere interessate non sono solo le dita o i polsi, ma anche il gomito, nei formati più grandi anche la spalla, la spina dorsale, e lo ho chiamato appunto action-draw. Ho affrontato i fogli quadrettati con la penna nera ultra-fine e una certa auto-disposizione medianica. Ho speso e incontrato Energie, nuovi Orizzonti quasi inaspettati, così facendo mi sono ri-sentito meglio, come individuo libero e appartenente solo alla Natura, in totale sintonia con essa.”
La sua è un’arte di ricerca e sperimentazione, quali sono i materiali che le portano ispirazione dai quali trae le emozioni necessarie alla creazione?
“Ho sempre tratto ispirazione dal vissuto, dall’Attualità, come mosso da una Naturale spinta interiore.
Ai Materiali chiedo complicità, collaborazione e insieme con essi, ottengo il Mio coerente scopo Iconografico, utile ad affermare la mia solita volontà o cifra stilistica. Una personale curiosità, mi ha sempre spinto ad interagire e confrontarmi con diversi materiali, tali sono stati Legni, Pietre, Vetro, Argilla, Acciaio, Luce ed altri ancora, e su di essi ho agito spesso per mezzo di sollecitazioni, reazioni.
Ho studiato, le loro differenti Resilienze materiche e fisiche convincendoli così, ad esser parte integrante dei miei lavori, delle mie caratteristiche, delle mie idee.
Conoscere i materiali, e le loro molteplici caratteristiche, è un gran bel patrimonio ci concede, libertà d’impiego e risultati entusiasmanti.”
Nelle sue sculture e installazioni come riesce a creare la connessione tra l’esistenza umana, gli elementi naturali e quelli artificiali?
“Nelle mie Sculture, uso appunto creare equilibri tra differenti materiali, di Origine Organica, Sintetica ed anche Eterea come la luce.
L’Argilla; dei materiali che uso è quello che più di tutti riesce a raccontare meglio, la storia dell’uomo che si tramanda ancora oggi; dai primi caratteri cuneiformi impressi (sulle tavolette d’Argilla) ad Ebla (III millennio a. C.), fino ad arrivare agli attuali microchip e alle terre rare, elementi questi che vanno sempre messi in correlazione con altri. Metodi tecnici che spesso vanno a coincidere, con la fisica, la filosofia, la sociologia, matematica, chimica sta all’Arte intuirlo.”
In quale modo le sue opere parlano e cosa ci stanno dicendo?
“Nelle mie Sculture e nel loro equilibrio di materiali, uso da sempre mettere al centro importanti riflessioni, come i Valori primigeni e inconfutabili, che interessano l’Ambiente e l’Umanità, per questo spesso le ho supportate dall’inossidabilità dell’acciaio, quindi; l’argilla, come l’uomo e la sua esperienza che si riflette nell’alterità del progresso, e sulla trasparenza del vetro, liquido come l’acqua che con la Luce, contribuisce alla Vita e ne afferma gli auspici di sviluppo, procedere consapevolmente in modo equilibrato, sano e meglio di come lo avessimo fatto fino ad ora.”
Siamo esseri fatti di terra, aria, vento, luce, fuoco, discendenti della polvere usata per la creazione dell’Adam, la stessa polvere che calpestiamo e respiriamo che poi diventa pietra, roccia, sabbia, argilla. Gli stessi elementi accarezzati dal vento, bagnati dall’acqua e illuminati dalla luce. Preservare il suolo significa difendere il nostro corpo, poiché l’uno non si discosta dall’altro. Arte ribelle che descrive un tesoro, quello che si va sperperando per incuria e, come un bimbo appena nato, va difeso, conservato, valorizzato.
Marco Appicciafuoco lo urla in ogni sua opera, per far arrivare la voce più lontano.
L’ amore per la sua terra è un legame indissolubile che infonde forza e volontà, sentimenti che emergono da ogni forma, elemento, segno, e rappresentano tutto l’impeto di quel grido.
“… allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi)
Maria Zaccagnini





