“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” Pablo Picasso
Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo la necessità di esprimere qualcosa che è dentro di noi ma che non riusciamo a tirare fuori per via di paure, contraddizioni, mancanza di fiducia. Fare cose con le mani è terapeutico quando si è concentrati nel fare quella cosa e basta, lavorare con le mani e far nascere un’idea, un progetto, un oggetto, una musica, un manufatto, un’opera. L’espressione artistica personale rivela capacità e sensazioni proprie dell’individuo che realizza qualsiasi cosa gli dia soddisfazione e nella quale si può compiacere. Creare è questo, dare vita, far emergere una parte nascosta di noi che, qualche volta, non sapevamo nemmeno ci fosse. Quindi generare forme, sinuosità, scene, colori, mettere insieme e farle vivere, in un crescendo di emozioni, un pathos che diventa vortice emozionale.
L’arte è come un grande albero con infiniti rami, ognuno protende verso la luce e si rigenera ad ogni primavera, classificarla sarebbe come tagliare quei rami che invece hanno bisogno di estendersi sempre di più in tutta la loro bellezza.
Le opere artistiche in digitale di Mariano Ferri, alias “Il Santo Baro”, appaiono come flash di vita, colorate e non, esprimono l’urgenza di dichiarare uno stato d’animo, raccontare una storia, denunciare un fatto. Il segno scivola sulle superfici evidenti e intense e va a collocarsi dove è necessario, niente è lasciato al caso ma ogni tratto ha il suo specifico significato. Istantanee di esistenza passata e presente, che l’artista desidera immortalare a per fermare il tempo e la velocità, come lui stesso dichiara, per capire e far riflettere rispetto a temi forti come la guerra, il nazismo, le discriminazioni, ma anche l’amore e la vita. Variopinte ricorrenti farfalle svolazzano qua e là, escono quasi dalle immagini, volano via e poi tornano lasciando una scia di cangiante bellezza. Cherubini e bambini frequenti abitanti delle scene, si collocano in ambienti vari, reali o surreali, con impatto sentimentale notevole.
L’arte è anche introspezione e nella sua si evince un certo bisogno di condivisione delle emozioni. Come è nato?
Premetto che da quando son piccolo o comunque da quando ho ricordi che scarabocchio libri e quaderni con disegni geometrici sempre diversi. L’esigenza, perché di questo si tratta, di tirare fuori le mie emozioni più profonde e quindi provare a disegnarle, è nata proprio come un’introspezione in un momento particolare e mi è servita da autoanalisi, cioè, nel disegno che realizzavo riuscivo a vedere una parte di me o delle mie esigenze che non riuscivo altrimenti a focalizzare.
A mio avviso l’Arte nasce come Necessità di condivisione delle proprie emozioni da parte dell’individuo.
A volte quello che si ha dentro, in termini di emozioni è “troppo” da sopportare, quindi ci si “alleggerisce” buttando fuori tutto, che poi questa azione avvenga attraverso la pittura, scultura, musica, o espressioni artistiche più moderne come possono risultare l’arte digitale, graffiti, video, non ha importanza; l’importante è il messaggio e che l’emozione che si voglia condividere generi a sua volta spunti di riflessione. Pensare che una mia opera, in cui ho fissato emozioni intime o riflessioni sulla società moderna, possa generare un’emozione o spunto di riflessione, anche fosse in un singolo individuo, mi rende felice; ed è questo il motivo principale per il quale continuo a creare e condividere i miei scarabocchi.
Perché ha scelto l’arte digitale?
Più che scegliere, è l’unico modo che conoscevo, non essendo un pittore e non avendone la tecnica.
Ho cominciato usando i programmi di disegno che avevo appreso nel corso degli studi e lavoro, come Autocad e Photoshop, ma da un paio d’anni per la maggior parte delle opere uso una tavola grafica.
Molte sue opere contengono incursioni di colore nel bianco e nero, qual è il messaggio?
L’Arte è un modo di comunicare, al pari del linguaggio orale o scritto.
Attraverso la parola o la scrittura, volendo esporre una nostra opinione e volendo porre l’attenzione dell’interlocutore su un determinato aspetto, si usano paradossi, contrasti, iperboli, ossimori, e lo stesso cerco di fare attraverso le mie rappresentazioni con incursioni di colore nel nero, nel bianco, e nelle ombre.
Pensa che il sogno, attraverso l’arte, possa fermare il tempo e la velocità o li rallenti soltanto?
Penso che l’Arte in genere, nelle sue varie espressioni, renda eterna un’emozione, facendola diventare materia, io personalmente “Disegno scarabocchi come fossero istantanee di emozioni, per fermare il Tempo e la Velocità, perché sono un sognatore.”
Non ho mai cercato sicurezze, sono sempre andato dove il cuore mi ha guidato, un po’ come i vecchi marinai con le stelle.
Ho sempre cercato di seguire il consiglio di Italo Calvino di “Prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
Visto che è un sognatore, qual è il suo sogno?
Un mondo senza Leggi scritte, dove basti l’empatia fra gli individui e ognuno non faccia all’altro cio che non voglia sia fatto a se stesso.
Perché Il Santo Baro?
Non credo nei cavalieri senza macchia, credo nelle persone che hanno sbagliato e peccato e pianto per il male fatto e subito, perché nessuno è sempre stato solo vittima o carnefice, ma alla fine del percorso hanno riflettuto e metabolizzato con intelligenza critica e sono diventate persone migliori.
Il santo baro è una persona discreta, che invita a leggere tra le righe i messaggi che chiama “scarabocchi”, a volte cifrati, ma perlopiù evidenti, spalma sulle superfici ogni emozione senza remore o ripensamento. Miti, eroi, personaggi intramontabili o immaginari, vivono dentro le sue opere creative dando respiro a immagini provenienti dall’anima.
“L’espressione di un artista è la sua anima resa manifesta.” Bruce Lee
Maria Zaccagnini





