Tra guerra e pandemia l’importante è essere presenti a noi stessi

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Quell’ormai storico 10 marzo, giorno in cui il Presidente del Consiglio in carica Giuseppe Conte si sedeva scomodo ad ora di cena a tavola delle Famiglie italiane, è, e rimane, l’avvio di una direzione sempre più chiara a livello globale.

Si, c’era stata una parvenza di ripresa, economica, di riavvio ad una, più che vissuta, ‘raccontata’ normalità, ma a ben vedere, non è mai stato così.

È di pochi giorni fa il secondo, ma ormai ennesimo annuncio, di una nuova pandemia che non ha fatto altro che rafforzare paure ed incertezze di una prima pandemia che ormai pare sarà una ‘tranquilla convivenza’, con cui gli italiani ed il Mondo intero, si sono e si dovranno abituare a vivere, come un presente a cui non avremmo mai voluto assistere, eppure pare ci tocchi.

Non che sia la prima nel Mondo, anzi, ma la guerra quando non si è abituati, quando si vive nei limiti del possibile una vita sociale che permette di stare relativamente tranquilli sotto molti punti di vista, costa, e costa anzitutto in dispiacere, perché, chi in linea di principio potrebbe mai pronunciarsi ‘a favore della guerra?’, eppure, pare si sia già oltre, e come se non bastasse, dopo un piccolo barlume di speranza, di pochi giorni fa un secondo allarme ormai ufficializzato: ‘il vaiolo torna a farci visita.’
Dobbiamo essere pessimisti? dobbiamo essere ottimisti? dipende riguardo a cosa, dipende a cosa decidiamo di dare attenzione, e a cosa decidiamo di portare nella nostra mente, nel nostro cuore, e quindi nel nostro quotidiano. Sarei tendenzialmente una persona fiduciosa, nei confronti dell’intelligenza umana, ma pare anche questa, sequestrata completamente da leggi economiche in cui è ammesso ormai tutto: una voragine che non vuole conoscere più ragioni, si nutre di tutto, anche di un’etica che ha sempre posto un freno, fino a marcarne un limite chiaro, a ciò che era concesso, e ciò che non lo era; quella linea, non si vede più, in nessun angolo del Pianeta. Alla bentornata normalità? Io personalmente non ci ho mai creduto, e non perché non mi facesse bene farmi cullare da quelle parole di una politica ormai lontana dalla gente, ed è forse questo il vero cavillo: è forse da qui che si dovrebbe ripartire, con un’analisi critica; ma a volte ci si abitua, a volte ci si occupa per non fermarsi a riflettere. Sono amare le parole del Dott. Falcone che 30 anni e 3 giorni fa veniva fatto ammazzare. Potrei dire che anche in questi due anni e mezzo ci sono stati episodi poco chiari, sospensioni professionale anche di medici che stavano cercando semplicemente di dialogare con uno Stato, che ha preso però quella direzione sempre più chiara di cui parlavo: il non dialogo.
Ora, vogliamo incolpare qualcuno? Certo che no, perché siamo tutti esseri umani, perché siamo anelli di un sistema che è costituto da altri sistemi che non vedono più l’essere umano, perché è l’essere umano a non vedere più i suoi simili, ognuno nel suo piccolo: la fiducia, è questo il collante sociale che ormai pare mancare in ogni ambito, e così si avverte attrito, opportunismo, ed è qui che io torno ad essere fiducioso, a cavallo perdente, seppur sembrerebbe un paradosso. Sono fiducioso perché l’uomo è un animale sociale, e non potrà a lungo non dialogare, non potrà a lungo non riflettere, certo a lungo raggio dimenticherà, ma la storia è ciclica, e la Pace tornerà. Analizzare una situazione globale dal punto di vista economico è complesso, lo è dal punto di vista politico, lo è dal punto di vista sociologico, e sarebbe un errore farlo a fatti non ancora conclusi. Siamo in pieno smottamento energetico e terrestre, ci sono dinamiche che cambiano più volte nell’arco di una giornata, dobbiamo fare le persone serie, nessuno si può pronunciare anche nel rispetto di situazioni che ora chiedono solo di essere osservate, e questo penso sia un bene. Il silenzio porta verità, e nell’immediato porta Luce: siamo questo. Siamo notte e giorno, e ognuno percorre i suoi passi con scarpe che sono solo sue, ognuno conosce le proprie sofferenze, ed ognuno prende decisioni in base a ciò che ritiene più opportuno, anche in malafede, attenzione, la terra non è un posto per Santi.
Si può essere gentili anche in guerra, chi ce lo vieta?, sono anzi le immagini più commoventi, quelle di persone che ad un certo punto nella piena disperazione si abbracciano e piangono, come per lavarsi da qualcosa che non vogliono, ma che attirano, gesto dopo gesto, sguardo dopo sguardo: la guerra appare a gente pronta alla guerra, e per logica, la Pace apparirà a gente pronta alla Pace, se Dio comanderà, e se l’Uomo ascolterà. Siate presenti a Voi stessi, in ogni singolo momento, che sia di guerra o di Pace, è l’insegnamento ciò che più conta. Grazie del vostro tempo dedicato a questa lettura.
Con affetto, uno di Voi.

Giuseppe Percoco

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