Siamo fatti di Stelle

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Il fisico David Brewster in un suo libro del 1854 dice: “Né nel Vecchio né nel Nuovo Testamento vi è una singola formulazione incompatibile con la grande verità che vi sono altri mondi oltre il nostro, mondi che sono a loro volta sedi di vita e intelligenza. Al contrario, molti passi della Scrittura sono favorevoli alla dottrina degli abitanti dei pianeti e ve ne sono alcuni, pensiamo, che sarebbero del tutto inspiegabili se non si ammettesse che tale dottrina è vera.” Lui non vedeva contrasti tra cristianesimo e astronomia; era probabilmente una questione di cattiva comprensione.

In effetti, gli studiosi dei testi sacri, dicono che l’interpretazione esatta di un testo deve, innanzi tutto, prendere in considerazione il fatto che ogni autore, e quindi anche quelli antichi, comunica in base ai mezzi interpretativi consoni alla sua epoca. Partendo da questo presupposto, è facile intuire che molti racconti biblici siano sembrati mitici e leggendari, contenitori di allegorie. Gli antichi comunicavano in base alla loro conoscenza, molto lontana dalla nostra. Immedesimatevi, pensate ad un neonato e poi un bimbo che scopre il mondo, con stupore e meraviglia, il gatto è mao e il cane è bau… Il bimbo non sa che quella “cosa” è un animale e che nello specifico ha un nome, gatto, cane e via di seguito.

La comprensione del testo deve farsi carico del dubbio; gli esegeti ebrei, in considerazione della polisemia della lingua ebraica, pongono l’attenzione sul significato letterale, evitando misteriose dietrologie.

Tempo fa, seguendo quel bisogno naturale che accomuna tutti i pensatori, osservando il cielo come un filosofo, mi sono chiesta se siamo “figli delle stelle”, della scienza quindi, o di un essere divino, oppure ancora di un essere divinizzato dall’uomo stesso. Mi consigliarono di leggere Zecharia Sitchin, orientalista e studioso della Bibbia che dopo aver analizzato manufatti e antiche scritture, è arrivato ad una affascinante conclusione (anche questa si fa carico del dubbio): che i nostri creatori siano stati gli Anunnaki, dèi della Sumeria e di Babilonia giunti dal pianeta Nibiru, dopo che questo si scontrò con Tiamat, antica dea degli oceani, associata infatti al caos primordiale. 

Secondo un articolo letto sul National Geographic “Alcuni astronomi ritengono che un pianeta ancora ignoto, con una massa pari a circa sei volte quella della terra, si nasconda ai confini più esterni del sistema solare”, potrebbe essere Nibiru?

Leggendo ‘Quando i giganti abitavano la terra’ ho appreso che molti racconti sumeri narrano di duelli aerei, documentati anche da antiche illustrazioni, che ci fanno chiaramente pensare a strani mezzi… ma penso altresì ai tanti racconti sugli dèi greci, con lotte su carri alati… e scavando ancora in profondità, troviamo battaglie aeree tra divinità perfino nei testi induisti in sanscrito.

L’autore ci racconta che nell’Epopea di Atrahasis (mito della creazione dell’uomo e del diluvio universale in lingua accadica su una tavola cuneiforme rinvenuta a Sippar) gli dèi abitavano la terra, ma alcuni di loro dovevano lavorare, proprio come fanno gli uomini. Un bel giorno, però, ci fù una rivolta e un’illuminazione: decisero di creare un ibrido che li sostituisse nelle fatiche, una sorta di schiavo. Per creare questa nuova figura utilizzarono una creatura già esistente a cui impressero l’immagine degli dèi, questa ceratura era l’Homo Erectus che venne quindi trasformato (manipolazione genetica?) in Homo Sapiens (l’anello mancante?) – “Creiamo Adamo a nostra immagine e somiglianza” -! Tornando alla Bibbia, troviamo matrimoni misti tra dèi e i discendenti di Adamo (il primo esperimento genetico?) che partorirono uomini eroici (semidei).

Il perno di questa libro è la parola ebraica Nefilim – da cui, tra l’altro, deriva la scelta degli studi del nostro autore – che <<dal verbo ebraico Navel, significa cadere, essere calati, scendere>>, pertanto, secondo le ricerche di Sitchin (ma non è il solo a crederlo o a dubitare), il testo ebraico parla dei figli degli dèi, ossia i <<figli degli Anunnaki “coloro che dal cielo scesero sulla terra”, viaggiatori spaziali e colonizzatori interplanetari che dal loro pianeta giunsero sulla terra in cerca di oro e finirono per plasmare gli Adami a loro immagine>>.

Partendo dallo studio della Bibbia, libriamo alla ricerca dell’anello mancante e dell’evoluzione umana, che oscilla tra storia, scienza e fantascienza, ma tutto pare perfettamente collegato, così come in tutte le religioni.

A fine lettura mi faccio carico del dubbio e anzi lo nutro, con altre letture. Quando una stella muore, si formano delle nebulose da cui, per gravità, nascono nuove stelle e pianeti. <<È così che si sono formati il Sole e la Terra (come parzialmente aveva intuito Kant), per cui è possibile concludere che ogni molecola del nostro corpo proviene da una stella, cioè detto in breve, “siamo fatti di stelle”>> scrive Giulio Giorello, che ho avuto la fortuna di conoscere poco prima che morisse, ma come una stella, ci ha contaminato del suo sapere e dei suoi dubbi intelligenti.

Alessandra De Angelis

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