Quando il guidatore non c’è. L’intelligenza artificiale irrompe in strada

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Il progresso ha impattato la nostra vita in modo sempre più evidente e nella stragrande maggioranza degli ambiti, soprattutto per ciò che riguarda la mobilità, e ci ha portato a muoverci con mezzi sempre più “intelligenti”: ma quanto è intelligente la nostra automobile? Facciamo un breve excursus e poi parliamo della famigerata e misteriosa guida autonoma.

Nella seconda metà del secolo scorso le auto sono state interessate dalla presenza sempre più importante di dispositivi elettronici volti a migliorare l’esperienza di utilizzo di questi mezzi: all’inizio sono comparsi dispositivi oggi per noi dati per scontati (anzi, indispensabili per ottemperare alle norme legislative) come l’alimentazione a iniezione elettronica (migliorava le prestazioni della vettura, consumando e inquinando meno) oppure i climatizzatori automatici. Poi negli anni ’80 c’è stata una sana attenzione alla sicurezza, con l’introduzione sul mercato di dispositivi dei quali oggi nessuno di noi potrebbe fare a meno, come ABS (sistema di antibloccaggio delle ruote in frenata), ESP (controllo di stabilità della vettura), EDC (controllo antislittamento in accelerazione). Parallelamente iniziavano a fare capolino i primi navigatori satellitari: all’epoca costavano quasi come un’utilitaria e avevano degli schermi piuttosto piccoli e software abbastanza lenti. Poi sono comparsi i cruscotti digitali (ad emulazione della scenografica Pontiac Trans-Am della serie tv americana “Supercar”) e così via. Oggi i sistemi di infotainment più avanzati contengono il sistema di navigazione, ma in realtà sono diventati dei tablet da cui si comandano più o meno tutte le funzioni della vettura e anche di più: con l’interfaccia dei nostri smartphone fanno tante delle cose che fanno i nostri device, come leggere o mandare messaggi, farci ascoltare la nostra playlist di Spotify, ecc. E fortunatamente NON costano più un occhio della testa…

Una svolta importante, pur se con un lungo cammino ancora da compiere, ha preso avvio negli ultimi anni con la guida autonoma: chi ha acquistato una vettura negli ultimi 5 anni generalmente ha a bordo almeno uno dei dispositivi che si annoverano sotto questo ampio insieme di tecnologie, quali la frenata automatica di emergenza, il mantenimento della corsia di marcia, gli indicatori di presenza di vetture e motocicli nella zona d’ombra degli specchietti retrovisori, ecc.

Per darvi un’idea di ciò che ci aspetta nel futuro, nella scala SAE (internazionalmente riconosciuta) che va da 1 a 5, l’attuale livello di guida autonoma legalmente permesso in Europa è il 2, dove 1 è il livello in cui sono presenti aiuti di base, come il regolatore automatico di velocità, invece il livello 2 consente alla vettura di accelerare, frenare e rimanere all’interno di una corsia in autonomia (ma con la presenza obbligatoria delle mani sul volante, sennò i dispositivi si disinseriscono), a seconda della completezza della dotazione della vettura stessa.

Il livello 3 è quello in cui il guidatore inizia a demandare completamente all’elettronica (ma solo in determinate circostanze, come in autostrada) la conduzione del veicolo: in questo caso il guidatore può non avere la massima concentrazione sul veicolo, ma deve essere pronto a riprendere il controllo ad es. in caso di un cantiere o di un restringimento. Questo livello è già stato raggiunto da alcune vetture in commercio (ad es. l’Audi A8), ma si può utilizzare solo in alcune nazioni, come gli USA.

Il livello 4 permetterà di far gestire alle centraline anche situazioni complesse, quali il traffico intenso di una città, con l’eventuale intervento del pilota in un numero di casi molto limitato: questo livello è stato già raggiunto da alcune case auto, ma in nessuna nazione è ancora concesso l’utilizzo su strada di queste tecnologie

Ma è al livello 5 che il guidatore non sarà più tale: non sarà più necessario saper guidare, perché la vettura farà tutto da sola, interfacciandosi elettronicamente con le altre vetture e con altri devices, come i semafori, oppure i passaggi a livello, le barriere di uscita di un parcheggio, ecc.

Già dal livello 4 però sorgono dei quesiti esistenziali: quali sono le logiche di funzionamento in caso di pericolo? Faccio un esempio: da una parte c’è un pedone che attraversa improvvisamente la strada dove non dovrebbe, dall’altra parte c’è un veicolo che sopraggiunge nell’altro senso, che si fa? È più importante evitare di investire il pedone oppure evitare di essere investiti dall’altro veicolo? Questi dilemmi morali non li potrà certo dirimere l’elettronica, ma chi scriverà i software di gestione…

L’intelligenza artificiale applicata alla vita quotidiana ha fatto raggiungere un livello di benessere psico-fisico a noi tutti, ma in certi ambiti potrebbe porci di fronte a dilemmi estremamente difficili da risolvere: a quali compromessi siamo disposti a scendere per continuare a rendere sempre più “intelligente” la nostra vita? 

Gerardo Altieri

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