Ci vuole qualcosa di più dell’intelligenza per agire in modo intelligente

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Gli elementi di una sana vita privata variano molto da persona a persona. Dopotutto ogni persona intende la felicità personale in modo diverso. Ciononostante è possibile definire alcuni fattori che giocano un ruolo importante nella vita privata della maggior parte dei soggetti. Se una parte della propria vita privata è sgradevole, avrà conseguenze dirette sulla vita lavorativa. Se è vero che alcuni lavoratori hanno la capacità di compensare una vita privata insoddisfatta con una vita professionale di successo, per la maggior parte delle persone un buon work-life balance inizia nel tempo libero. Per molti dipendenti la fine della giornata lavorativa viene definita dal tempo passato con la famiglia o il partner. Se questo momento è stressante, il dipendente non ottiene il riposo o la distrazione che desidera e si crea un circolo vizioso di lavoro che può finire per sconvolgere l’intero equilibrio. Molti dipendenti trovano difficile coltivare amicizie al di fuori del proprio lavoro: da un lato molti sono troppo esausti dopo il lavoro per le attività sociali, quindi le amicizie possono soffrire in condizioni di lavoro difficili, dall’altro un lavoro a tempo pieno porta spesso a problemi di organizzazione, soprattutto se ci sono da aggiungere anche gli impegni familiari. Ma la felicità personale, che bilancia l’equilibrio tra lavoro e vita privata, è spesso il risultato di amici di vecchia data che formano punti di ancoraggio fuori dal lavoro, cosicché le persone non sentano di avere una vita ridotta al mero posto di occupazione. Gli amici esterni sono importanti per il proprio benessere perché consentono l’accesso al mondo al di fuori del luogo di lavoro: questa è una parte essenziale del concetto di work-life balance. Molti dipendenti hanno hobby e interessi che vorrebbero perseguire in aggiunta al proprio lavoro, tuttavia molte professioni lo rendono molto difficile. Hobby a orari fissi possono diventare impossibili da seguire se l’orario di lavoro è rigido. Allo stesso modo, una professione stressante porta via molta energia al dipendente che dopo la giornata lavorativa non ha più le forze di seguire i suoi interessi o hobby. Ma in gioco c’è l’autorealizzazione individuale nel tempo libero quindi, oltre a un orario di lavoro più flessibile, il datore di lavoro ha diverse opzioni per valorizzare gli interessi individuali dei propri dipendenti. I social network interni sono piattaforme popolari per lo scambio di interessi, con cui i dipendenti possono creare una rete di contatti e organizzare attività comuni. Un fattore spesso sottovalutato per il benessere generale è un sonno sano: è una risorsa preziosa che i lavoratori troppo spesso devono risparmiare e la conseguenza è che l’equilibrio vita-lavoro si potrebbe destabilizzare. Il sonno di una persona può spesso essere utilizzato per valutare quanto sia equilibrato il suo work-life balance. Non sorprende quindi che molti psicologi e medici considerino dormire in modo sano un fattore chiave per una vita felice.

Quando parliamo di work-life balance, facciamo riferimento ad un concetto molto ampio che fonda i suoi presupposti nella capacità di bilanciare la sfera personale (intesa come stile di vita comprendente la salute, la famiglia e il tempo libero) e la sfera professionale (intesa come carriera e ambizione) e che consiste nella necessità di trovare il giusto equilibrio tra ciò che possiamo realizzare sul lavoro e quanto possiamo ottenere in qualità di vita nel tempo di non-lavoro Questo concetto, in generale, descrive le priorità che si assegnano ad una giornata: si mettono in rapporto quanto tempo dedicato al lavoro e quanto alla vita privata. Indica il livello di integrazione tra attività quotidiane, legate alla sfera personale, e occupazione. Si tratta di un vero e proprio concetto esistenziale che vede nella massima felicità del dipendente una leva per un lavoro produttivo e soddisfacente, e che mette datore di lavoro e dipendente sullo stesso piano di responsabilità.

Il termine work-life balance è spesso inteso come pura gestione del tempo, ma ciò include solo una parte del sano equilibrio tra lavoro e vita privata. Tuttavia, una corretta suddivisione tra le attività professionali e quelle private è essenziale per mantenere un sano equilibrio psico-fisico e non si tratta di lavorare meno, ma di cercare un approccio al lavoro più equilibrato e responsabile e che consenta di salvaguardare la salute. Trovare un equilibrio tra questi due aspetti non significa obbligatoriamente suddividere in egual misura le ore da dedicare all’una e all’altra attività, anche perché si tratterebbe di un obiettivo poco realistico e piuttosto inefficiente. Affinché, oltre al lavoro, ci sia abbastanza tempo per la vita privata e/o familiare, lo smart working rappresenta un’opportunità più che valida. Quali sono le relazioni tra tecnologia e sostenibilità nella percezione degli italiani su temi come il commercio elettronico, il turismo, la didattica a distanza ed il telelavoro? Insomma, qual è il loro punto di vista sullo smart living?

Qual è, in sostanza, l’atteggiamento degli italiani rispetto a quegli stili di vita così profondamente rivoluzionati nel periodo della pandemia, e che oggi rappresentano il centro di quella nuova normalità che nei prossimi anni ridisegnerà le nostre esistenze, proprio intorno ai due pilastri del digitale e della sostenibilità? il più grande ostacolo per la sostenibilità: nel lavoro che facciamo, nelle nostre attività, pensiamo che il futuro, in fondo, non sia qualcosa che ci appartiene: Non ce ne prendiamo cura perché crediamo che prima o poi qualcuno lo farà al posto nostro. Nessuno si occuperà del futuro, se non cominciamo a farlo noi stessi. In questo contesto, le tecnologie digitali sono ben viste, perché pensiamo che da sole possano garantire un mondo più sostenibile. Non è così: se queste non sono inserite in un contesto sociale in grado di fare la differenza, riusciremo solo a fare dei piccoli passi, senza effettivamente andare avanti. A questo pensiero, a proposito del fatto che il digitale può risolvere da solo i problemi, abbiamo dato un nome molto preciso: Tossico-dipendenza digitale. In realtà, il motore del progresso, dell’innovazione, è la paura. È la paura, positiva, del non avere un domani né per noi né per i nostri figli che ci può salvare, non la sola tecnologia.

La tecnologia, quindi, è lo strumento che può abilitare la sostenibilità, ma è fondamentale, prima di tutto, il contesto sociale che ne orienta l’utilizzo verso criteri e obiettivi di sostenibilità, e gran parte degli italiani ritiene che la tecnologia sia fonte di ineguaglianze, ingiustizia sociale e perdita di posti di lavoro. Questo livello di diffidenza, unito alla scarsa competenza digitale esistente nel nostro Paese, costituisce una coppia di ostacoli particolarmente difficili da superare e vede nella tecnologia una minaccia, se ne allontana vedendola nei servizi digitali di supporto allo studio ed al lavoro  la usa raramente o, pur conoscendola, non la utilizza, oppure ci sono coloro  che invece vedono la tecnologia applicata al lavoro ed allo studio come un’opportunità. In questo periodo di trasformazione come quello che stiamo vivendo, nel quale l’uso degli strumenti digitali è diventato centrale per moltissime attività quotidiane, si traducono in un fattore di sostanziale esclusione sociale, con le conseguenze in termini di sostenibilità che è facile immaginare. Insomma, la strada da fare verso un uso consapevole dei servizi e degli strumenti che ci offre la rete a supporto della sostenibilità è ancora lunga ed impervia.  Senza dubbio, però, questo periodo di lavoro e di formazione a distanza ha costituito un vero elemento di rivoluzione, e una grande opportunità per progettisti, architetti, designer e urbanisti per esempio dato le nuove esigenze lavorative circa  gli spazi abitativi all’interno delle case e  considerando che durante la pandemia, ad esempio, abbiamo visto come molti piccoli borghi d’Italia siano tornati ad essere abitati, grazie a questo nuovo processo di ‘nomadismo digitale’, dato dalla possibilità di allontanarsi dalle città che ospitavano le sedi lavorative, scolastiche o universitarie quindi verso la costruzioni di modelli di vita ,molto più sostenibili.

 Ma dopo un anno di smart working emergenziale, però, sono emerse alcune criticità: in particolare, le persone lamentavano la difficoltà di separare la vita lavorativa e quella personale, la difficoltà nel gestire le relazioni di team, e una percezione di isolamento verso l’organizzazione.

Trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata: un’aspirazione divenuta per molti, in questi ultimi anni, una sorta di priorità aggiunta nella propria esperienza professionale. Tanti gli studi che si sono occupati a vario titolo del tema del work life balance e l’effetto lockdown e la virata forzata allo smart working, lo abbiamo già detto, hanno sicuramente influito su questo cambio di “umore” di chi opera all’interno di un contesto aziendale. Se un dipendente su due, altro dato emerso dallo studio, non desidera cambiare lavoro, sono decisamente di più le persone che desiderano poter adattare la loro vita professionale a quella familiare e personale. Una tendenza che ha indotto molti esperti a dirsi convinti che la possibilità di ripensare al valore del fattore “tempo” e di parametrarlo agli impegni richiesti dalla propria professione condurrà verso una realtà lavorativa del tutto nuova, fatta di flessibilità e di modelli operativi più intelligenti. Sebbene il maggior equilibrio fra attività lavorativa e vita privata sia per oltre un addetto su due un driver importante nella scelta di un’azienda, il solco fra le aspettative e la realtà dei fatti è ancora profondo.

Molte aziende sono infatti ancora reticenti ad offrire questo “benefit” ai propri addetti, mentre dal lato dei lavoratori è ancora molto marcata la propensione ad essere sempre connessi, e quindi a rispondere a mail, telefonate e messaggi anche al di fuori dei canonici orari di ufficio. Oltre la metà dei soggetti, inoltre, tende ad occuparsi di questioni di lavoro anche in ferie e lamenta il fatto che la propria azienda dia per scontata la sua disponibilità anche a tarda sera o nel tempo libero. 

 Il worklife balance è necessario? Lo è per diversi motivi, a cominciare dalla salute, fisica e mentale, del lavoratore citando come possibili disturbi la sensazione di forte stress, l’irritabilità e le difficoltà relazionali. Riuscire a separare tempo libero e orario di lavoro è fondamentale anche su un altro livello, quello organizzativo e di business. Tutto nasce, secondo gli esperti, dalla sopraggiunta consapevolezza – da parte di molti manager – che è possibile lavorare bene anche da remoto. Lo smart working, in tal senso, ha dato il là a questa trasformazione abbattendo in pochissimo tempo muri che resistevano da anni, sostituendo le classiche riunioni in ufficio con le videochiamate via Zoom, Meet o Teams.

Con la riapertura delle aziende, è presumibile che si consolidi un modello di lavoro misto, parte in presenza e parte a casa. Le aziende dovranno di conseguenza ripensare i propri spazi per renderli più efficienti, e non solo per evitare assembramenti e mantenere le distanze. La vera rivoluzione, probabilmente, sarà dare ai propri dipendenti l’opportunità di lavorare per obiettivi e non secondo un orario fisso prestabilito.

Qualsiasi processo di trasformazione organizzativa passa attraverso le persone e la loro predisposizione al cambiamento verso una mentalità aperta al cambiamento e a cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale: alle persone è richiesto di manifestare curiosità, essere proattivi e positivi e avere una forte capacità di adattamento”. In un mondo dove il digitale sostituisce il personale, dove ci sono pochi scambi faccia a faccia con colleghi e clienti, in cui si scrive molto di più e si parla molto meno, trovare qualcuno che si interessi, si interfacci, a cui affidarsi, da cui essere confortati, è sempre più difficile. “Lo stress fa battere forte il cuore, il respiro accelera e la fronte suda”. Ma mentre lo stress è diventato un nemico della salute pubblica, una nuova ricerca suggerisce che lo stress può essere dannoso per noi solo se crediamo che sia così e vedere lo stress come un partner positivo introduce a un modello per la riduzione dello stress: raggiungere gli altri. Essere insieme abbassa i livelli di stress. Rimanere a distanza li alza. Oggi che mandiamo un messaggio anche per anticipare una telefonata, quasi fosse una scortesia, la vicinanza diventa una disabitudine da riconquistare per essere davvero smart.  Smart Working funzioni è fondamentale, in primis, che sia veicolato da una Leadership emotivamente intelligente Intelligenza Emotiva significa utilizzare le emozioni in modo consapevole e davvero smart per veicolarle in modo funzionale nei processi decisionali e nelle azioni che si svolgono, una questione di emozioni che vanno non solo considerate, ma gestite, integrate. Lasciarsi sopraffare non va bene, renderle nostre alleate invece è un valore aggiunto al servizio di quei leader che oggi possono davvero integrarle in un modello smart che va alla ricerca di una vera identità funzionale. Quando le emozioni sono prese in considerazione il Leader le veicola per stimolare le persone verso una visione condivisa, accompagna ad accogliere il cambiamento e motiva nel perseguimento di obiettivi comuni. Non è un caso se l’Intelligenza Emotiva viene ritenuta un set di competenze strategiche, pratiche e allenabili, che oggi è sempre più importante inserire nella cultura e nei processi organizzativi. Oltre ai suoi benefici sull’efficacia personale, la capacità di stringere relazioni con gli altri favorisce all’interno dell’organizzazioni un migliore clima di fiduciamotivazionecollaborazione che si riflette nei risultati personali Il problema principale è il cambiamento. Esposti a una digital  transformation così repentina, siamo stati tutti presi in controtempo. Cosa fare? Come farlo? Sembra di essere stati calati in un esame permanente in cui, sempre più soli e isolati, chiusi in casa dopo le 22, e comunque senza “validi motivi”, dobbiamo fare fronte a urgenze e trovare soluzioni. Il nostro futuro è in bilico, mentre diventa sempre più sofferente. Una predisposizione al cambiamento che va coltivata e condivisa proprio perché, non solo gli individui, ma la società, il mondo del lavoro, le istituzioni si sono trovati a dover accelerare il processo di trasformazione. Ogni organizzazione oggi si trova a dover affrontare la sfida scavalcando le diverse fasi che conducono ad una nuova maturità digitale, che si riflette nelle pratiche smart a tutti i livelli e che devono necessariamente tornare a prendere in considerazione strumenti di collaborazione e di condivisione. La formula, pertanto deve essere questa: più vicinanza, meno stress, più efficacia ed è difficile trovare partner di viaggio per condividere i fardelli dell’enorme sfida in atto. Nella vita facciamo giornalmente i conti con i nostri limiti, con quello che possiamo fare rispetto a quello che vorremo. Se da un lato dobbiamo accettare i nostri limiti, dall’altro lato dobbiamo continuare a lavorare per spostare e allargare quelli che abbiamo.

Questo perché a volte i limiti non sono quelli che pensiamo, ma solo il frutto delle nostre paure o della nostra pigrizia.

L’intelligenza, quindi, è letteralmente la capacità di stabilire relazioni tra le cose. Ora, dunque, riappropriamoci del termine smart, lavoriamo ovunque, con qualsiasi device e tipologia di network, mantenendo però le relazioni personali sempre al primo posto.

Maria Ragionieri

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