Un sano stile di vita sostenibile (veramente)

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Pochi giorni fa ho letto con estremo piacere le cifre che indicano la sensibile crescita del business degli alimenti bio made in Italy: non mi sorprende che le nostre produzioni siano di successo, giacchè la qualità dei prodotti nostrani, pur non rendendoli sempre economicamente competitivi con le produzioni provenienti da certi mercati esteri (quasi sempre non della stessa qualità dei nostri), li fa vincere nel profittevole segmento dell’alto di gamma.

La domanda che però mi sono posto dopo quella lettura è la seguente: basta acquistare prodotti bio per vivere meglio? C’è bisogno di qualcos’altro a corollario (oppure come minimo comune denominatore) di queste scelte? La mia risposta è sì.

Quando sono arrivato a Roma per frequentare l’università, una delle evidenti differenze rispetto alla vita che conducevo a Irsina, il mio splendido paese d’origine in provincia di Matera, era la qualità degli alimenti: il pane o l’olio lucano, le verdure e gli ortaggi degli ortolani locali (tutti prodotti considerabili come bio d’antan) li avrei visti col binocolo, a meno di pagarli come articoli di gioielleria. Da buon meridionale ogni volta che tornavo a casa per le feste comandate ritornavo a Roma con derrate alimentari che bastavano a sfamare un reggimento, abitudine che coltivo tuttora e che ha fatto sua anche mia moglie, buongustaia friulana (più precisamente bisiacca, sennò, vuria mai, amici e parenti rimangono male)

Col passare del tempo, soprattutto quando è iniziata la scatenata danza della mia tumultuosa e frenetica vita professionale, mi sono reso conto che una alimentazione di qualità è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per una vita sana ed equilibrata. E’ inutile andare in palestra e poi mangiare frequentemente junk food (il paninazzo del fast food, patatine con maionese e relativa bibita scura gasata e zuccherata ci sta tutto, ma solo ogni tanto), così come non serve mangiare prodotti bio e poi fumare un pacchetto al giorno di sigarette e/o fare una vita estremamente sedentaria.

Se da un lato mi fa piacere vedere che il business italiano dei prodotti bio stia crescendo ad una velocità notevole (soprattutto l’export), dall’altro mi chiedo quanto effettivamente ci sia spazio di miglioramento per il nostro stile di vita a tutto tondo. Se guardo il dato relativo alla speranza di vita italica, sembra che siamo messi piuttosto bene, giacchè nel mondo ci sopravanzano in pratica solo i giapponesi (per le donne) e (un po’) gli svizzeri: se ci soffermiamo in particolare sul popolo giapponese, aduso a fare costantemente attività fisica anche in tarda età, mi chiedo quanto la nostra vita si allungherebbe se tutti noi abbracciassimo questa loro abitudine che, sono sicuro, permetterebbe di vivere la terza età con ancor meno malanni di quella che già oggi  si sperimenta  nella nostra società.

Quindi basta essere italiani un po’ “giapponesizzati” per campare 100 anni (e distruggere le casse dell’INPS)? Non credo, perché l’ultimo importantissimo elemento per una vita lunga e sana è l’equilibrio mentale e la pace con noi stessi. Facile a dirsi, difficile a farsi: corriamo tutti i giorni per qualunque motivo e pensiamo di non avere tempo per noi stessi, per rilassarci, anche per annoiarci, comunque per stare mentalmente fuori dalla isterica dimensione spazio-temporale che ci circonda. E’ come se ci fosse un frustino che ci stimola a correre continuamente: ecco, quel frustino ogni tanto fatelo sparire, chè la vita è una sola e non va sprecata.

Certo, magari si riesce a campare bene e a lunga anche con qualche bella botta di fortuna, ma è l’unica alternativa a quanto scritto sopra: tertium non datur…

L’Italia è un posto meraviglioso, fatto di bella gente, posti incantevoli e buon cibo: non abbiamo nessun motivo per correre sempre come dannati e non goderci quanto sopra menzionato, o no?

Gerardo Altieri