Ponzio Pilato era abruzzese, il prefetto della Giudea dal 26 al 36 d.c., che ‘’Se ne lavò le mani’’ era di Bisenti (TE). Discendente di Ponzio Aquila nacque a Bisenti dove i suoi genitori erano in esilio, in quel periodo la zona di Bisenti si chiamava Palestina Picena e venivano osservate molte tradizioni di origine giudee e si parlava l’aramaico. La sua conoscenza delle tradizioni ebraiche e la conoscenza dell’aramaico lo portarono a diventare nel 26 d.c. prefetto in Giudea. Alcuni sostengono che fu proprio lui a portare il cristianesimo in Abruzzo e fu uno dei primi a convertirsi. Viene ricordato principalmente per il gesto che fece in occasione dell’arresto di Gesù di Nazareth, dopo numerosi tentativi di convincere la folla che insisteva per la crocifissione si alzo e si lavo le mani, dicendo ‘’sono innocente del sangue di questo giusto: voi ne risponderete’’ e il popolo rispose: ‘’che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli’’.
Come sempre la bellezza è negli occhi di chi guarda, e io non sono nessuno per giudicare o meno il giusto, ma posso offrire diversi spunti di riflessione.
Una persona di potere è sempre obbligata a prendere decisioni e poi accettare le conseguenze nonché responsabilità di scelte sbagliate o meriti e popolarità nelle scelte giuste, tuttavia sappiamo bene che ognuno interpreta ciò che vede in modo diverso. Ponzio Pilato fa un gesto molto interessante innanzitutto dal punto di vista simbolico, lavarsi le mani:
–l’acqua, simbolo della vita della rinascita e della purificazione, dell’energia femminile che accoglie e comprende, come la pioggia lava e rinnova per esempio.
–le mani, come gli organi tattili che come funzione principale hanno quella di creare, toccare, lavorare, dunque lavarsi le mani risuona più come purifico le mie mani che dovranno assecondare questo scempio.
Il popolo è tutto d’accordo e una volta non come oggi, si coinvolgeva nelle decisioni, ma soprattutto si correva il rischio di rivoluzioni e rivolte, si combatteva molto più facilmente di oggi e la storia ci insegna quanto siano dure le rivolte fatte uomo a uomo, la sua scelta secondo me fu alquanto ponderata.
Non in secondo piano va osservato questo comportamento come un assecondare quello che andava fatto e anche se l’omicidio non è mai giusto senza questa scelta non avremmo avuto la storia del cristianesimo così come la conosciamo. Ci sono gesti che fanno la storia e se continuiamo a tramandarlo a distanza di 3000 anni circa, un impatto lo ha decisamente avuto, dal mio punto di vista penso però esserci due letture:
-L’ignavia, cioè accondiscendere a ciò che riteniamo ingiusto ma per non creare conflitti abdichiamo sulle decisioni e le lasciamo agli altri.
-La fede, cioè affidarsi a ciò che quasi non può essere cambiato o che in quel momento non abbiamo forza di cambiare, avere fede nel disegno divino che tanto ha divulgato Gesù sapendo che non la fede in Dio, ma nel suo operato sempre perfetto, ci fa affrontare situazioni in un modo ben preciso e che sono sempre perfette.
Essendo Cristiana da sempre, ed essendo abituata a vedere la bellezza in qualsiasi cosa succede, propendo per la seconda, anche se, vuoi per ingiustizia, vuoi per i sensi di colpa, Pilato viene condannato a morte da Tiberio e si uccide accoltellandosi.
Un ultimo pensiero va alla folla che urlava, la paura del cambiamento e delle cose che non conosciamo ci porta a prendere decisioni affrettate e non ponderate, la conoscenza e lo studio rimangono sempre le armi migliori per prendere decisioni ascoltando solo noi stessi.
Manuela Galliè





