Perché guardare Stranger Things 4 è come bere un bicchiere d’acqua fresca nel 2022.

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Durante le mie masterclass in recitazione e regia alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, c’è sempre una domanda da parte dei ragazzi, che ritorna sempre: 

“Come mai prodotti come Stranger Things o Game Of Thrones non vengono realizzati in Italia, prof? Ci piacerebbe tanto anche a noi prendere parte a serie televisive così importanti”

Faccio sempre molta difficoltà a rispondere a questa domanda. Cerco prima di tutto di difendere la “filiera” del cinema e della televisione italiana. Anche noi facciamo un sacco di prodotti che vengono esportati all’estero. Don Matteo ne è un esempio. Per quanto sia un prodotto totalmente diverso in termini di scrittura, pubblico di riferimento e budget rispetto alle serie internazionali citate sopra. 

Solo che a quel punto i ragazzi mi mettono con le spalle al muro e mi dicono: “Prof, ma dai, su. Sono due cose imparagonabili. Stranger Things è più… È più… Bello. Perché qui da noi non facciamo cose belle?”. A questa domanda rispondo sempre che non è vero, e faccio un sacco di esempi fantastici che sono assolutamente Made in Italy. E ce ne sono. Ma sul volto dei ragazzi vedo disegnarsi un’espressione di delusione, talvolta di impotenza. Per me è una sofferenza. 

Stranger Things 4 è appena uscito su Netflix, e dal primo di Luglio è possibile vedere anche gli ultimi episodi del Volume 2. I Duff Brothers, creatori della serie, hanno stravolto il minutaggio canonico di una “normale” serie televisiva. L’ultimo episodio, che chiude questo 4 capitolo, dura ben due ore e mezza! Sembra proprio che tra i creatori di Stranger Things e Netflix ci sia un rapporto di grande rispetto. Stima reciproca e visione comune. Senza fare spoiler, in questa quarta stagione ci sono tante inesattezze che al pubblico non passano certo inosservate. Può capitare, infatti, di vedere una pioggia di proiettili colpire uno dei protagonisti senza che quest’ultimo si faccia un graffio. Può capitare di vedere un altro dei protagonisti camminare per chilometri a piedi nudi in luoghi impossibili da percorrere senza un paio di scarpe. Può capitare che la polizia faccia entrare i nostri affezionatissimi protagonisti minorenni in una scena del crimine. Quando vedrete la serie, vi accorgerete sicuramente di tutto questo. Eppure, nonostante ciò, continuerete a guardare lo show di punta Netflix. Perché? Perché Stranger Things ha fatto una cosa in cui sono riusciti in pochi: ha risposto a un sentimento comune. Ha dato uno sfogo al sentire comune—- di questi anni disgraziati in cui ci troviamo. 

Stranger Things non è solo una serie ambientata negli ’80. Stranger Things è ciò che in quegli anni abbiamo amato senza accorgercene subito, e che ora abbiamo perso per sempre. 

Problemi ce n’erano, eccome! Ma si respirava un’aria diversa. 

Il mondo stava capendo le potenzialità della tecnologia, senza che quest’ultima diventasse così invasiva. 

Esistevano i grandi laboratori, e Chernobyl ci fece aprire gli occhi sul potere distruttivo dell’essere umano quando non è perfettamente in controllo.

I ragazzini passavano ancora i loro pomeriggi in strada con una bicicletta o un pallone sgonfio con cui giocare in qualche piazza desolata di periferia.

La Nintendo aveva già conquistato il cuore di tutti con Super Mario Bros.

Il clima stava già cambiando, ma non sembrava una cosa irreversibile.

Elementi primi della sopravvivenza come acqua e aria erano ancora puri in molte zone del mondo. 

In Italia avevamo la sensazione di vivere con una natura incontaminata, intoccabile, immutabile. 

Solo con “Gomorra” di Roberto Saviano gli italiani aprirono davvero gli occhi sull’inquinamento delle falde acquifere e dell’aria, per conto della criminalità organizzata. Ma siamo già ai primi anni ‘2000.

Negli anni ’10, poi, arrivarono gli altri scandali, come l’inquinamento delle falde acquifere sul Gran Sasso. 

Il famoso programma “Le Iene” fece un servizio su questo tema. 

Quella delle falde acquifere in Abruzzo è una sciagura su cui non si è mai riflettuto abbastanza. 

Negli anni ’80 tutto questo c’era già, ma c’era anche la sensazione di poter ancora fare qualcosa. 

C’era la sensazione che potesse andare tutto bene, in un modo o nell’altro. 

C’era la sensazione di poter ancora vivere senza uccidere questo mondo. 

C’era una la certezza che, con un po’ di impegno, i mostri potevano essere sconfitti. Come in “Ghostbusters”. 

Stranger Things racconta di boschi immensi, di colline incontaminate. Dove è l’uomo a ritagliarsi dei posti dove poter fare piccoli grandi esperimenti che poi portano sempre a qualche problema.

Nel 2022 è la natura a doversi ritagliare un posto dove provare a sopravvivere. La natura incontaminata, dove è l’uomo a doversi ritagliare degli spazi, non esiste più. Esiste un’Amazzonia dimezzata, un Mar Mediterraneo più caldo di 4 gradi, guerre che sembrano interminabili. Esistono incendi che non si riescono più a domare. 

Esiste una voglia immensa di fuggire da ciò che abbiamo creato, e che non riusciamo più a controllare. 

È il futuro, bellezza. Per questo Stranger Things è come un sorso d’acqua potabile. È come riprendere il filo della nostra vita nel punto esatto in cui i mostri potevano ancora essere affrontati e distrutti. 

Che alcune serie televisive abbiano sostituito i grandi capolavori del passato nell’immaginario collettivo non è un segreto. Breaking Bad ha raccontato un uomo qualunque che per salvarsi da un destino qualunque comincia a “cucinare” droga. 

Game Of Thrones racconta di un trono che vuole essere conquistato da tutti, e questo scatena una guerra globale dove la minaccia più grande sono i draghi (metafora geniale di una potenza nucleare), controllati da un popolo lontano. 

Stranger Things è la battaglia con i nostri mostri. Quelli interiori, quelli esteriori. Quelli che sin da piccoli ci portiamo dentro. In un mondo in cui è ancora possibile combattere. 

…E adesso?

Marco Cassini