Oltre lo spostamento fisico, le mille dimensioni del viaggio

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Ve lo dico subito: i miei sono stati, sono e saranno principalmente viaggi fisici e, dove ragionevolmente possibile, in automobile, perché il mio cromosoma mi detta ciò.

I viaggi di qualunque tipo, dallo scoprire da bambini cosa c’è fuori dal nostro quartiere, fino ai viaggi da adulti dall’altra parte del globo (e, probabilmente a breve, su qualche stazione spaziale), caratterizzano l’essere umano sin dall’inizio della propria esistenza.

Nei secoli scorsi questa voglia di movimento portava con sé una buona dose di pericoli e di incoscienza da parte di chi intraprendeva il viaggio stesso, ma ciò non è servito a fermare i più temerari. Perché andare oltre le Colonne d’Ercole? Perché andare in dirigibile sul Polo Nord? Perché mettersi in un razzo e puntare sulla Luna?

Cosa rispondere? Per ciò che mi riguarda, dopo quasi 2 milioni di km percorsi in auto (sì, 2 milioni: sono un guidatore compulsivo…) e dopo centinaia di voli aerei (e pochi treni e traghetti: non li gradisco granché) la mia risposta è: perché sì!

Per tante persone che conosco in effetti i loro viaggi sono meno fisici, ma comunque avvincenti: se solo penso alla passione e coinvolgimento con cui a volte viene descritta la trama di un film o il contenuto di un libro, ci ho visto anche in quel racconto l’esperienza di un viaggio.

Non mi fermo lì: vi è mai capitato di ricevere la descrizione di una pietanza, con il dettaglio dell’origine di tutti gli ingredienti? Non è anch’esso un viaggio nelle terre che li hanno prodotti? E l’associare il bouquet di un vino con ciò che evocano le terre di origine dei vitigni che generano le sue uve? A tal proposito vorrei condividere con voi qualche esperienza.

Pur non amando il whisky (amo il rum, per il motivo che leggerete sotto), durante un viaggio in Scozia ho visitato una distilleria scozzese che fornisce le basi per la produzione dei Chivas Regal più pregiati: mi hanno fatto degustare i loro prodotti che, ovviamente, trovandomi nelle Highlands scozzesi, hanno generato tutta una serie di particolari sensazioni, una parte delle quali ho iniziato a sentirle anche mentre sorseggio un whisky a casa di amici, a continuazione di quel viaggio.

Sigari: sono un amante della loro lunga e meditativa fumata (accompagnata dal giusto rum…). Durante un viaggio ai Caraibi ho potuto visitare un’azienda che li produce, vedendo all’opera le mani esperte delle torcedores arrotolare con cura le migliori foglie di tabacco prodotto localmente, per dare vita ad un’esperienza olfattiva molto intensa. Esperienza ugualmente coinvolgente, ma ovviamente diversa, è quella che ho provato fumando un sigaro italiano: le nostre manifatture locali (non solo il Sigaro Toscano, ma anche altre meno note, come le manifatture del Brenta) hanno un loro encomiabile livello, se paragonato a ciò che NON arriva dai Caraibi: in questo caso le sensazioni mi sono molto più familiari. Queste esperienze sono quelle che rivivo davanti al camino d’inverno o in terrazza d’estate: anche questo viaggio continua…

Un viaggio contrario invece lo vivo quando all’estero provano a propinarmi piatti della nostra tradizione: a volte mi verrebbe voglia di emulare il miglior Checco Zalone del film “Quo Vado”, che vive in Norvegia e, nonostante la sua totale accettazione dei principi di vita locali, abdica al politically correct e, armato di cacciavite, smonta l’insegna con il tricolore che indegnamente garrisce sulla porta del ristorante!

I libri: per una amante dei viaggi “fisici” come me, i libri sono comunque una miccia per il girovagare. Essendo io un viaggiatore compulsivo, ma anche amante del genere fantascientifico, il mio libro preferito non può che essere “Guida galattica per autostoppisti”, in buona compagnia di “Terra!” del nostro Stefano Benni: se non stimolano loro a viaggiare con la mente, allora i neuroni hanno le ganasce alle ruote…

Quelli come me hanno sofferto i periodi di chiusura della pandemia come una tortura, ma hanno avuto modo di imparare a viaggiare virtualmente come mai avevamo fatto sinora: un’opportunità per imparare non solo a riconoscere, ma a creare da soli le sensazioni che incontreremmo fisicamente.

Chissà come saranno i viaggi nel prossimo secolo: magari arriverà il teletrasporto e le mie amate automobili diventeranno degli oggetti da museo o un simpatico passatempo per il fine settimana: se ciò davvero avvenisse, il viaggio di per sé sarebbe più o meno avvincente? A me probabilmente toglierebbe il senso spaziale del movimento, ma cambiare in un battito di ali di farfalla i paesaggi, prospettive, profumi e sapori che ci circondano mi sa che sarebbe una sensazione unica e impagabile: sto pensando che per il mio 150° compleanno potrei regalarmi un viaggio di questi…

Gerardo Altieri

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