Tra virtuale e reale, progettare il viaggio e costruire ricordi, è un lavoro da professionisti
Guerra e Covid condizionano il turismo italiano: 11 milioni di italiani (almeno il 31%) rinunciano a viaggiare perché secondo l’indagine realizzata da Demoskopika la guerra in Ucraina e l’emergenza pandemica si dimostrano condizionanti per quanto riguarda la scelta delle vacanze. Il 2022 segnerebbe un incremento dei flussi turistici in Italia: quasi 343 milioni di presenze e poco più di 92 milioni di arrivi, con una crescita rispettivamente pari al 35% e al 43% rispetto all’anno precedente. Segnali in ripresa, dunque, per il settore nel Belpaese anche se ancora al di sotto dei risultati registrati nel 2019, con un -21,4% di presenze e un -29,6% di arrivi. “Il turismo come lo abbiamo conosciuto fino a qualche tempo fa – ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – è probabilmente, se non definitivamente, in letargo. In questa direzione, il sistema ha necessità di subire una profonda trasformazione in chiave di sostenibilità per rispondere adeguatamente ai nuovi comportamenti di acquisto dei turisti generati dall’emergenza pandemica”.
In questo contesto di incertezza, un altro tipo di turismo è possibile! Si chiama Safar ed è il frutto di un’idea, nata in piena pandemia, della giornalista e Travel Coach® Carla Diamanti in collaborazione con la casa editrice Leone Verde Edizioni che cura le miniguide in formato PDF abbinate ad ogni destinazione.
Safar in arabo significa viaggio, un viaggio inconsueto pensato per i nuovi turisti digitali che vogliono conoscere il mondo senza muoversi da casa attraverso un pc, tablet o smartphone: con 15€ si acquista la miniguida che viene spedita in pdf insieme al link per collegarsi alla diretta Zoom con Carla, una guida specializzata e altri viaggiatori.
Progettare “il viaggio” è un vero e proprio lavoro da professionisti: costruire “metaricordi” sfruttando il potenziale del digitale per respirare l’aria del posto immergendosi nel tour nella maniera più realistica possibile.
Giornalista per Vanity Fair, Donna Moderna, La Stampa, Luuk Magazine, Food Confidential e Touring, autrice di guide, docente all’Università di Torino e tour leader, Carla è una delle più affermate travel designer e l’unica Travel Coach®.
Carla cos’è Safar e soprattutto dove ci porta?
Safar è un prodigio che rende possibile far viaggiare per davvero chi non può muoversi e ha permesso di lavorare anche a chi era rimasto fermo e senza risorse. Durante i mesi della pandemia riflettevo sulle difficoltà pratiche, legate alla salute, alla famiglia o anche al portafoglio. Da una parte ci sono le persone con la sete di scoprire, dall’altra invece le guide che vivono in luoghi che non conoscono gli ammortizzatori sociali e che spesso hanno in carico l’intera famiglia da mantenere. Parlando con l’amica editrice Anita Molino abbiamo pensato a un modo per gettare un ponte e rispondere alle esigenze. Safar in arabo significa “viaggio”. Il nostro è un modo per farlo in tempo reale, anche se virtuale: muovendoci insieme a una guida locale che ci racconta il luogo in cui vive e a cui possiamo fare domande proprio come se fossimo anche noi sul posto.
Come in un viaggio partiamo da questa definizione: chi è una/un Travel Coach® e di cosa si occupa?
Ho scelto di fare la Travel Coach® perché mi piace pensare al viaggio come un percorso che comincia molto prima della partenza. Sognare una destinazione può essere diverso dall’esperienza che poi ci si trova ad affrontare, perché viaggiare non è facile e richiede impegno di energie fisiche ed economiche. Ci sono luoghi che immaginiamo ammantati di un fascino che invece non hanno, Paesi che ci arrivano filtrati dai racconti di chi c’è stato, e magari è diverso da noi, o dalle pubblicità e dal linguaggio dei social. Viaggiare significa entrare in contatto con realtà diverse e come Travel Coach® aiuto le persone e i professionisti del turismo a partire in maniera adeguata, preparandosi e scegliendo il momento migliore, oltre che progettando il percorso più adatto alle loro esigenze.
La voce del verbo viaggiare racchiude molte declinazioni come suggerisce Lei nel Suo sito www.carladiamanti.com . Descrivere e progettare itinerari personalizzati in base necessità è un plus, ci spieghi meglio
Ciascuno di noi ha una sensibilità diversa, ha esperienze, gusti, tempi e modi diversi. Un itinerario personalizzato non è solo quello in cui si sceglie la durata o i servizi ma è un progetto adeguato alle esigenze di una persona. Credo che sia fondamentale che anche i professionisti del turismo ne tengano conto nel momento in cui impostano le loro linee di prodotto. Capita che alcuni viaggi siano semplicemente la traduzione in italiano di un percorso disegnato da un DMC e venduto nella stessa identica maniera a ogni mercato. Oppure che un tour operator basi un percorso sugli operativi di una compagnia aerea, o sulle tendenze del mercato, o ancora sui risultati economici. Nel mio modo di vedere, il turismo è uno strumento che deve andare oltre e per farlo non può prescindere dal mettere al centro della propria mission il viaggiatore e il luogo che lo ospita. Io lo chiamo #turismocostruttivo.
Può il turismo contribuire allo sviluppo sostenibile, uno dei goal perseguiti dall’agenda 2030? E’ la domanda cui l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite ha cercato di dare una risposta nel Rapporto “Tourism for development”. Cosa pensa in merito a ciò?
Non solo può, ma deve. Credo che la crisi attuale abbia portato molti operatori a rivedere il proprio punto di vista anche perché l’attuale undertourism lascerà nelle persone una maggiore consapevolezza. Il turismo è un’impresa colossale, che da sola potrebbe bastare a risollevare le sorti economiche di molti Paesi. Però c’è bisogno di regole per evitare disastri ambientali e culturali. Il lavoro della World Tourism Organization non deve rimanere slegato da quello degli operatori. I punti teorici dell’agenda 2030 dovranno essere tradotti in azioni. E noi che operiamo nel settore del turismo siamo responsabili di quelle azioni.
Lei ha coniato il termine Turismo Costruttivo che di per se rappresenta un viaggio, un percorso di scoperta e di consapevolezza per vivere appieno l’esperienza. Ci spieghi meglio.
Il #turismocostruttivo è un modo diverso di pensare al settore dei viaggi. Riporta l’attenzione ai contenuti, si ferma a riflettere sulle conseguenze, cerca di trovare delle soluzioni che siano di basso impatto ma di grande efficacia. Rimette al centro della visione turistica le persone. Quelle che partono e quelle che ricevono turisti. Basta banalizzare il viaggio. Basta foto patinate, basta immagini che distorcono la realtà e mistificano i luoghi. Viaggiare è impegnativo ed è giusto che questo messaggio passi in maniera corretta. Solo così gli effetti del turismo sulle persone, sui luoghi e sulle culture potranno tornare a essere positivi. Le visioni distorte unite alla maggiore accessibilità dei luoghi hanno avuto conseguenze pesanti sull’ambiente naturale e sociale. Il #turismocostruttivo spegne i riflettori e rimette i luoghi nella loro luce reale.
Cristina Mignini
photo credits © Nicoletta Diamanti





