Nuove prospettive per coltivare tolleranza e intelligenza

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La bellezza è un concetto troppo relativo, parlare di bellezza può avere una certa inconsistenza soprattutto quando questo discorso è riferito all’antico.

Si, perché le società cambiano e cambiando mutano i loro canoni, anche quelli della bellezza.

Solo chi ha molta conoscenza di una data cultura può permettersi di accostare questo concetto al visibile, che sia una statuetta paleolitica o un quadro contemporaneo.

Spesso si parla di valore della bellezza. Ma, avendo le parole un peso ben specifico, questa parola, valore, accostata alla bellezza la fa diventare pura e semplice mercificazione. Non si può parlare in questi termini, di qualcosa che vale, riguardo alla bellezza. Perché la bellezza non vale. Non stiamo parlando di qualcosa che può essere compresa o descritta. Secondo alcuni filosofi il bello finisce anche solo nominandolo. È un valore relativo, non assoluto e quindi effimero e cangiante. Ma indiscutibilmente curativo.

Ciò che descriviamo come bello, per i greci ad esempio, era strettamente legato al concetto di buono. Questo perché è possibile accostare il beneficio del godimento, innescato dalla visione del bello a questa antica massima. Ciò però non toglie che il buono, come il bello, varia al variare della società, cos’è buono, e di conseguenza bello? Un etrusco avrebbe dato sicuramente una risposte diversa rispetto ad un assiro o ad un celta. Cambiano le culture, cambia l’epoca storica, cambiano le risposte. L’effetto? Sempre lo stesso, il piacere dato del godimento.

Ma quando nasce la bellezza? Di certo non in ciò che noi consideriamo oggi bello o decorativo. Il concetto che noi possediamo di arte e bellezza è del tutto moderno. In antico un popolo come gli egizi non chiamava arte le sue raffigurazioni. Queste avevano un valore funzionale non estetico. Ciò le rendeva utili prima che gradevoli alla vista. Per noi invece le cose cambiano, guardiamo troppo spesso il mondo degli antichi con i nostri occhi senza capire ciò che loro sentivano, vedevano e creavano. Se pensate che i romani stilarono la lista delle sette meraviglie del mondo non annettendo nessun monumento da loro costruito riuscirete ad avvicinarvi a ciò che loro pensavano di se stessi e degli altri popoli che li precedettero. Il bello è difficile da attribuire se non agli altri, negandolo o riconoscendolo come attributo estetico o morale. 

Ma quindi come utilizzare il bello della conoscenza? Disimparando i nostri costrutti e guardando con gli occhi di chi creò una determinata forma di bellezza. Si sa che questo è difficile, Antonio Gramsci diceva bene “la storia è una maestra senza scolari”. Molto spesso, infatti, ignoriamo il punto di vista altrui, figuriamoci quello degli antichi che possedevano una visione della vita totalmente diversa, vivendo in un mondo diverso! 

Vi chiedo sempre di avere cura della storia e della sua divulgazione corretta, non solo perché studiandola si imparano nuove culture e concetti acquisendo vivaci risorse, ma anche perché l’allenamento mentale che deriva dal guardare sempre il mondo da una prospettiva che non ci appartiene ci abitua alla tolleranza e all’intelligenza.

Concetti di cui abbiamo terribilmente bisogno e che sono pieni di bellezza.

Dott.ssa Andrea Di Giovanni

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