Nostalgia o rimpianto?

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Il termine “nostalgia” ci rimanda ai migranti italiani, in special modo quelli che varcavano l’oceano in cerca di fortuna “nelle Americhe” che avevano anteposto il fattore “agio economico” all’altro benessere che chiameremo “agio emotivo”.

Rimanere per anni, decenni lontani dal “suolo natio” generava in costoro un malessere esistenziale che veniva determinato da un miscuglio di fattori.

I migranti vivevano il disagio per non essere messi in condizioni di respirare gli odori, assaporare i gusti, stabilire le relazioni, scoprire identità di vedute che erano prerogative, proprie di coloro con cui si avevano radici comuni, quindi appartenenze e identità confrontabili.

Mancando questi presupposti e perdurando la permanenza in un territorio estraneo, queste persone erano assalite da un malessere spesso indecifrabile e quindi poco trasmettibile anche ai fini di un conforto da ricercare.

Dobbiamo ben tenere a mente questa condizione di stato d’animo, anche per comprendere a fondo i comportamenti devianti che mettono in atto gli immigrati provenienti dall’est Europa o dall’Africa mediterranea: è raro che si muova un addebito ad un aspetto come quello sopra descritto: non troveremo mai nell’articolo di un giornale: “lavoratore marocchino colpisce un lavoratore nel cantiere, perché colto da un raptus derivante dalla nostalgia per la lontananza dal Paese di origine”. In fondo se torniamo a considerare i migranti che un secolo fa dall’Italia con il “bastimento” raggiungevano New York, dopo un primo iniziale “ambientamento” che risultava essere fallimentare in quanto prevaleva il “respingimento” e la “diffidenza” da parte degli statunitensi, facilmente rimanevano agganciati alle Little Italy.

Allora succedeva che, oltre a non imparare l’inglese, i nostri conterranei di allora respiravano l’aria dei calabresi, dei napoletani, degli abruzzesi, dei friulani e con loro maturavano i propositi di “menar le mani” ai danni dei residenti di lunga data dai quali si sentivano sempre più emarginati.

Il fenomeno mafioso nacque in questo modo e si espanse sul suolo americano come ramificazione della Sicilia, ma con capi rispettati anche in terra americana, che davano filo da torcere alle istituzioni di quel Paese. 

Il “rimpianto”, in quanto a significato, si configura diversamente. Nel senso proprio del termine vuol dire “rincrescimento per non aver intrapreso iniziative nel momento opportuno”: a titolo esemplificativo, può riferirsi al non essersi fatti avanti verso una ragazza che casomai avrebbe gradito un corteggiamento. All’opposto si colloca il “rimorso” che viene provato a seguito del compimento di un atto negativo, dannoso nei confronti di un’altra persona: il soggetto si comporta in modo riprovevole al momento, salvo poi pentirsi e desiderare di “far arretrare le lancette dell’orologio” tornando al tempo in cui quell’atto non era stato commesso. Quella persona, appunto, prova rimorso per essersi fatta trascinare dal raptus del momento.

Tornando alla nostalgia, questa può essere provata anche riferendoci ad un tempo andato in cui “si viveva meglio”: l’espressione corrente è : “Ai miei tempi” come se davvero allora era tutto un “rose e fiori”, ma questo vedere in positivo il tempo  remoto è solo per effetto di rivedersi giovani, a quell’epoca, e quindi in forza e in salute.

Ernesto Albanello