Non c’è verità senza un’etica della comunicazione

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Stiamo attraversando un’epoca che non potrà che farci esplodere. Mi viene da pensare alla Torre di Babele che fu progettata perché gli uomini potessero eguagliare Dio nell’andare verso il Cielo. Cosa accadde è a tutti noto: che le persone, sia i progettisti che i muratori, stavano edificando una torre che avrebbe permesso di ascendere fino alla sommità dell’Universo. A quell’epoca tutti parlavano una sola lingua, ma da quel momento il Signore rese gli uomini possessori di diversi linguaggi fino a non più comprendersi e questo, naturalmente, determinò la dispersione delle lingue che poi si propagarono per tutta la Terra.

Non si tratta solo delle diverse lingue parlate, ma delle differenti comunicazioni, che sono il risultato di presupposti diversi, di analisi contrastanti e speculari le une alle altre fino al punto da non riuscire a comprendersi.

Il mondo attuale sta raggiungendo un livello di incredibile incomunicabilità: cosa che davvero appare surreale in un periodo in cui le strategie comunicative o comunque i dispositivi elettronici per diffondere le opinioni, hanno raggiunto una espansione tale da aver contaminato ogni angolo della Terra.

Così come all’epoca di Babele, però, non ci si comprende più, in quanto è venuta meno l’etica nel messaggio che si diffonde.

A cosa voglio riferirmi? Oltre alle diverse impostazioni di pensiero, che danno luogo a riflessioni estremamente variegate (il che può anche starci in quanto si dà modo a chiunque di essere propagatore del proprio punto di vista), si sono aggiunte le menzogne, le sistematiche falsificazioni, le ricostruzioni di fatti realmente accaduti ma accompagnati da allusioni tendenziose (cosa c’è sotto? dove comincia la macchinazione? Qual è il turpe disegno che governa il pensiero che viene poi divulgato?)

I media, in sostanza, “inculcano” nel cervello dei consumatori dell’informazione, una visione delle cose che risponde ad una determinata cabina di regia, spesso invisibile ed inafferrabile, che ha preordinato che il modo di pensare e, addirittura, il discernimento della persona cambi, muti in funzione di ben individuate finalità.

Torniamo all’etica del messaggio: chi invia una comunicazione, deve (o dovrebbe) rispondere ad un principio di autenticità e di trasmissione del pensiero che non deve (o dovrebbe) avere altro scopo che quello di emancipare, far evolvere, sviluppare una capacità critica di chi legge.

Oggi tutto questo finisce per far sorridere. Si proclamano le guerre ed i conflitti vengono accompagnati da una serie di argomentazioni che sono capaci di porre in dissolvenza l’aspetto truce dell’azione bellica che produce morti, che rende la qualità della vita ridotta allo stremo, che fa arretrare ogni legittimo desiderio di un popolo nell’essere sovrano sul proprio territorio, per autodeterminarsi.

Incredibile!

Sa la maggior parte delle persone che coloro che attraversano il Mar Mediterraneo con gommoni o imbarcazioni di fortuna, provengono dal centro dell’Africa, che hanno dovuto sottostare alle più inaudite violenze, che sono stati ridotti a “merce di scambio” fino ad arrivare alle coste italiane ed europee, ridotte allo stremo? No! tutto questo non interessa, così come non interessa neppure che quelle stesse persone sono state cacciate dalle terre dove abitavano perché i nuovi colonizzatori (Cina o Stati Uniti poco importa) avevano bisogno di un predominio su quelle aree?

I media hanno interesse a divulgare la notizia che i nostri Paesi saranno “invasi” da popolazioni non autoctone capaci di creare una mescolanza di etnie, usi, costumi e questo determinerà una precarietà nei residenti. 

Che poi tutto questo possa anche rispondere ad una necessità di riequilibrare una recessione demografica, passa pure questo in secondo piano, perché, forse, ai media, in fondo, interessa più la “comunicazione urlata”, anche accompagnata da un punto interrogativo, che una riflessione ponderata ed argomentata con elementi che facciano pensare!

Ernesto Albanello

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