Mobilità, Ferrovie: definito il progetto della linea Adriatica

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Riduzione di un’ora del tempo percorrenza della Bologna-Bari. Valore di 8,5 mld di euro

La modernizzazione della linea ferroviaria Adriatica rappresenta uno snodo cruciale per lo sviluppo di una mobilità più sostenibile e crescita economia.

Raggiunto l’accordo sul progetto per la velocizzazione, l’ammodernamento e il miglioramento della linea ferroviaria Adriatica, e affidata a Rete ferroviaria italiana (Rfi) la progettazione e la realizzazione degli interventi di potenziamento tecnologico della linea, miglioramento delle stazioni, rettifica del tracciato in diversi tratti, riduzione delle interferenze, grazie ai quali i tempi di percorrenza tra Bologna e Bari si ridurranno di un’ora. A comunicarlo è il ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili (Mims), il quale precisa che l’investimento complessivo è pari a 8,5 miliardi di euro, di cui cinque previsti nella legge di Bilancio per il 2022. Le Regioni interessate dall’intervento sono Abruzzo, Emilia-Romagna, Marche, Molise e Puglia. ”L’investimento sulla linea ferroviaria Adriatica – ricorda il ministro Giovannini – si inquadra nel vasto programma di potenziamento del trasporto ferroviario, passeggeri e merci, che abbiamo definito nel corso degli ultimi 18 mesi e finanziato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e fondi nazionali. Per troppo tempo il versante adriatico del nostro Paese è stato trascurato, ma con questo progetto – per la cui condivisione ringrazio tutti i Presidenti delle Regioni coinvolte – si avvia un cambiamento profondo che, insieme agli interventi sulle tratte Napoli-Bari, Roma-Pescara e Orte-Falconara, consentirà di superare divari storici, migliorando le opportunità di sviluppo economico dei territori adriatici e la qualità della vita delle persone, riducendo al minimo l’impatto ambientale degli interventi”. La linea Adriatica fa parte del Corridoio scandinavo-mediterraneo della Rete europea Ten-T e costituisce il principale itinerario di collegamento per le merci provenienti dai (o dirette ai) porti del Mezzogiorno (tra cui Gioa Tauro, Taranto, Bari, Brindisi) e dell’Adriatico centrale (tra cui Ancona, Ortona, Vasto, Termoli). Il progetto prevede, oltre alla progettazione di fattibilità tecnico-economica degli interventi, anche di lungo periodo, diverse fasi attuative da realizzare nel corso dei prossimi anni. 

In aggiunta agli interventi già previsti a valere sui fondi preesistenti (2,9 miliardi di euro), fa sapere il ministero, si è concordato di utilizzare i cinque miliardi stanziati dalla legge n. 234/2021 e risorse Fsc 2021-2027 per la realizzazione di bypass che consentano il transito dei treni veloci passeggeri e di treni merci su nuove tratte all’interno, conservando la linea costiera esistente per la funzione di trasporto pubblico locale e varianti di percorso con l’arretramento della linea in sostituzione di quella esistente. Questa soluzione garantisce sia la riduzione di un’ora dei tempi di percorrenza nella tratta Bologna-Bari senza diminuire il numero di fermate sia la mobilità locale delle persone per motivi di lavoro e studio, nonché un’efficace accessibilità turistica proprio grazie ai servizi garantiti dalle Regioni. I principali interventi riguardano: il quadruplicamento della linea esistente tra Bologna e Imola e, in una fase successiva, tra Imola e Castelbolognese; la variante di Pesaro e Fano, con l’arretramento della linea e una possibile successiva estensione con bypass dell’intervento in direzione Sud fino a Falconara; due bypass in Abruzzo tra Alba Adriatica e Roseto e a Ortona; il nuovo tracciato in arretramento a Bari-Nord; la velocizzazione del tratto Brindisi-Taranto nonché, in prospettiva, il quadruplicamento della Barletta-Bari. ”L’accordo raggiunto su un progetto così importante per il Paese – conclude Giovannini – consentirà alla rinnovata linea Adriatica di giocare un ruolo cruciale non solo per le regioni direttamente coinvolte, ma per l’intero sistema ferroviario nazionale, in piena sinergia con gli ingenti investimenti che abbiamo previsto, grazie al Pnrr, al Fondo complementare e ai fondi nazionali, sui porti, compresi quelli del Mezzogiorno, e sulle Zone Economiche Speciali (ZES), al fine di trasferire il trasporto passeggeri e merci dalla strada alla ferrovia, in linea con l’impegno italiano ed europeo per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti e degli incidenti stradali”. 

Bargini

Fonte: lestradedellinformazione.it

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