Istruzione: quale valore, quali valori.

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Ebbene sì, ormai è chiaro e l’avrete capito in molti. A noi de La Città Magazine non piace proprio “vincere facile”. Non amiamo gli argomenti semplici e lineari, non desideriamo edulcorare nessuno dei temi che proviamo ad affrontare, non vogliamo parlare con una sola voce ed una sola testa di questioni che, per loro stessa natura, sono sfaccettate e piene di sfumature. Abbiamo fatto una scelta e la ribadiamo ogni volta che chiamiamo il nostro gruppo di autori “a dire la loro” su temi complessi, caldi, difficili, persino divisivi.

Così, tanto per non farci mancare nulla, questa volta proviamo ad infilarci nel più classico dei gineprai, per di più strutturato in forma labirintica e con trappole mortali disseminate qua e là, tra un vicolo cieco e un circolo… vizioso. L’istruzione, la scuola, il modello che un ministero di uno Stato qualunque del mondo sceglie di adottare per i proprio cittadini, i bambini e i ragazzi di oggi che saranno i leaders (nel senso proprio di “guide”) e i costruttori del futuro del Paese, rappresentano un tema delicatissimo, sia in termini decisionali sia anche in relazione al solo discuterne tra addetti ai lavori o tra semplici osservatori interessati.

Pochi sono i punti fermi della questione. Tra questi, abbiamo voluto aprire il dibattito sul “valore” dell’istruzione. E non è certo cosa da poco, anche solamente cominciare a focalizzare su questo termine, di peso e consistenza variabile, a seconda che si riferisca all’individuo, in sé, o alla collettività, all’idea di valore come qualcosa di monetizzabile, nella prospettiva di un lavoro o un impegno futuro nel quale il percorso scolastico abbia inciso profondamente, ovvero al concetto di valore legato piuttosto all’incremento, alla crescita e allo sviluppo dell’essere umano e delle sue capacità, come fatto fine a se stesso, senza necessariamente correlarlo allo sfruttamento pratico della conoscenza e delle competenze acquisite. Un valore che potremmo distinguere, per semplicità ma senza banalizzarlo, tra relativo e assoluto. Un valore, per ottenere il quale, c’è bisogno di intenzioni, volontà, obiettivi, capacità organizzative, visioni, persone all’altezza e di altrettanto “valore” in tutti i ruoli cardine (che nello specifico contesto dell’istruzione sono praticamente “tutti” gli attori coinvolti).

Un valore che, in buona parte, è generato direttamente dai “valori” che animano e che guidano l’azione dei decisori e dei funzionari del “sistema scuola”, coloro che improntano programmi, scelgono di puntare più sull’individuo o più sul gruppo, sulle competenze trasversali o sulle competenze tecniche, sul travaso di conoscenze o sul potenziamento della capacità di pensare e dell’apprendimento attraverso l’interazione e l’esperienza, su una finalizzazione alla produttività o ad uno sviluppo armonico della parte emozionale e di quella intellettiva delle future generazioni. Sono le persone, interpreti dei valori di cui sono portatori e promotori, che decidono su cosa sensibilizzare, su cosa accendere un faro, su cosa scommettere in vista dei prossimi cinque, dieci o trent’anni di vita dell’intera società. 

Va da sé che in un momento di crisi dei valori (che già definirlo “momento” è un eufemismo ma che sicuramente si è acutizzato negli ultimi cinque anni in maniera preoccupante) nel quale le diverse agenzie educative faticano a trovare dei punti di accordo per viaggiare a braccetto nel difficile processo educativo dei giovani e nel quale prevalgono confusione, discussione in contrapposizione, divisione e polarizzazione su dicotomie del tipo giusto/sbagliato, corretto/scorretto o peggio vero/falso, il “valore” dei “valori” fatica a palesarsi. Ideare e pianificare l’istruzione e l’educazione delle generazioni future con un approccio dogmatico, anziché utilizzare l’ascolto, il confronto civile, politico e umano, fondato sulla fallibilità di ogni metodologia e sulla responsabilità di accollarsi gli stessi errori e fallimenti al fine di crescere e migliorare, insieme, farà risultare quasi impossibile costituire una rinnovata e condivisa base valoriale al sistema scuola. E si continuerà a rappresentare una parte del problema anziché contribuire alla soluzione.

Giampiero Ledda

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