Dobbiamo renderci conto di una “evoluzione” che sembra inarrestabile: non altrimenti si spiegherebbe il provvedimento legislativo con cui il Parlamento si appresta a delineare la figura dello Psicologo di Base, che affiancherà il Medico di famiglia.
Perché ho voluto esordire con questa riflessione? Perché il rapporto medico-paziente, che dovrebbe essere potenziato per quanto concerne la capacità di ascolto e la relazione empatica, viene ad essere ancora di più strutturato all’interno di parametri e procedure che scavalcano a piè pari il bisogno che le donne e gli uomini hanno di essere accompagnati verso una presa di coscienza di sé, che spesso, molto spesso, prescindono dai farmaci prescritti e sono diretti alla ricerca di una “presa in carico di sé” per tutto quanto concerne le ansie, i turbamenti, le inquietudini, i disagi esistenziali che irrompono, attraversano la mente e lasciano malesseri che si somatizzano e generano disturbi organici, ben studiati ed analizzati dalla medicina psicosomatica.
Tutto questo dovrebbe indurre la classe medica a ripensare al suo ruolo ed al tipo di approccio che è opportuno riscopra con il paziente: invece cosa accade?
Che la tecnologia sanitaria, sempre pronta a inventare e creare strumenti per alleviare l’opera del medico, specie se massimalista con 1500 pazienti da seguire, realizza dispositivi meccanici che suppliscono alla presenza del medico, quando questo dovesse trovarsi nella impossibilità di intervenire.
E’ il paziente stesso che, attraverso domande che pone ad un hardware dotato di una gamma di risposte computerizzate, viene a conoscere le origini del suo malessere e quali azioni terapeutiche adottare.
Dove va l’Italia? Ma certamente va verso una crescente desertificazione della risposta sanitaria con la consolidata “fuga di cervelli”.
Ormai, con l’inglese reso obbligatorio e di fatto seconda lingua da utilizzare e con la scarsità di risposte che il nostro Paese è in grado di dare ai giovani medici, tra l’altro retribuendoli in modo meno soddisfacente che altrove, ne consegue che l’Italia si incammina verso un pensionamento dei medici con il raggiungimento dell’età massima prevista che non contempla un ricambio mediante leve fresche, sicuramente meglio acculturate e fortemente motivate.
Allora che si fa? Niente paura…c’è la telemedicina!
Penso che ogni commento sia superfluo….
Dr. Ernesto Albanello





