L’importanza dell’estetica interiore per il nutrimento dell’anima

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“La bellezza salverà il mondo!” : mi piace abbinarla con la dichiarazione di

Friedrich Nietzsche, secondo cui, senza musica, la vita sarebbe un errore.

Ci rendiamo conto di quanto poco facciamo vibrare le nostre esistenze, se sono scarsamente alimentate da quel nutrimento che chiamiamo “bellezza”?

Noi cresciamo, ci evolviamo, progettiamo, amiamo, speriamo ma dobbiamo chiederci se tutto questo flusso che ci attraversa e mediante il quale trasmettiamo qualcosa di nostro, sia davvero impreziosito dalla bellezza o se questo aspetto finisce per rimanere un elemento decorativo, sovrastrutturale, non essenziale.

Dobbiamo pensarci davvero bene a questo passaggio, perché è equivalente ad un piatto di riso, scotto e non condito, idoneo comunque a placare la fame . Se, però, a quel piatto affianchiamo un’altra ciotola di riso, ma la cui cottura è al punto giusto ed il condimento è esaltato da spezie e degustiamo quel cibo, assaporando  un buon vino all’interno di un calice di cristallo, non avremmo dubbi rispetto a dove orientare la nostra preferenza.

Il bello è una dimensione dell’anima che ci cattura e ci incanala in un flusso che chiamiamo “fascinazione” e ci conduce in modo soave a cogliere tutti i dettagli, ogni aspetto che è in grado di farci godere di una dimensione estetica che è dentro di noi e che in quel momento si rivela.

Pensiamo ad una rosa nel suo esordio, quando i sepali ci permettono solo di intravedere un piccolo bocciolo: poi un primo raggio di sole si deposita su quel miracolo della natura ed i sepali, prima protesi a nascondere quei teneri petali, si dischiudono lasciando al bocciolo la possibilità di mostrarsi.

Lentamente la rosa sboccia ed espande il suo profumo, mettendo in risalto le sfumature appena accennate del suo colore.

Proviamo ad accompagnare questa rosa nel suo trasformarsi: immaginiamo che si espanda nell’aria una musica che va verso un dolce crescendo, quasi a suggellare i passaggi della metamorfosi del fiore. Quella musica renderà ancora più suggestivo l’evolversi dello spettacolo.

In fondo l’Uomo, quando si è cimentato ad interpretare la bellezza, si è ispirato alle fascinazioni che lo pervadevano.

Michelangelo nel suo Giudizio Universale non ha fatto altro che dare luce ad una dimensione estetica che era in lui ed ha permesso che una rivelazione dell’Altissimo assumesse quelle forme, quei colori, quelle sembianze.

La Bellezza è tale nella misura in cui riesce a rapirci fino a stordirci e permetterci di vivere quella metamorfosi attraverso la quale rinascere, trasformati al punto da rendere noi fonte di luce.

Ernesto Albanello

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