I canoni estetici cambiano, le emozioni restano

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Chi è che stabilisce i dettami della bellezza? Se è vero che ”non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, allora chi decide cose è bello e cosa non lo è?

Fin dalla notte dei tempi la bellezza femminile è sempre stata depositaria di un dato canone estetico, che varia a seconda del periodo storico.

Dalla Preistoria è arrivata a noi, intatta, la “Venere di Willendorf”, la statuetta in pietra calcarea di 11 cm risalente al 24.000-22.000 a.C. Di primo acchito, la piccola scultura può sembrare quasi una caricatura di una donna: il ventre ampio, il seno abbondante e i fianchi larghi sono molto lontani da ciò che oggi è considerato bello. Eppure, bisogna immaginare il contesto in cui questa statuetta è stata realizzata: non si parlava ancora di civilizzazione, non esistevano le città come le conosciamo oggi, non esisteva la tecnologia né tantomeno i social a fare da vetrine per i propri corpi. Esisteva solo il concetto di sopravvivenza e questo concetto era sempre accompagnato da quello della salvaguardia della specie e della fertilità: la Venere di Willendorf, con le sue morbide fattezze, assicurava la fecondità.

Con il passare dei secoli il concetto di bellezza è andato modificandosi con il mutare delle esigenze e necessità: l’ambiente ostile e pericoloso della Preistoria ha lasciato spazio a quello delle civiltà. Si è passati dal prediligere figure più esili, come nell’antico Egitto dove l’ideale di bellezza era raffigurato da una donna dal corpo minuto, spalle strette, vita alta e volto simmetrico, a figure più formose e sinuose, purché proporzionate, dell’Antica Grecia, a quelle dalla carnagione eterea, gli occhi chiari e i capelli biondi del Medioevo fino ad arrivare al principio di bellezza quale sintesi ideale tra grazia ed armonia del periodo Neoclassico, principio meravigliosamente espresso dalle opere di Antonio Canova (1757 – 1822). 

La purezza delle linee di “Amore e Psiche”, la dinamicità del movimento di “Ercole e Lica”, la sommessità della “Maddalena penitente”, l’eleganza della “Paolina borghese”, sono tutti elementi realizzati in funzione di quest’ideale armonico.

E niente si può fare quando ci si trova ai piedi di una delicatissima e graziosissima “Ebe”, scolpita nel 1796, se non restare a guardare inermi quelle linee del panneggio che le avvolgono il meraviglioso corpo e nutrire di tanta bellezza gli occhi e lo spirito.

Ecco, si potrebbe quasi dire che qualcosa è bello quando, con il giusto equilibrio, riesce ad appagare lo sguardo e lo spirito di chi osserva.

Perché quando sentiamo che qualcosa è bello, gli occhi brillano e l’anima trasale e ci sentiamo come svuotati da ogni peso. E la bellezza di questo sentimento risiede proprio nel fatto che non si manifesta in egual modo e in egual misura tra le persone.

Perché non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.

Roberta Conforte

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