Libero arbitrio e sottomissione, lo show della nostra vita.

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Buongiorno… e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! 

(The Truman Show)

Si dice che il buongiorno si vede dal mattino, al risveglio ci piace far sapere al mondo come abbiamo dormito, come ci sentiamo e cosa faremo oggi, ci eravamo lasciati la sera prima   augurandoci la buonanotte.  Dove andremo, chi incontreremo lo comunicheremo via via, con il susseguirsi delle ore si saprà cosa abbiamo mangiato e con chi, quale progetto abbiamo per il weekend e qual è il programma della serata.  “Cosa stai pensando?” Status che legano attraverso fili invisibili, imbrigliano la mente e imprigionano. Nel film “The Truman Show” il protagonista nasce ripreso da una telecamera 24 ore su 24 e vive per trent’anni sotto i riflettori, tutti sono attori ma lui non lo sa, anche la moglie e il suo migliore amico recitano una parte che il pubblico a casa segue costantemente in tv. Quando poi se ne accorge sceglie di uscire da una piccola porta e liberarsi dallo show della sua vita.  Oggi ci si spia continuamente, si desidera fare meglio, apparire. Siamo tutti Truman, viviamo nel reality con un regista che dirige dall’alto, parti di vita privata che mostriamo consapevolmente, ci lasciamo spiare, spiando a nostra volta. Una dipendenza che è anche una lotta per emergere, ognuno a suo modo cerca di essere migliore dell’altro in una personificazione di noi che ci rende vulnerabili. Cosa c’è di buono e cosa di cattivo in questo stile di vita? È una scelta che forse qualcuno ha già fatto per noi? 

Insicuri, in piedi su giostre basculanti dove l’equilibrio si trova mettendosi al centro e non si cade solo stando seduti, ci muoviamo con attenzione procedendo con passi misurati al risultato che si desidera raggiungere. Non ci lasciamo andare all’improvvisazione per la paura di essere sopraffatti ma di fatto riveliamo al mondo le nostre fragilità in ogni momento, mostrando parti nascoste di noi, come sotto una lente d’ingrandimento. È una vita triste quella di chi resta in disparte per non rischiare e lo è altrettanto quella di chi rischia di non potersi più fermare. Il protagonista del film capì che era tutto finto quando un faro per l’illuminazione scenica si schiantò a terra e si accorse che lo spiavano, che viveva dentro ad un reality, che era la star del film che tutti volevano vedere. La nostra gabbia è comoda, ben arredata, piena di comfort, ma siamo prigionieri o liberi? Abbiamo deciso di vivere sapendo che qualcuno ci guarda e ci piace, o almeno piace a gran parte di noi. E quelli in disparte, soli, nascosti? Stanno meglio o peggio? Da dove arriva tutto questo accanimento per arrivare primi al traguardo? Il social della vita ci ha incattiviti o lo eravamo già, ci è stato fornito un mezzo che spesso usiamo anche, purtroppo, per scopi poco pacifici. È il sistema o è la natura umana, la legge della sopravvivenza? Truman era “vero” poiché ignaro di essere costantemente ripreso, i reality odierni sono recite determinate dalla consapevolezza di ciò che si sta facendo. Vero è che si sale su un palco ogni mattina interpretando una parte che spesso non ci appartiene. Cosa accadrà quando avremo troppi attori e pochi ruoli a disposizione? Sopravviverà chi riuscirà ad indossare l’ultimo costume rimasto. 

The show must go on.  

È tutto reale…è tutto vero…non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto…è semplicemente controllato. (The Truman Show)

Maria Zaccagnini

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