La globalizzazione, l’avvento della robotica e l’interconnessione: necessità ineluttabile o scelta strategica?

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Le Guerre Puniche innestano tra il II e il III sec. A.C. che vede vincitrice Roma nelle 3 guerre, dando inizio ad un mercato fino ad allora sconosciuto.

Al massimo del suo splendore, l’Impero Romano si estende in tutta Europa, inclusa Svizzera, Ungheria, la Penisola Balcanica, Medio Oriente e Nord Africa, praticamente tutte le terre fino ad allora sconosciute. È evidente che i commerci, da parte di Roma di prodotti alimentari, quali grano, ulivi, vino, ortaggi, nonché bovini e suini, imperversavano nei “nuovi mercati”. Quindi possiamo senz’alcun dubbio affermare, che il processo di globalizzazione ante litteram inizia, seppur timidamente Avanti Cristo.

Le vie del commercio romano attorno alla fine del II secolo.

Tra il 1840   e il 1914, gli scambi commerciali si caratterizzano da una progressiva liberalizzazione del commercio mondiale, per subire nel periodo tra le due guerre una inversione di tendenza, che riprenderà la sua corsa alla fine della II Guerra Mondiale, con la nascita del Mercato Unico, e con la firma di Trattati e Protocolli, come i Trattati di Kyoto, i Protocolli di Rio e gli Accordi di Parigi.

In questa variegata situazione, in ogni Paese si va scontornando una specializzazione produttiva, con la quale, da quel momento in poi, si identificheranno. In Italia i settori meglio rappresentati sono il fashion, in tutte le sue sfaccettature e l’alimentare. Vale la pena riportare la scoperta fatta da una ricerca di mercato, realizzate diversi anni fa, presso i consumatori giapponesi, in cui si chiedeva ai partecipanti di descrivere, quale fosse il valore aggiunto del abbigliamento italiano.  La risposta fu questa: l’abbigliamento italiano riporta alla memoria del consumatore giapponese, le botteghe fiorentine del 500, in cui gli artigiani lavoravano i capi, rimandando i segreti del mestiere da padre in figlio. 

Oggi rileviamo che tra le innovazioni tecnologiche che incidono maggiormente sui processi produttivi vi è senza dubbio l’impiego di robot industriali nelle imprese, il cui numero di unità installate a livello mondiale è passato da 178 a 290mila tra 2013 e 2018 (Fonte: International Federation of Robot, 2019). I maggiori utilizzatori di robot nella manifattura sono il Giappone e la Corea del Sud. L’Italia figura tra i primi dieci paesi industriali per grado di penetrazione, cioè per numero di robot per mille occupati: oltre 6, un livello più che triplicato tra 2009 e 2014. (Fonte: Eurostat).

Le mani e la creatività dell’artigiano sono guidate dall’intelligenza e dalla cultura del bello, del buono e del ben fatto. È così in tutti i settori, da quelli più tradizionali in cui le mani plasmano la materia con movimenti antichi. Oggi le professionalità artigiane si caratterizzano per il valore delle personalizzazioni e per il saper coniugare al meglio tradizione, cultura, innovazione.

È evidente che l’uso del robot è difficile conciliare con il Made in Italy del fashion, tuttavia, il loro uso in settori in cui l’Italia primeggia quali Medicinali e prodotti farmaceutici, Macchine di impiego generale, Autoveicoli ecc., è strategico.

Dare una risposta alla domanda che ci siamo posti in apertura e scegliere tra l’ ineluttabilità o scelta strategica della robotica e l’interconnessione, non ha una risposta univoca, è evidente che per i prodotti in cui l’artigianalità è un valore aggiunto, queste tematiche sono inconciliabili, mentre per altri settori sono imprescindibili, infatti  sono stati destinati 45 milioni di euro al Fondo per lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di Intelligenza Artificiale (AI), dei sistemi basati su registri distribuiti (blockchain) e Internet of Things (IoT), previsto dal decreto attuativo firmato il 9 dicembre dal Ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco. Fondo che, si legge in una nota del MiSe, ha l’obiettivo di promuovere la competitività e la produttività del sistema imprenditoriale del nostro Paese attraverso progetti di ricerca e innovazione tecnologica legati al programma Transizione 4.0. AI e blockchain, in particolare, sono due dei temi strategici per lo sviluppo economico e sociale che nei prossimi anni domineranno la scena politica e i mercati.

Franco Tempesta

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