L’economia circolare e la circolazione delle auto

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Non ho resistito al gioco di parole: le automobili sono una parte fondamentale dell’economia circolare e forse non tutti immaginano che la loro gestione di fine vita (ELV – End of Life Vehicle) è uno dei capisaldi del ricircolo delle materie prime. Solo qualche esempio:

  • oltre il 90% degli pneumatici sostituiti vengono trattati per recuperare gomma e acciaio
  • l’85% del peso di materiali delle vetture rottamate deve essere riciclato per legge (normativa UE)
  • tutti i lubrificanti di una vettura vengono rigenerati (ad es. il 30% dell’olio usato nei motori delle nostre vetture è rigenerato) oppure vengono riutilizzati nell’industria chimica, risparmiando sulla materia prima petrolio

In questo ambito il nostro Paese si è subito distinto per l’implementazione di pratiche virtuose al riguardo: dunque siamo diventati tutti attenti ambientalisti? Gli addetti ai lavori in effetti lo sono, ognuno per la sua personale sensibilità, ma anche per la concomitanza di altri fattori, quali la creazione di efficaci consorzi di raccolta e riciclo di materiali riutilizzabili e una legislazione sanamente punitiva con gli attori che non ottemperano alle norme di cui sopra.

In realtà, accanto all’economia circolare “classica”, per le automobili si è attivato anche un circolo virtuoso più glamour rispetto alle normative europee e al codice civile/penale italiano: il fenomeno delle youngtimer. Cosa sono? Sono vetture che hanno da circa 20 anni di età in poi e che fino a qualche anno fa, al netto di preziose e costose eccezioni, erano ineluttabilmente indirizzate ad un centro di smantellamento e rottamazione (e alla sua pesante pressa…): oggi quelle vetture hanno invece tanti estimatori, compreso il sottoscritto.

Cosa è successo? Semplicemente gli appassionati hanno iniziato a soddisfare i loro sogni di acquistare vetture costose da nuove, ma adesso a prezzo da saldo, oppure di riavere la vettura come quella che si possedeva da neopatentati, oppure di possedere la macchina dei genitori che da bambini non si era potuta guidare, salvando da rottamazione certe auto che sono ancora in ottimo stato e si possono comprare a prezzi incredibili (e magari rivenderle in futuro a prezzi superiori).

La cartina di tornasole di questa tendenza è la nascita di tanti eventi e pubblicazioni dedicati a questo ambito: una tra tutte è la testata “Youngtimer” pubblicata dall’Editoriale Domus, quello di Quattroruote…

Un altro esempio: la fiera delle auto e moto d’epoca di Padova, forse la più popolare in Italia, una volta vedeva la presenza solo di auto storiche e di elevato valore, mentre oggi ha come protagoniste anche tante youngtimer e l’afflusso di pubblico è aumentato considerevolmente, assieme alla pressione mediatica dell’evento!

Questo nuovo interesse per queste vetture, che una volta il mercato considerava solo “vecchie”, permette di allungare l’utilizzo di questi beni e di limitare il consumo di nuove materie prime: un modo diverso di perseguire gli stessi obbiettivi dell’economia circolare.

L’obiezione (fondata) è che le yungtimer siano più inquinanti e meno sicure delle macchine nuove: è vero, soprattutto per le vetture più anziane e per le utilitarie. D’altro canto, per le auto prodotte dalla seconda metà degli anni ’90 in poi, le differenze sono meno rilevanti, se poi ci aggiungiamo che per produrre macchine nuove ci vogliono materiali ed energia addizionale (e relativi inquinanti), da questo punto di vista il bilancio diventa meno negativo. Non ci dimentichiamo inoltre che le yountimer davvero longeve e degne di essere ancora utilizzate quotidianamente sono poche: se durante la vita di una vettura non venisse fatta una scrupolosa manutenzione, essa diventerà patrimonio di un rottamatore ben prima di diventare youngtimer (e queste sono la stragrande maggioranza)

Le youngtimer perciò sono una win-win opportunity: salvaguardano un po’ l’ambiente e sono un massaggio dell’animo (e anche un po’ del portafogli).

Se da bambino mi avessero detto che guidando la macchina di papà da grande avrei contribuito anche alla salute del pianeta, ci avrei creduto poco, eppure…

Gerardo Altieri

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