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La reattiva elasticità italiana

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La reattiva elasticità italiana

Ah, se non fossimo così critici con noi stessi! Quanti pregi abbiamo, noi italiani, che non sottolineiamo mai abbastanza? Se mitigassimo la nostra innata attitudine a criticare tutto ciò che ci riguarda e a non sottolineare le nostre virtù, le caratteristiche socio-economiche del Paese sarebbero diverse (e, magari, migliori)?

Credo che quanto scritto sopra derivi da una certa pigrizia mentale di base che caratterizza noi Italiani: pensiamo ad es. a quando basiamo le nostre intenzioni di voto solo sullo slogan letto su un manifesto elettorale (oppure, peggio, non andiamo a votare perchè “tanto sono tutti uguali”). Oppure pensiamo a quando ci sentiamo inadeguati se non adottiamo le linee di vita dettate dal mainstream delle star dello spettacolo: questo senso di inadeguatezza si potrebbe superare molto facilmente chiedendoci quale vantaggio concreto porterebbe a noi stessi adottare questo o quello stile di immagine o di abbigliamento. E’ molto più facile che il vantaggio (finanziario) lo abbiano le star di cui sopra…

Questo atteggiamento ci ha anche portato, come nazione, negli ultimi decenni a farci dettare troppo spesso l’agenda da altri a livello internazionale: ci siamo accorti solo negli ultimi anni di quanto fosse importante avere i giusti rappresentanti in sede UE (vi sblocco un ricordo: l’imbarazzante performance del deputato ex-M5S Giarruso di qualche tempo fa) e i giusti responsabili alla Farnesina (un altro ricordo: un sodale del personaggio precedente che chiamò il leader cinese non Xi Jinping, ma Xijin Ping, per giunta in un inglese a dir poco imbarazzante: non comment).

Molti sono portati a dare la responsabilità di questa leggera narcolessia mentale all’avvento delle televisioni commerciali e all’abbassamento di livello sia degli argomenti che dello spessore di ancorwomen e ancormen televisivi: soprattutto nell’ultimo lustro ci sono stati davvero troppi ciarlatani chiamati a disquisire di argomenti a loro completamente sconosciuti, magari basando le loro teorie su quanto gli avesse detto il proprio meccanico o l’idraulico di fiducia (mi riferisco ad un terzo sodale dei due menzionati prima), il tutto solo per una presunta potenziale share di ascolto.

Pur sembrando il quadro sconfortante, io ho una visione positiva: quando noi italiani ci avviciniamo al baratro, sfidiamo noi stessi ad avvicinarci il più possibile al vuoto, poi quando stiamo per caderci dentro e pensiamo che tutto sia perduto, colpo di reni e saltiamo sull’altro lato! Il tutto non perché ci sia un calcolo ben preciso, ma solo per il sanissimo istinto di sopravvivenza che ci contraddistingue. Ciò è successo ad es. dopo la seconda guerra mondiale, quando dalle macerie i nostri nonni hanno costruito il miracolo italiano.

In questo periodo storico non credo che il baratro sia così vicino, ma la leggera narcolessia mentale che regna sottotraccia lo sta facendo avvicinare: cosa serve per far sì che non si debba arrivare al pericolo estremo per farci svegliare e farci correre più degli altri? Serve il sussulto di un’entità mitologica spesso invocata in vari consessi: la classe dirigente italiana. Questa entità ha un difetto atavico che la contraddistingue: è composta figurativamente da molti membri, ma non univocamente individuati, perciò quando si parla di essa si usa la terza persona singolare, ma non nomi propri.

Io provo ad individuare qualche sottogruppo dell’entità: capitani d’impresa, CEO del mondo bancario, ma soprattutto la classe politica, senza distinzione di bandiera. Porto un nome come esempio: il Terzo Polo. Pur non facendo parte dell’attuale compagine governativa, i loro rappresentanti non fanno opposizione di bandiera, ma costruttiva: le proposte del governo che essi ritengono valide, vengono comunque supportate e non rimandate aridamente al mittente, come fa un altro partito che dichiara apertamente di voler essere un problema per il governo in carica… Soprattutto il Terzo Polo, per la stragrande maggioranza delle proposte da essi generate, indica chi fa cosa, quando, come e con quali fondi: tutto il contrario, ad es., di coloro che annunciarono la sconfitta della povertà.

La politica deve impostare la destinazione sul sistema di navigazione nazionale (settando anche le condizioni al contorno, prima tra tutti il rafforzamento del sistema scolastico e la relativa partnership con le aziende), le imprese devono guidare seguendo la strada tracciata, percorrendola utilizzando il carburante fornito dal sistema finanziario: è una descrizione semplicistica, ma per scrivere le leggi della meccanica classica si è partiti dalla mela caduta in testa a Newton…

Gerardo Altieri

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