La morte del marketing tradizionale “Il Caso Taffo”

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Da qualche mese, il World Wide Web ha festeggiato il suo trentesimo compleanno ed è proprio in questo spazio “virtuale” che sempre più attività umane si svolgono attraverso uno scambio diretto o indiretto di informazioni e dati agevolati e/o filtrati da internet. I fanatici del Web hanno fatto, negli anni, numerose profezie, nefaste o prodigiose a seconda dei punti di vista, tra le quali sicuramente spicca quella della “morte” della distribuzione commerciale tradizionale, così come la morte di uno dei “motori” del commercio stesso, vale a dire del marketing tradizionale.

Un caso emblematico in tema di “morte” e di “capacità di innovazione” in campo marketing è quello rappresentato da Taffo funeral services. Con una comunicazione irriverente, cinica, politicamente scorretta, tragicomica ma soprattutto integrata e in grado di “bucare” ogni mezzo utilizzato, i “geniacci” del marketing di Taffo hanno conquistato sia gli esperti del settore pubblicitario sia i potenziali clienti (in pratica, tutti noi!). Sul web, in particolare, hanno impazzato veri e propri manifesti pubblicitari travestiti da meme (o viceversa?) e, probabilmente da molti, scambiati per tali per un bel po’ di tempo, prima di rendersi conto di trovarsi di fronte ad una vera e propria “proposta commerciale” di quelle che una volta si chiamavano “pompe funebri”. 

Basta uno sguardo al sito istituzionale di Taffo per capire “il taglio del prato”. Dallo slogan “in caso di lutto”, e relativo numero di telefono da contattare prontamente al bisogno, alla dichiarazione spavalda quanto strafottente di avere il “100% di casi di successo”, tutto è improntato a un messaggio diretto, senza filtri, senza maschere né edulcoranti, per cui che ci tocchi morire è un dato di fatto, ma non per questo dobbiamo per forza esserne tristi. Le battute, i doppi sensi, l’irriverenza mai celata e l’opportunità di business che la morte porta con sé fanno persino filtrare un senso di “diabolico”, nelle scelte di comunicazione di quest’azienda, ma fascinoso, accattivante, come il protagonista della serie tv Lucifer. E proprio in onore di questo mefistofelico riferimento, una chiosa degna di cotanto marketing da “caso di studio”: “il Diavolo fa le pentole ma non… i cappotti. Per quelli (di legno) c’è Taffo”.

Cassandro Ripitt 

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