La favola di Eros E Psiche

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La bellezza è una forma di magia, e come un incantesimo d’amore rapisce il cuore e l’anima di chi la contempla.

La bellezza, pertanto, ha una doppia faccia, che se da un lato ti eleva, dall’altro ti imprigiona. E disquisendo di bellezza, mi sovviene alla mente una magnifica favola, quella di Eros e Psiche, che si trova all’interno de Le metamorfosi di Apuleio, dove vengono narrate le vicende del giovane Lucio, il quale, attratto dalla magia, si reca in Tessaglia, terra di maghi e fattucchieri. Lì, chiede di sperimentare i sortilegi di una maga che lo ospita, per esser mutato in un uccello, ma ahimè, qualcosa va storto, tanto che invece di esser trasformato in volatile, Lucio diverrà un asino. Prima di poter mangiare il suo antidoto (petali di rose), per trasformarsi nuovamente – questa volta nella sua reale forma -, il poveretto incorre in una serie di mirabolanti avventure, e nel bel mezzo di queste storie vissute, ne ascolta anche una, assai affascinante:

“C’erano una volta in una città un re e una regina, che avevano tre figlie bellissime.”

Inizia così la Favola di Eros e Psiche, come tutte le fiabe antiche che, tuttavia, così mostrandosi, non sono mai storicamente determinate, ma questa è un’altra storia.

L’ultima delle tre figlie era la più bella di tutte, talmente bella da richiamare e attrarre gente da ogni dove; le rendevano, addirittura, omaggi religiosi, come se si trattasse della dea Venere in persona. E anche la stessa Venere venne a conoscenza di questo culto nei confronti della giovane umana, scoppiando in una ira funesta. Indignata per la concorrenza scorretta, in riguardo, proprio, alla bellezza, escogita un piano vendicativo, servendosi del figlio Eros: gli ordina di far innamorare la giovane rivale dell’ultimo degli uomini! Ma ecco che la magia, anche qui, come con Lucio e l’asino, combina un bel pastrocchio, che avrà risvolti inaspettati. Il dio dell’amore si innamorerà di lei, e disobbedendo alla madre la salverà, ma ad un patto, quello di non farsi mai vedere, tanto che i loro rapporti si consumeranno sempre e solo di notte, esclusivamente al buio, nel ricco palazzo dove fu condotta. Presa dalla solitudine, Psiche chiede di poter vedere almeno le sue amate sorelle, amate solo da lei però. Infatti, queste, al pari se non peggio di Venere, gelose della fortuna di Psiche, le inculcano il timore e il dubbio di avere accanto un pericoloso e orrendo mostro. Così, la bella e ingenua ma soprattutto curiosa Psiche, cercherà di vedere il volto del suo salvatore, illuminandolo con una lampada, e subito innamorandosene perdutamente. Eros, però, svegliato e bruciato da una goccia bollente volò via, punendola con la sua fuga, per la felicità delle sorelle invidiose. Venere, venuta a sapere del tradimento di suo figlio, nonché della sfrontatezza di Psiche, la metterà dinnanzi a molte prove che, a causa della sua curiosità, ancora una volta, rischierà di non superare.

Tuttavia, come ogni favola che si rispetti, anche questa ha il suo lieto fine e, dunque, la curiosità, non sempre viene punita con l’espiazione, non nelle fiabe almeno.

Leggere questa preziosa opera, ricca di valenze simboliche e misteriche, pone il lettore dinnanzi alla bellezza pura e assoluta, quella che appaga l’animo e eleva lo spirito, quella che come l’amore, ti dona le ali per librarti in alto, sempre di più, fino a penetrare l’intero universo, creato, forse, da potenti, belli e capricciosi dei.

Alessandra De Angelis

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