La consapevolezza delle scelte per essere lavoratori realizzati

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Certo che messa così la domanda, chi sceglierebbe una vita ‘da dipendente’? Ma andiamo più a fondo.

Politiche geo-territoriali, che mai come oggi svelano quelli che in realtà sono sempre stati obiettivi sociali, per meglio dire, di controllo sociale, hanno portato a coprire con dello zucchero filato, quello che in realtà è da sempre un incontro inevitabile tra cittadino ed amministrazione.

Se è vero infatti che uno Stato deve garantire occupazione all’interno del proprio territorio, è vero anche che un cittadino, per definirsi eticamente tale, deve arrivare a quell’incontro già sapendo che tipo di competenze ha sviluppato, per essere poi preso in considerazione dal Sistema, che si può dopo anche modulare a favore del richiedente, ma di un richiedente cosciente del fatto che a quel diritto corrisponde anche un dovere: quello di essere a tutti gli effetti un ‘lavoratore’.

Parlo della storia italiana a partire dal dopoguerra, e parlo della storia di altre nazioni che si sono sviluppate secondo modelli occidentalizzati che hanno accettato, a torto o ragione, di svilupparsi in maniera del tutto verticale: perché si era in fase di accelerazione economica e di reddito in maniera proporzionale un po’ per tutti; è stato proposto, è stato accolto, ed è stato ampiamente sviluppato, fino ad esaurirsi, gradualmente, da ormai circa trent’anni.

Ora, che lo si dica apertamente o meno, non si può ancora cercare un modello che ha fatto il suo corso, e soprattutto non si può proporre un sistema che ha permesso a ‘non lavoratori’, di prendere qualsiasi tipo di fondo o beneficio economico concesso da una collettività, che ha permesso a singoli individui – che in realtà individui non sono perché costituiscono tutti in fila un’altra collettività e assai corposa – di prendere molto più del ‘contributo versato’.

Le pensioni, ma anche stipendi dati a gente che ha sempre avuto una matricola Inps, ma che in realtà – perché si era in fase di accelerazione e lo abbiamo detto, perché si era in pieno boom economico, perché quando ci si trova a brindare sembra non debba finire mai la festa – ha fatto il male di questo Paese e non il bene.

Quindi, per concludere, nonostante ci sarebbe altro da dire, ma sarebbe tempo dedicato al passato, dal quale dobbiamo partire per non commettere più gli stessi errori ma guardando al futuro – e questo è un altro limite di un modello di italiano che è stato presente sia nel settore pubblico che in quello privato, tanto da contribuire al famoso ‘modello italiano’, per cui siamo famosi nel Mondo, altro che pizza e mandolino – dicevo, per concludere, io penso prima di ogni scelta di tipo occupazionale, ci si debba accertare, e questo lo dovrebbe fare lo Stato, di aver incontrato nella domanda, un cittadino che abbia un’etica, così da poter procedere con l’offerta; ma questa valutazione, la dovrebbe fare anzitutto il cittadino ‘sono in grado io di ricoprire quel ruolo? ho le competenze adatte, ma anche: la situazione che mi è stata proposta mi mette in condizione di fare del bene, in maniera operativa e funzionale al sistema?’.

Ecco, iniziando ad interrogarsi anzitutto su questo, si vedrà di riflesso e per coscienza come non è il lavoro ad essere dipendente, ma il cittadino ad esserlo, sia che venga messo in condizione di operare in ambito statale, sia che venga apparentemente dissociato dal resto degli impieghi statali: ma perché, un privato italiano che opera con coscienza, non opera in realtà per lo Stato italiano quanto un cittadino chiamato dipendente statale? non contribuiscono entrambi allo stesso bene?

Quindi, crediti e titoli a parte: siamo persone come si deve o non lo siamo? e se non lo siamo vuol dire che dobbiamo ancora crescere, e dobbiamo farlo a spese nostre e non a danno di una collettività che non deve e non può permettersi ingranaggi poco fluidi.

Tolto questo – e tolto un altro modello tutto italiano del ‘due pesi e due misure’, che disonora tutti i giorni quella scritta ‘La Legge è Uguale per Tutti’ (e qui deve intervenire solo la Magistratura e i vari organi preposti) ogni cittadino, una volta inteso cosa significhi essere cittadino, deve essere libero, di scegliere come meglio crede, se è vero che si è parte di uno Stato Democratico; per pretendere questo però, si deve essere anzitutto Persone, e prendere questa decisione una volta e per sempre, che è l’unica che si deve prendere, per se stessi e per gli altri. 

Giuseppe Percoco

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