Borghi o città?
Dall’inizio degli anni 2000 in tanti dicevano che l’uomo moderno avrebbe ripopolato le campagne e gli antichi borghi che abbelliscono il nostro Paese.
“Con internet si può lavorare dovunque”, dicevano. Avevano ragione. Effettivamente, con lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni, è davvero possibile fare moltissime cose senza necessariamente presentarsi a lavoro.
“Nei borghi la qualità della vita è migliore. Si mangia bene e si vive in pace” dicevano. Effettivamente, una piccola cittadina avvolta dalla natura non avrà mai i ritmi estenuanti di Roma. Le peculiarità di un borgo, inoltre, ci permettono di apprezzare le piccole cose, che poi tanto piccole non sono: cibo, natura, aria pulita, relax.
“L’uomo del futuro tornerà in campagna” dicevano. Si, è vero. Moltissime sono le seconde case delle famiglie italiane.
Ma allora perché le città continuano ad essere così popolate?
Perché alcuni comuni in Italia hanno “offerto” le proprie case al simbolico prezzo di 1 euro per ripopolare antichi centri che ora rischiano di essere abbandonati?
Come mai questa fuga dal grigio per tornare al verde non è così scontata?
La città da sempre è “polis”. È il luogo dove aumentano le probabilità di incontrare persone diversissime da noi per formazione e cultura. È il luogo dove, seduti a un tavolo di un bar, abbiamo la possibilità di parlare con amici, colleghi, nuove conoscenze. È così che nascono le opportunità. In un contesto dove non ci sentiamo giudicati, abbiamo la reale possibilità di mostrare noi stessi. Seduti a un bar con amici e amici di amici, entriamo subito in una condizione mentale di “fiducia” nei confronti degli altri presenti. Del resto, se posso fidarmi del mio migliore amico, posso fidarmi anche dei suoi amici, no?
Ed è per questa ragione che i famosi “caffè” italiani funzionano come collante perfetto fra il mondo del lavoro e quello della “pausa lavoro”. È in pausa che spesso avvengono i momenti più divertenti fra colleghi.
Quando siamo a un aperitivo non abbiamo il focus sul lavoro, e questo ci consente di avere un approccio più libero e creativo durante la conversazione. Se siamo di fronte a persone che ci piacciono, potremmo pensare di rivederle. Magari fra dieci giorni, perché prima abbiamo molte altre cose da fare.
Provate a immaginare, adesso, con quanta frequenza potreste incontrare persone nuove in un borgo.
È evidente che ci siano persone fantastiche, anche qui. Ma è altrettanto evidente che il numero di persone nuove con cui confrontarsi è nettamente più basso.
In una “polis” noi selezioniamo con chi condividere il nostro tempo e il nostro lavoro.
In un borgo a volte ci sentiamo quasi costretti a condividere il nostro tempo con qualcuno.
In una “polis” ci sono tante grandi aziende. (strutture ricettive importanti)
In un borgo potrebbe esserci chi lavora per esse. Ma forse è più difficile trovare tante realtà interessanti, come ci sono in una “polis”.
Scrivo queste righe mentre mi trovo a Paddington, Londra. Terrò una masterclass di recitazione a Oxford.
Moltissimi ragazzi, in questi incontri, mi chiedono se sia possibile iniziare una carriera da attori o registi in una piccola realtà.
Io rispondo sempre di si! Iniziare un percorso in un borgo, una cittadina, rende le cose molto più semplici per tanti aspetti. In ogni luogo in Europa esiste un buon corso di teatro con un bravo maestro di recitazione. Credo, sinceramente, che imparare la recitazione o la regia in un piccolo posto sia per molti aspetti molto vantaggioso.
Diventa tutto più complicato quando il periodo di formazione finisce, e inizia quello lavorativo. L’attore, così come il regista, aumenta le sue possibilità di essere visto in una città dove l’industria cinematografica e/o televisiva sia presente e consolidata.
C’è un film sensazionale, che spesso mostro ai miei allievi per capire la grandezza del cinema. E questo film è “The Wolf of Wall Street”, diretto da Martin Scorsese. In questa illuminante pellicola c’è un ragazzo di provincia molto ambizioso che a un certo punto si sposta in una delle più grandi città del mondo: New York. Nel giro di poco tempo le sue abitudini cambiano al punto tale che quel ragazzo di provincia si trasforma in un ambizioso “wolf of Wall Street”, appunto.
Il luogo in cui viviamo cambia profondamente chi siamo.
A un certo punto ci fermiamo, perché c’è qualcosa che ci lega particolarmente a un luogo: una storia d’amore, un figlio, un lavoro. Se siamo fortunati, quando questo accade ci troviamo in un luogo che ci piace tanto e che forse possiamo chiamare casa. Come dicono da queste parti:”Home is where the heart is”. La nostra casa è dove il nostro cuore si trova.
Nel frattempo, recuperate “The wolf of Wall Street” e fateci sapere cosa ne pensate!
Marco Cassini





