Investire per gli altri? Una grande rivoluzione economica e sociale

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Come abbiamo detto in precedenza l’unica vera dipendenza dell’essere umano è ….l’essere umano! 

Il vicino, il prossimo, sono coloro che ci permettono di fare la vita che facciamo e di avere un’identità.

Pensavate davvero che l’essere voi stessi fosse una vostra costruzione? Vi faccio un esempio. Se avete una laurea sappiate che dovrete ringraziare molte persone oltre a voi e alla vostra buona volontà nello studio! E non parlo del classico discorso superficiale del “ringrazia mamma e papà”, ma dai?

Lasciamo da parte questa banalità e soffermiamoci su una rete sociale più ampia. Se avete un titolo di studio vuol dire che vivete in uno stato che riconosce quel titolo. Vi sembra poco? Vi assicuro che non lo è. Se avete la possibilità di strutturare voi stessi e la vostra vita con idee e progetti è perché un sistema sociale ve lo permette.

Ma come funziona un sistema sociale e più in generale la società? In maniera molto semplice in apparenza, dandosi delle leggi, delle norme. 

Nella storia le leggi nascono per regolare un gruppo di persone permettendo (a chi più e chi meno) la possibilità di muoversi all’interno di un certo percorso di vita. Le regole non nascono per diminuire la libertà del singolo ma per garantire la libertà comune. Questo è sempre vero? Purtroppo, no. Le regole devono necessariamente seguire i cambiamenti umani all’interno del gruppo di individui che le ha costituite, quindi, all’occorrenza, deve mutare. Spesso molto più velocemente di quanto si possa pensare. Se questo cambiamento non avviene in maniera fluida, seguendo le esigenze sociali, nascono disordini e rivoluzioni.

Una legge viene emanata e può entrare a far parte della rosa delle norme vigenti solo quando il livello di accettazione della medesima è alto. Cioè quando il gruppo sociale ha già integrato dentro sé il concetto che la regola esprime, se non in maniera totale sicuramente in una percentuale alta di individui.

Concetti difficili? Forse si! Ma teneteli a mente perché sono fondamentali.

I Greci lo sapevano (i Greci sapevano tutto!): se è la collettività che ci da tutto, anche la forma più semplice di identità (tu possiedi il tuo nome nella misura in cui gli altri si rivolgono a te chiamandoti con quel nome) la collettività ha più importanza del singolo! 

Affermazione pericolosissima, me ne rendo conto. Con l’arrivo in occidente della cultura giudaico cristiana questo assioma viene messo in discussione in maniera irreparabile. L’avvento di questo sistema culturale vuole il singolo (e il dolore del singolo) al centro della sua storia personale. Anche il sacrificio viene fatto per raggiungere la PROPRIA pace dopo la morte. E soprattutto, è il dio giudaico a dare all’uomo la possibilità di nominare, e quindi di gestire, le cose del mondo. Le divinità e le religioni precedenti non davano così tanto potere al singolo o spesso all’uomo in generale. Il vecchio sistema era molto più adatto a noi.

Passiamo al lato economico della questione e torniamo indietro fino ad un’epoca chiamata calcolitico (il nome con cui si definisce il neolitico orientale). Approdiamo in Anatolia orientale (Turchia), precisamente ad Arslantepe. Siamo su un Tell, una collina artificiale, che ospita un insediamento enorme, complesso e dalla durata di vita davvero impressionante. La prima occupazione del sito avviene 5000 anni fa ma a noi interessa un’epoca compresa tra il 3900 e il 3700. La missione archeologica dell’Università La Sapienza di Roma, guidata in prima battuta nel 1961 dal professor Salvatore Maria Puglisi e dal 1990 da Marcella Frangipane portano alla luce il più antico sistema palaziale a mattoni crudi. Ad Arslantepe Nasce lo stato laico. 

Da buona archeologa vi avvicino ai materiali archeologici. In questo caso a vasi e cocci. Ad Arslantepe vengono prodotte scodelle tutte uguali in un’epoca in cui la serialità di qualsiasi produzione umana era lontanissima dall’essere inventata. Sono tutte uguali, ma non del tutto. Uguali nella forma e nella capienza. Fatto importantissimo! Perché la porzione di bene che viene presa, prelevata, tramite questi contenitori è sempre la stessa. Cosa le fa differenti? I bolli, ossia il marchio di produzione che attesta la paternità della produzione. Vengono prodotte da tante “botteghe” diverse. E allora perché farle tutte uguali? Per un discorso funzionale alla redistribuzione.

Questo primo stato da a tutti le stesse porzioni? Caliamoci nell’archeologia Marxista (che si appella alla filosofia, non all’ideologia politica, attenzione!).

Come si regola lo stato di Arslantepe? Creando un primo riferimento metrico unico per tutto il sistema sociale. Un fenomeno diffuso che cambia così il paesaggio sociale. Utilissimo in uno stato che ha il sistema di redistribuzione dei bene organizzato in maniera centralizzata. Questo non significa che a tutti venisse consegnata una ciotola di frumento, ma che tutti sapevano quanto valeva una ciotola di frumento. Che ne prendessero due, tre o quattro, il sistema utile a capirne la quantità era standard. Che rivoluzione! 

Sapete da cosa può nascere tutto questo? Dalla cooperazione e dallo sviluppo di un metodo utile e funzionale alla migliore sussistenza del gruppo sociale.

Chiudo l’articolo citando una donna, decisamente più moderna di Arslantepe. Chiara Lubich, fondatrice del movimento delle focolarine. Vi chiederete che c’entra una focolarina nel mio discorso. La nostra amica Chiara inventò un sistema economico interessantissimo. L’economia di comunione, Chiara chiede di mettere in comune i profitti prodotti dalle imprese reinvestendo parte di questi per aiutare imprese nascenti o con problemi economici. Utopia? La risposta della storia è: non si tratta di utopia, ma dell’unica forma possibile per continuare a garantire l’esistenza del genere umano.

Rispettate il prossimo per il prossimo e siate democratici. Si lo so essere democratici è più difficile di essere dittatoriali. Ma” tutto ciò che è comodo è stupido”.

Andrea Di Giovanni

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