Insieme per costruire senza abbattere

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Ogni giorno è una nuova opportunità per ricominciare. Ogni giorno è il vostro compleanno.

(Dalai Lama)

Recuperare è una parola che ci accompagna da sempre, da piccoli alla maturità. “In questa materia suo figlio va male deve recuperare, dopo la corsa recupera il fiato camminando, vai a recuperare il pacco fermo alle poste, sono in ritardo: devo recuperare tempo, sono stanca nel weekend recupererò sonno, speriamo si riesca a recuperare i dati del pc rotto.” Quante cose da recuperare, quante andate, quante perdute per sempre. I giorni diventano fabbriche di arnesi, momenti, emozioni da ripristinare e gli operai siamo noi. Il concetto è chiaro: quel qualcosa si butta oppure si rinnova, qualche volta non è possibile farlo e qualche volta invece, si può. L’ambiente, devastato dall’inquinamento e dall’intrusione di sostanze e materiali provenienti da una società poco attenta, si può ripulire andando a rigenerare oggetti che diventeranno altri aggeggi utili e reintrodotti in commercio. Sono stati trasformati dopo essere stati riciclati, quindi non è stato buttato niente ma abbiamo preso qualcosa e reintegrata con altre funzioni. Ma per ottenere un certo tipo di risultato occorrono mezzi qualificati e all’avanguardia, trattasi di economia circolare adottata da aziende che credono fermamente in questo sistema. Fabbriche esistenti riadattate per nuovi compiti, trasformate anch’esse, senza impatto sul territorio e senza emissioni di gas inquinante, che utilizzano nuove fonti di energia, si prendono cura dell’ambiente e di chi ci abita.   Borghi abbandonati ristrutturati con fondi appositamente stanziati allo scopo di recuperare il patrimonio artistico, storico, sociale e culturale già esistente. Azioni degli uomini di buona volontà, quelli che si dedicano ogni giorno alla salvaguardia del posto in cui tutti regnano sovrani senza corona, ma con lo scettro del cambiamento nelle mani, quello che crea senza dover per forza distruggere. Abitazioni potenziate grazie al bonus edilizio del 110%, rese più vivibili, con notevole risparmio energetico e opportunità di lavoro per molti operatori del settore che, sempre con fondi stanziati ad hoc, rendono possibile una migliore fruizione delle strutture esistenti evitando nuove cementificazioni. Costruire senza abbattere, dotare centri urbani di aree verdi, immettendo polmoni verdi e rendendo l’aria più respirabile.  Nuove frontiere adatte a diminuire l’inquinamento ambientale, incrementano produzioni da fonti green, producono occupabilità, risanano il terreno sociale e economico, permettono investimenti su zone disagiate utilizzando stabilimenti deserti, abbandonati a se stessi riportandoli a nuova vita, facendo risorgere di nuovo quelle mura, creando nuovi indotti, rendendoli opportunità piuttosto che pericolo. Nuovi finanziamenti pensati per la creazione di imprenditorialità a favore di categorie meno fortunate, per l’inserimento nel mondo del lavoro attraverso formazione e stage educativi ad arti e mestieri, cofinanziati da pubblico e privato, aprono le frontiere a nuove possibili attività lavorative. Aprendo loro la porta, tendendogli la mano, insegnando che c’è sempre una scelta, una strada da cui ripartire, un modo per riappropriarsi della dignità venuta meno a causa dei disagi che la stessa società, spesso, purtroppo infligge.  Così si risana, rifondando templi e esseri umani, donando nuova linfa a cose, persone e ambiente, ricucendo un tessuto strappato dal tempo e dalle avversità. Un nuovo vento di cambiamento si sta alzando, deve essere accolto con entusiasmo e coraggio, mettendo più concime nel vaso dove il seme è stato piantato, e se l’acqua che lo irrora viene donata da tante mani con forza e spirito collaborativo, germoglierà in fretta. Trapiantato nella terra spunterà l’albero dal quale si raccoglieranno i frutti dell’evoluzione. Un sistema può funzionare solo se le forze che lo animano hanno cuori che scandiscono battiti all’unisono.

Ho imparato a brindare alle porte che si chiudono, alle strade che si interrompono, alle storie che si concludono. Perché è nella fine delle cose che si annidano i nuovi inizi e ricomincia tutto 

(Valemille, Twitter)

 Maria Zaccagnini

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