In cerca di equilibrio su un elastico sottile

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‘Un, due, tre!’, anche se poi non esiste il due senza il tre, e quindi sta tutto nell’uno, che una volta che genera (rigenera) non può che rigenerare fino a tre: il figlio, come numero Sacro, pensateci.
Recuperare: il padre; Rigenerare: la madre;  Rinnovare: l’Unione, che non può essere quindi scissione, ma continuità.

Abbiamo questa abitudine ormai neanche più buffa ma obsoleta, di voler a tutti i costi dividere e ‘litigare’ per queste divisioni: ‘è mio! no è suo! andiamo da un avvocato!’, pensate invece a quanta generosità ed a quanta operosità le cellule del nostro organismo, ma anche tutti gli elementi dell’ambiente di cui facciamo parte, semplicemente ‘prestano’ senza pretendere di marcare ad ogni singolo giro di boa la paternità, o per meglio dire la maternità delle azioni che portano il cosmo ad avere questa funzionalità: il nostro organismo ad essere pronto in tutte le sue funzioni.
È come se la madre pensasse di essere più vicina al figlio di un padre, senza il quale non si sarebbe ‘accesa’ alcuna gravidanza: chi si può permettere di stabilire in una perfetta unione, l’esatto punto di scissione? Solo un uomo!

E da qui infatti se ne deduce chiaramente la quotidianità in preda al continuo possesso nella quale viviamo, ed insistiamo!

Recuperare, Rigenerare e Rinnovare, fanno parte di una clessidra che scorre inesorabilmente: è intelligente cercare di individuare un granello di sabbia specifico?! E allora se la risposta è no si deve Vivere, e scorrere prendendo come normalità questo stile di vita e non quello al quale ci siamo abituati: la zona di confort è un male che si è acutizzato nell’ultimo secolo, e gli effetti psicologici e sociali sono sotto gli occhi di tutti.

Il primo: il senso di Onnipotenza dell’Uomo, il quale dimentica che basterebbe il pungiglione di un calabrone ‘di quelli tosti’, per fargli abbandonare questa esperienza terrena.

Siamo su un elastico così sottile che l’unica salvezza è quella di correre come si sforzano di fare gli equilibristi che continuando ad esercitarsi, arrivano ad ‘essere’ e proporsi in un modo sempre più veloce e divertente, e così dovremmo fare noi: la regola del ‘chi se ne fotte’ che De Crescenzo ha reso più vicina al buon parlato con ‘prendere la vita con filosofia’, dovrebbe essere una delle prime regole del nostro DNA.

Ma davvero non dovremmo dormire la notte perché probabilmente tra un po’ saremo costretti ad abbandonare i condizionatori a gas? Siamo diventati così plasmabili (IMBECILLI)? E se si, attenzione, perché il cervello del bambino cristallizza tutto ciò che prova nei suoi primi 8 anni di vita, e lo ripropone all’uomo che sarà per tutto il resto della vita: il ‘chi se ne fotte’ brucia! ps: entrate nell’etimo figurativo della parola bruciare.

Condivido però un’informazione che vi farà sorridere: costa più leggere e pensare di mettersi in moto per queste tre azioni che farlo, perché in realtà ‘voi’ già lo fate automaticamente: la barriera è creata dalla mente che il più delle volte non va ascoltata.

Nessuno avrebbe superato se stesso se avesse ascoltato la mente: non vi siete fermati, nonostante la mente molte volte vi abbia persino fatto sentire in pericolo di vita, è vero o no? Che canaglia! A volte sembra proprio appartenga ad un nemico! E invece è la parte di voi a cui più dovreste dar Luce, ed è per questo che dovete essere leggeri mentre correte, perché avete e avrete bisogno di nutrirvi continuamente ed anche di correre continuamente.

Sia Lodato l’Uomo che vive per essere da esempio a se stesso e agli altri, per il restante 90 per cento si può solo dire; che gran peccato.

Riflettete, ma soprattutto Agite.

Giuseppe Percoco

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