Impariamo ad imparare

0
61

Proattività, positività e spirito motivazionale tra i banchi di scuola.


Questa volta parliamo di life skills.

Le life skills letteralmente sono le competenze vitali, cioè tutta una serie di abilità a carattere cognitivo, sociale, emotivo e relazionale che consentono di fronteggiare al meglio le esigenze e i cambiamenti che la vita quotidiana presenta.

Non si tratta di disposizioni attitudinali, ma di capacità che possono essere affinate e migliorate grazie alle esperienze che ne promuovono un uso efficace. Pertanto è fondamentale il loro potenziamento soprattutto nella fase preadolescenziale e adolescenziale, momento critico, fatto di cambiamenti, di opportunità e di sfide; momento in cui i ragazzi sperimentano e ridefiniscono la propria identità.

Mai come in questo momento la scuola ha il compito di ricomporre il disorientamento dei nostri ragazzi verso il mondo circostante.

Da tempo ormai è avviato il dibattito sulle capacità delle istituzioni scolastiche di formare la persona nella sua interezza e a maggior ragione, in un momento di grandissima fragilità come quello che stiamo vivendo, occorre fornire alle nuove generazioni gli strumenti adeguati per superare le criticità generate dalla pandemia e per potersi affermare nella vita.

L’innovazione didattica passa attraverso l’intercettazione di nuovi bisogni e si concretizza nella capacità di fornire risposte che tengano conto della complessità che ci troviamo a vivere. Capacità di gestire le emozioni, gestione dello stress, comunicazione efficace, empatia, pensiero creativo, pensiero critico, capacità di prendere decisioni e problem solving: è questa la nuova sfida della didattica!

Integrare le competenze relative alla flessibilità, alla creatività, all’apertura mentale, alla stabilità emotiva, alla capacità di argomentare, interagire e discernere, con l’apprendimento dei saperi disciplinari. Papa Francesco, citando un proverbio africano, dice che “per educare un giovane ci vuole un intero villaggio”.

Nell’ educazione sono sempre in gioco due libertà, quella dell’educatore e quella dell’educando; quindi condizione imprescindibile perché si attui un processo educativo è che i ragazzi si trovino davanti degli adulti che sappiano offrire loro una proposta di lettura della realtà. E proprio in questo contesto che si inserisce l’importanza didattica delle competenze non cognitive, come la coscienziosità, la perseveranza, la capacità di lavorare in gruppo, il saper prendere decisioni… Competenze che si educano e si trasmettono non con definizioni ma attraverso un humus fatto di relazioni, tentativi ed esperimenti. È il momento di porre nuovi semi nella scuola italiana e quello che finora era lasciato al buon cuore degli insegnanti finalmente si sta concretizzando in un percorso formativo, voluto, finanziato e sviluppato dal ministero dell’istruzione.

C’è tanto ancora da scrivere su questa nuova pagina della storia della scuola italiana, pertanto avremo modo e tempo di approfondire l’argomento nei nostri prossimi appuntamenti.

C.T.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui