Le schede elettorali scendono nelle insalatiere del Parlamento che ha visto sfilare i grandi elettori impegnati a rispondere alle varie chiamate e a votare chiusi nei catafalchi: obiettivo decidere a chi spetterà l’onore e l’onere di salire al colle. Per la politica italiana un’altra pagina si sta scrivendo che segnerà il tempo presente e dei futuri sette anni. Le decisioni prese a tavolino nelle autorevoli stanze si trasformeranno in decreti, leggi e stanziamenti di denaro provenienti dalle casse del paese e dai fondi comunitari europei. Infiniti gli ambiti da approfondire, lavoro, salute, ambiente e molti altri. Quello che ci auguriamo è che, una volta riusciti nei loro intenti, i governanti smettano di pensare agli interessi degli schieramenti, che lascino le armi della guerriglia partitica e facciano ciò che va fatto rivolgendo lo sguardo agli elettori che, con fiducia, gli hanno messo nelle mani lo scettro del potere e affidato il futuro di intere comunità. La penisola ha bisogno di persone che risolvano problemi con la logica della vita reale, forse qualcuno di loro non sa cosa significhi la quotidianità di un “italiano medio.” Tanto per dirne una il rincaro delle bollette di gas ed energia elettrica grava sulle nostre teste come la spada di Damocle sulla testa dei non regnanti. Ma anche le devastazioni subite dai raccolti a seguito delle inondazioni o degli incendi, della grandine e di altre calamità naturali, conseguenze del disastro ambientale in cui versa tutto il globo. Sembra una cosa talmente grande da non riguardarci e invece ogni Stato è chiamato a rispondere dei danni provocati al pianeta.
Di ecologia si è molto discusso negli ultimi anni, si parla di tutela ambientale e di cambiamento climatico. Dall’ inizio degli anni 90 l’UE è in prima linea per gli interventi sul clima e obiettivi di sviluppo sostenibile, già dall’accordo di Parigi (COP 21) del 2015 sono stati stabiliti i parametri da rispettare per contrastare l’aumento della temperatura globale. Le direttive iniziali erano per ciascun Stato membro, di presentare una strategia a lungo termine, con un orizzonte di almeno trent’anni. Entro il 2030 le emissioni di CO2 dovrebbero ridursi del 40% rispetto al 1990 attraverso investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili. L’Europa potrebbe diventare il primo continente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Per far fronte alle sfide climatiche l’UE punta tutto sull’idrogeno, un vettore energetico (H2), alleato elemento naturale più semplice e abbondante del pianeta, in grado di immagazzinare e fornire grandi quantità di energia senza generare emissioni di CO2 durante la combustione, in esso è riposta grande fiducia e si punta per vincere la battaglia contro l’inquinamento: l’idrogeno. L’Italia si allinea all’UE nel 2019 con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Trasporti con camion e treni a celle a combustibile, utilizzo dell’idrogeno nei settori “Hard-To-Abate” compartimenti industriali più inquinanti e difficili da riconvertire come le acciaierie e raffinerie chimiche e di petrolio. Il programma prevede la possibilità di miscelare l’idrogeno a basse emissioni con il gas. Entro il 2030 il 2% di gas naturale distribuito potrebbe essere sostituito da idrogeno. Il Paese punta al potenziamento della domanda da parte dei settori dell’industria siderurgica primaria e delle fonderie, dei segmenti di camion a lungo raggio, cluster industriali delle imprese e prevede una crescita della penetrazione dell’idrogeno sugli impieghi finali, dall’attuale 1% al 2% entro il 2030.
Lo scenario del futuro è quello delle “Hydrogen Valleys” collocate nei punti strategici e vicine a parchi di produzione di energia da fonti rinnovabili che alimenteranno la creazione di idrogeno necessario al fabbisogno di tutti. L’idrogeno sostituirà metano e diesel, servirà a far viaggiare grandi mezzi, a spostare treni navi e aerei, con gli E-Fuel, carburanti sintetici ecologici, si potrà abbassare in modo esponenziale l’emissione di anidride carbonica. Occorrono finanziamenti pubblici e privati per realizzare le centrali di produzione dell’idrogeno che assumono valenza anche sociale se pensiamo che potrebbero essere collocate in aree dismesse come ad esempio, distretti industriali in recessione, oltre a creare nuove opportunità d’impresa e conseguenti posti di lavoro.
I territori che ospiteranno gli impianti di H2 si garantiranno la stabilità degli insediamenti produttivi, ma serviranno campagne di sensibilizzazione affinchè i territori investano in centrali di produzione, con stazioni di rifornimento dislocate in aree strategiche per il trasporto di mezzi pesanti, come gli interporti, si potranno raggiungere grandi traguardi con l’idrogeno al 20/25% del mix energetico globale entro il 2050 arrivando alla completa de-carbonizzazione dell’Europa. Il futuro è pulito, grandi colossi privati stanno già scommettendo su queste nuove risorse per investire in grandi opere, infrastrutture e collegamenti, e reti di trasporto. Fonti di energia verde per vivere in un ambiente pulito, protagonisti il sole, l’acqua, il vento, beni che la natura offre ogni giorno e che ci forniscono la soluzione. Il domani è colorato di verde, la tecnologia si allea alle risorse territoriali per salvare il pianeta con fonti rinnovabili auspicando una migliore qualità della vita.
Maria Zaccagnini





