L’industria moda è tra le più inquinanti a livello globale, da ciò scaturisce trovare al più presto una soluzione che possa contenere al massimo gli sprechi. Le aziende negli ultimi anni producono ciò che comunemente viene chiamato fast fashion, abbigliamento a basso costo, che basa il suo sistema di vendita sulla continua ed eccessiva proposta di nuove collezioni che non fanno altro che spingere il consumatore ad acquistare sempre di più. Un’industria moda basata su un prezzo ridotto e sul continuo ed esasperato rinnovo delle collezioni. Il grande problema è che però non tutto ciò che viene proposto è venduto, le rimanenze sono molte e c’è il problema di doverle smaltire. Il caso più eclatante di questo processo produttivo è rappresentato da H&M che ha accumulato una serie di vestiti e ha dovuto bruciarne una parte considerevole per smaltirli. Le Maison di moda anche hanno problemi con i capi invenduti e per non compromettere l’esclusività dei marchi preferiscono distruggere i propri abiti. A dare un duro colpo a tutto l’intero sistema tessile è stata la pandemia, poiché i clienti hanno rinunciato a comparare vestiti. La vita dei capi, dopo essere stati esposti nei negozi a prezzo pieno, subisce un ribasso a causa dei saldi. Gli invenduti sono poi dati agli stocchisti o ridati ai magazzini della casa madre. Alcune aziende decidono di portare in discarica i capi oppure di bruciarli. Altre case di moda distribuiscono invece le proprie creazioni agli outlet che le rimettono sul mercato ad un prezzo nettamente ridotto rispetto a quello di partenza. Il coronavirus non ha fatto altro che acuire questo sistema, in quanto i vestiti invenduti sono aumentati in maniera considerevole. Tutto ciò comporta dei danni enormi per il nostro ecosistema. Molti Paesi per contrastare questo triste fenomeno hanno proposto una serie di leggi per ciò che concerne il settore moda e dello smaltimento dei rifiuti. Quasi tutti gli abiti possono essere riciclati anche se hanno una varia tipologia dei tessuti. Solo però una piccola parte dei rifiuti tessili viene rintrodotto nel mercato, l’85% raggiunge invece le discariche. Il consumatore oggigiorno è chiamato ad avere uno sguardo attento e consapevole e a scegliere prodotti maggiormente sostenibili. Prima di comprare qualcosa bisogna informarsi sulle etichette dei capi, sull’azienda che li produce e non disdegnare anche gli abiti usati. Una nuova vita dei capi è sempre possibile, oltre che necessaria.
Elena Parmegiani






