Il Brand

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Mi piace la sua definizione che vuol dire sintesi , frutto di una combinazione.

Nel brand trova ospitalità il nome, ma anche il logo e poi lo slogan, ma non possono mancare la capacità di comunicare e di diffondere una reputazione. Insomma molti ingredienti che danno spessore al brand sono riferibili alla capacità di far volare la mente di chi pensa ad un certo marchio ed associa ad esso dei richiami che casomai nel tempo si saranno, e di molto, modificati ma se la “leggenda” resiste, è segno che il fondatore ha ben seminato, perché accanto al prodotto, ha saputo diffondere suggestioni.

A questo punto basta provare a considerare chi, per etica, senso del rispetto degli altri, con particolare riguardo agli ultimi, si trova a svolgere un ruolo in un ambito che sembra lontano anni luce dai diseredati, dagli umili, da coloro che sono protesi verso una vita monastica, di natura contemplativa.

E’ evidente che dovrà “faticare” di più, ma se quel soggetto ha in sé una visione capace di portarlo lontano, ecco che ciò che appare impossibile, finisce per rivelarsi naturale, ovvio, come se fosse a portata di mano.

Il brand nasce da questo: dal mettere insieme segmenti del sapere fra loro estranei, immagini che appaiono distanti, musiche improbabili di primo acchito che poi producono una armonia di sensazioni in grado di suscitare emozioni davvero travolgenti. 

Così deve aver preso quota Brunello Cucinelli, imprenditore del cachemire, artefice di un prodotto sicuramente esclusivo, che ha saputo creare un connubio tra l’élite e Benedetto da Norcia, tra il confort di una lana di incomparabile morbidezza ed una concezione di vita basata sulla introspezione e sulla crescita spirituale, tra un made in italy per gusti sofisticati ed un umanesimo che si estrinseca nella operosità artigiana della verde Umbria. 

Brunello, ad un certo momento, comprende che anche l’ambientazione in cui prende forma il suo prodotto fa la differenza ed allora si insedia, nel 1985, in un castello diroccato del XIV secolo in un borgo, Solomeo, che si trova alla periferia di Perugia e ci crede talmente da farne la sede della sua azienda.

Il mercato sembra essere benevolo verso questo imprenditore umanista, devoto di San Benedetto ed associa il suo laboratorio al prodotto di qualità, alla correttezza, al senso del rispetto che sempre deve sussistere tra chi ha una idea produttiva e chi quella idea gli permette di materializzarla, cioè il dipendente. 

Cucinelli è rinomato per aver stabilito con i suoi milleseicento collaboratori, un rapporto di grande empatia, che si estrinseca nel disporre che ogni attività cessi alle 17, perché è giusto che ci sia un’altra vita oltre quella laboratoriale, cioè quella che si esprime tra le mura domestiche.

La vita in azienda, inoltre, è arricchita da altre espressioni che elevano la cultura di chi vi opera, come il teatro o la biblioteca neoumanistica aureliana.

Da questi elementi trae vigore la volontà di presentare l’impresa alla Borsa di Milano nel 2012: una operazione non limitata all’aspetto finanziario ma estesa alla presentazione di un prototipo di impresa capace di diffondere gli ideali di un capitalismo nuovo, “il Capitalismo Umanistico”.

Ernesto Albanello

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