I nuovi significati della velocità, una corsa che ha cambiato strada

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Il concetto di velocità è sempre più presente nella vita di tutti noi, in tutti gli ambiti che ci circondano, dapprima come concetto fisico (quello su cui mi concentrerò io), ma anche come erogazione dei servizi. Un esempio su tutti: l’acquisto di un bene on line, per il quale siamo disposti a pagare un surplus, pur di averlo prima.

Il mondo dei trasporti è ovviamente il principale ambito in cui la velocità esprime, in tutti gli ambienti fisici (terrestre, navale ed aereo), la sua prepotente evidenza: abbiamo avuto nel recente passato dimostrazione di come gli attuali frenetici ritmi che ci siamo imposti possano essere fortemente condizionati da un intoppo che non dipende in nessun modo da noi (ad es. il blocco del canale di Suez di un anno fa), ma che ci fa vivere frustrazione per il rallentamento subito.

Stringendo ancor di più l’obbiettivo sul trasporto privato delle persone, mi sono chiesto com’è cambiata nel tempo l’importanza che noi diamo alla velocità quando ci muoviamo con le automobili.

Sin dagli albori l’autoveicolo è stato simbolo di indipendenza, ma anche di velocità: ne è dimostrazione la nascita quasi immediata delle gare automobilistiche agli inizi del secolo scorso, quando le automobili più veloci superavano a malapena i 100Km/h. Qual era il motivo per cui facoltosi gentlemen drivers correvano sulle automobili (e spendevano importanti capitali per farlo), se non l’inebriante sensazione che dava la velocità?

Col passare del tempo la tecnologia ha permesso il diffondersi della mobilità privata anche alle fasce meno abbienti della popolazione: alcune icone al riguardo sono la Ford T per gli USA, la Volkswagen Maggiolino per la Germania e la FIAT 500 in Italia. Parallelamente, la velocità non rimaneva solo una caratteristica delle supercar, come le italianissime Ferrari, Maserati o Lamborghini (quest’ultima nata perché un imprenditore emiliano non era soddisfatto della sua Ferrari, ma questa è un’altra storia…). Parliamo ad es. della FIAT 500: questa vettura quasi subito è stata contagiata dalla febbre della velocità e anche le persone meno attratte dalle automobili all’epoca conoscevano la 500 Abarth! Altri esempi più recenti sono la mitica VW Golf GTI, che ha dato i natali alla categoria delle compatte sportive (Fiat Ritmo Abarth, Ford Escort RS, Fiat Uno turbo, Peugeot 205 GTI, le giapponesi iper-vitaminizzate, ecc.), sogno di tutti i giovani degli anni ’80 e ’90. Alcuni marchi, oltre all’Olimpo delle supersportive, hanno fatto della velocità un tratto distintivo, come le Alfa Romeo o le BMW.

Ma ai nostri giorni che peso ha il concetto di velocità nella nostra mobilità automobilistica? Evidentemente ha un peso molto diverso rispetto ai tempi citati, basta guardare i listini delle vetture nuove: le supercar continuano la loro fastosa esistenza, ma sono quasi completamente sparite le sportive alla portata di tutti, per più di un motivo.

La velocità massima delle vetture oggi è molto più elevata di 20 anni fa: anche una semplice Panda oggi fa quasi 160 km/h, quando la Panda 30 non arrivava a 120, oppure una VW Golf diesel base oggi si avvicina ai 200 km/h, mentre la prima serie si avvicinava a stento ai 140, quindi non c’è più tanto bisogno di quelle versioni pepate per provare certe ebbrezze. In sintesi, anche le classiche macchine da famiglia (che fino agli anni ’80 erano le berline, poi negli anni ’90 le SW, a inizio di questo millennio le mono-volume e da una decina d’anni i SUV) hanno spesso una velocità massima prossima ai 200 km/h. Da una parte quindi il progresso tecnologico ha reso alla portata di tutti automobili piuttosto veloci, dall’altra l’introduzione dei controlli di velocità ha reso però praticamente inutile queste prestazioni.

L’altra faccia della medaglia invece ci dice che nel mondo virtuale la velocità ha ancora un seguito non indifferente: ne è la dimostrazione lo sviluppo tumultuoso delle gare automobilistiche virtuali. Sono nate scuderie vere e proprie, i cui mezzi non hanno ruote, ma sono software e hardware informatici, i cui piloti si sfidano non su piste fisiche, ma in un mondo virtuale, in cui sono arrivati anche gli sponsor con il loro carico importante di quattrini, rendendo i campionati sempre più seguiti e le sfide sempre più agguerrite.

Andiamo oltre e guadiamo alla mobilità elettrica: la caratteristica che più contraddistingue queste vetture è l’accelerazione, non la velocità, perchè questi mezzi hanno immediatamente a disposizione la massima coppia motrice erogabile dal motore, invece quanto a velocità massima, sono in linea con le concorrenti con i classici motori a combustione interna. Aggiungo, però, che con le attuali tecnologie delle batterie (a ricarica relativamente lenta) gli utenti probabilmente saranno portati ad abbassare un po’ la velocità media, così da allungare l’autonomia: ciò vuol dire che rallenteremo un po’ tutti? Forse sì, ma ho la sensazione che l’essere umano abbia un patto segreto con il demone della velocità, il quale si reimpossesserà di qualche appassionato e, quando la tecnologia delle batterie farà sì che il consumo a velocità più elevate non sarà più un problema, magari tutti riprenderemo a sfidare le tarature degli autovelox sul filo di qualche km/h in più rispetto ai limiti vigenti…

Gerardo Altieri

 

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